giovedì 2 giugno 2011
martedì 31 maggio 2011
Partite Iva Rosse
Dovrei aprire una discussione seria, ma in tutta sincerità non ne ho voglia.
Eppure ho sempre immaginato che, se dovessi inaugurare un nuovo blog, lo dedicherei o allo sci di fondo o alle questioni del lavoro. Perfettamente coerente no?
Taglio corto. Lo dico da anni, perchè da anni conosco la situazione dei cosiddetti lavoratori autonomi, sempre meno indipendenti per scelta e sempre di più per necessità. Senza tema di smentite la categoria meno tutelata e più vessata, specie dopo l’introduzione della gestione pensionistica separata, la più grande truffa dello Stato nei confronti dei suoi sudditi. Potremmo anche entrare nei dettagli tecnici, nei numeri che parlano chiaro e che sono (sotto tutti gli aspetti) peggiorativi rispetto a qualsiasi altra forma o categoria di lavoro, perdenti anche nel confronto delle forme private di tutela e previdenza. Ma l’attualità mi offre uno spunto davvero illuminante. Solo poco tempo fa, diciamo al tempo degli ultimi grandi esploit della Lega (politiche 2008 ed amministrative 2010) abbiamo scoperto che una fetta consistente del voto delle fabbriche era andato al carroccio, e tutti a chiedersi perchè e cosa fare. Adesso scopriamo che al successo dell’"estrema sinistra" pisapiana ha (o se preferite avrebbe) contribuito anche il voto del lavoro autonomo, che specie a Milano conta anche per i numeri. Voto che, per totale ignoranza della reale situazione, ci si aspetterebbe a destra ed invece è andato giusto all’opposto, mica al terzo polo. Operai leghisti ed automoni di estrema sinistra: c’è da pensare.
Dopo anni di silenzio (quante volte avete sentito parlare di questo in tv o vi hanno parlato solo di Berlusconi? sapete in quanti siamo? milioni di persone e mica facciamo tutti i copywriter come me, ma pure i muratori, muratori con la partita iva!) ora si è aperta una piccola breccia. Intanto la visibilità, poi forse la considerazione: anche se credo i tempi siano ancora molto, troppo lontani.
Ne parla chiaramente questo articolo sul Corriere.
domenica 29 maggio 2011
Voz e Violão (Caetano Veloso e Maria Gadù)
Uno spettacolo, Duo, per voci e chitarre appunto. Un breve tour e oggi un DVD e CD, Multishow ao vivo, che testimonia l’evento. Per Maria Gadù una sorta di investitura da parte del guru (volente o nolente) della mpb.
Maria Gadú e Caetano Veloso - Rapte-me Camaleoa (Ao Vivo Prêmio Multishow 2010)
Voz e Violão (Jair Naves)
Un passo alla volta. Oggi mi sembra il titolo giusto (nessun riferimento politico, 'na cosa personale, sarà che sto andando ad una sfilata di alpini, ma non solo per questo). Comunque, buona domenica.
Jair Naves - "Um Passo por Vez"
sabato 21 maggio 2011
Voz e Violão (Leo Cavalcanti)
venerdì 13 maggio 2011
Un Grande Abbraccio
Questo è uno di quei post che mi piace scrivere. E che spero a voi piaccia leggere. Uno di questi post, tanto per cominciare, a cui non saprei che titolo dare o meglio a cui avrei dieci titoli da dare, compreso l’attualissimo Conga, conga.
Lo spunto mi viene però dalla parola “abbraccio”, uno dei modi con cui ci salutiamo al telefono o chiudiamo una corrispondenza con chi sentiamo più vicino a noi.
Ci riflettevo, ripensando ai tanti “un abbraccio” o “abracos” che ho scritto e letto anche in questo blog. Inevitabile andare allora a “quell’abbraccio” di Gilberto Gil che anche Fiorella Mannoia ha voluto includere nel suo album brasiliano.
Ebbene il testo di questa canzone cita un personaggio della tv brasiliana “il vecchio guerriero” Chacrinha l’uomo che inventò le proto-veline, inserendo nei suoi programmi la formula dello stacchetto affidato alle mosse finto ingenue delle Chacretes, alcune delle quali giunte fino al mondo delle commedie procaccione (definite in Brasile “Pornochanchadas”) se non al vero e proprio cinema hard.
Tra questa la moretta Gretchen, “la regina del bumbum”, che lascia alla storia della musica una sorprendente “Conga, conga” spunto ideale per una italianissima cover dall’inevitabile titolo di bunga-bunga.
Gretchen no Chacrinha (1981)
Riportando questa storia non posso non pensare che in questo stesso paese che ha generato le veline e in cui BBB (Big Brother Brasil) è un programma seguitissimo, credo ancor più che in Italia, governano da anni presidenti che, per comodità, qualcuno definisce (post)comunisti. E questo mi da un po’ da pensare, quando siamo tentati di dare tutte le colpe, comprese quelle della politica, alla tv che istupidisce... ma questo è un altro discorso. Anche Chacrinha aveva il suo “Allegria”, quell’insensato “Alò Alò Terezinha" che Gil (già ministro del governo Lula) non dimentica di mettere nel testo e che la rossa Mannoia si diverte, come noi, a cantare. Vi saluto anch’io e vi auguro un buon fine settimana, ovviamente con il più stretto dei miei abbracci.
lunedì 9 maggio 2011
Post-operatorio
Il primo “post”-operatorio (come testimonia la foto scattata nel mio bagno) mi è stato suggerito da mm1 che, alle prese con ripetuti ascolti di “Vinicius en la Fusa”, mi chiede la traduzione di Apelo.
La Fusa era un cosiddetto "caffè concerto" con sede in Mar del Plata (Argentina, si spostò poi a Punta del Este in Uruguay), un locale dalle dimensioni ideali per le esibizioni del nostro Vinicius.
Da questi show sono nati due dischi fondamentali, registrati in studio a poco distanza di tempo, nel ‘70 e nel ‘71, con la produzione di Alfredo Radosznski. I due dischi si distinguono anche per la presenza di due diverse star femminili, Maria Creuza nel primo e Maria Bethania nel secondo, ed è proprio quest’ultima (allora ai suoi esordi) a duettare con Vinicius nella splendida interpretazione di Apelo. Come in altre occasioni Vinicius mixa la sua produzione musicale e poetica (del resto come distinguerle?) inserendo l’emozionante lettura del suo Soneto de separação. Bravi tutti come sempre, senza dimenticarci dell’insostituibile chitarra di Toquinho. Perdonate qualche imprecisione nella traduzione, in nome delle mie ferite!
Apelo
Composição : Vinícius de Moraes e Baden Powell
Ah, meu amor não vás embora
Oh, amore mio non andar via
Vê a vida como chora, vê que triste esta canção
guarda, la vita sembra un pianto e com’è triste questa canzone
Não, eu te peço, não te ausentes
No, ti prego, non andartene
Pois a dor que agora sentes, só se esquece no perdão
per il dolore che provi adesso, e che puoi dimenticare solo perdonando
Ah, minha amada me perdoa
Perdonami mia amata
Pois embora ainda te doa a tristeza que causei
anche se ti fai ancora male la tristezza che ho causato
Eu te suplico não destruas tantas coisas que são tuas
ti prego non distruggere tutte queste cose che ti appartengono
Por um mal que eu já paguei
per un sofferenza che ho già pagato
Ah, minha amado, se soubesses
Ah, mio caro, se tu sapessi
Da tristeza que há nas preces
che tristezza c’è in queste preghiere
Que a chorar te faço eu
mi rivolgo a te in lacrime
Se tu soubesses num momento todo arrependimento
Se tu potessi conoscere in un solo attimo tutti i rimpianti
Como tudo entristeceu
come tutto diventa triste
Se tu soubesses como é triste
Se sapessi quant’è triste
Perceber que tu partiste
Sem sequer dizer adeus
rendersi conto che sei partito
senza nemmeno un addio
Ah, meu amor tu voltarias
Oh, amore mio, tu torneresti
E de novo cairias
E per cadere di nuovo
A chorar nos braços meus
a piangere tra le mie braccia
(la parte recitata è il Sonetto della Separazione che riporto nella traduzione di Tiziana Tonon)
D’un tratto dal sorriso sorse il pianto, silenzioso e bianco come la bruma
E dalle bocche unite sorse schiuma, e dalle mani tese lo sgomento
D’un tratto dalla calma sorse il vento
che degli occhi disfò l’ultima fiamma
Dalla passione sorse lo scontento
e dall’istante immoto sorse il dramma
D’un tratto, no assai più che sol d’un tratto,
divenne triste colui che era amante
E solo colui che era soddisfatto divenne l’amico intimo distante
La vita diventò avventura errante,
d’un tratto, no assai più che sol d’un tratto.
sabato 23 aprile 2011
Lasciati indietro 2 (Cafuné)
Tra i “lasciati indietro” anche il testo di Disritmia (Zé Katimba) e tutta una serie di pensieri che ne erano derivati. Bene oggi si pubblica anche questo.
Ney Matogrosso e Pedro Luis e A Parede (dalla registrazione dell'album Vagabundo 2004)
Eu quero
me esconder debaixo
Voglio nascondermi sotto
Dessa sua saia
prá fugir do mundo
La tua gonna per fuggire il mondo
Pretendo
também me embrenhar
E voglio anche perdermi
No emaranhado
desses seus cabelos
Nel groviglio dei tuoi capelli
Preciso transfundir
seu sangue
serve una trasfusione del tuo sangue
Pro meu coração
Per il mio cuore
Que é tão vagabundo...
Così vagabondo
Me deixa
te trazer num dengo
Lascia che trascinandoti in un incantesimo
Prá num cafuné
Accarezzandoti la testa, come per farti addormentare,
Fazer os meus apelos...(2x)
Possa farti la mia dichiarazione
Eu quero
ser exorcizado
Voglio essere esorcizzato
Pela água benta
desse olhar infindo
Da quella acqua benedetta che è il tuo sguardo infiinito
Que bom
é ser fotografado
che bello restare impresso come in una foto
Mas pelas retinas
desses olhos lindos
Fissato sulla retina dei tuoi occhi meravigliosi
Me deixe hipnotizado
Lasciami ipnotizzato
Prá acabar de vez
Perchè possa finire
com essa disritmia...
questa aritmia
Vem logo
Vem curar
Fai presto, vieni a curare
seu nego
il tuo bambino
Que chegou de porre
Lá da boemia...(2x)
Che è arrivato da una bevuta
Nel tentativo di tradurre questo “per me esaltante” pezzo (è venuto com’è venuto, lo posto così) la necessità di dare un senso alla parola “cafunè”, tanto bella nel suono quanto misteriosa nel significato, mi ha costretto a girare un po’ per internet fino a trovare l’origina angolana della parola (per l’esattezza dalla lingua "quimbundo") che starebbe ad indicare quella particolare tipo di carezza dolce e continua che si fa, ad esempio, sulla testa di un bambino per farlo rilassare o addormentare. Meno romanticamente la carezza delle scimmie sulla testa dei loro piccoli a caccia di pidocchi: ma insomma anche questo è un gesto tenero. Sarchiapone è un altro esempio di parola inventata (e in questo caso un grande pezzo di Walter Chiari) come ricorda questo interessante post.
Tutto questo mi fece pensare (uso il passato, non a caso) alla possibilità di inaugurare un secondo blog dedicato alle cose (gesti, azioni) a cui il dizionario non fa ancora corrispondere una parola e per le quali sarebbe invece opportuno trovarne una. Niente di nuovo per carità: inventano parole nuove anche i bambini e credo che un famoso scrittore americano (?) abbia scritto sull’argomento un intero libro. Anche su questo degli appunti scritti a suo tempo e mai postati....
Parole senza parole....
Una caratteristica del mondo web è quella di avere una definizione per ogni cosa:
con un vocabolario così ricco, difficile dover ricorrere a circonlocuzioni.
Pensate al giro di parole che dovrei usare per spiegare quello che sto facendo, se non avessi a disposizione la parola blog.
Ci sono un sacco di situazioni che non trovano corrispondenza in un preciso vocabolo.
Possono essere cose, azioni, sensazioni con cui abbiamo a che fare ogni giorno, per esprimere le quali dobbiamo quindi ricorrere a lunghe e articolate perifrasi. Tra queste cose senza nome che incontro ogni giorno, la prima che mi viene in mente sono i “segni circolari lasciati dal cucchiaino sul fondo della tazzina del caffè”.
Le tazzine nuove non hanno questo problema, ma le tazzine con cui ho più confidenza, quelle a cui sono abituato da tempo e che mi danno più consolazione e soddisfazione sono tutte segnate.
Segni dal colore grigio viola come se, sotto la cottura della porcellana, si nascondesse un’anima ferrosa o come se l’estremità del cucchiaino avesse lasciato sul fondo un po’ della sua essenza. All’inizio questi segni sono ancora riconoscibili, ma dopo tanti anni l’effetto è quello di un’unica traccia, di un grande binario dove il cucchiaino segue un percorso ormai consueto in cui difficilmente potrà perdersi. Tornando alla domanda di partenza che nome potremmo dare a questi segni? I segni sono il risultato dell’esigenza di mescolare lo zucchero seguendo, nel mio caso di mancino, una direzione prevalentemente oraria. Sono i segni del risveglio ma non solo: del caffè per digerire dopo pranzo o dell’ultimo decaffeinato sotto le stelle. I segni si confondono a volte con gli ultimi granelli di zucchero non sciolti ed emergono più evidenti nel risciaquo prima del lavaggio. Segni, graffi, solchi, righe, tracce. In una parola....?
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O xote das meninas
Negli ultimi giorni il blog ha registrato una impennata di visite, spesso per la ricerca di traduzioni. Saluto questi nuovi passaggi con un testo che sembra ingenuo, ma che ha proprio in questa semplicità e freschezza la sua bellezza.
A cantarlo è una Marisa Monte di parecchi anni fa (1995) in un video che la candida a più bella ascella della musica brasiliana. Grande pezzo di Luiz Gonzaga (nella foto in fondo) e Zé Dantas.
Mandacaru,
quando fulora na seca
Quando il mandacaru fiorisce nella siccità
É o siná que a chuva chega
no sertão
è segno che la pioggia è arrivata nel sertão
Toda menina que enjôa
da boneca
Ogni ragazza che si è stancata delle sue bambole
É siná que o amor
já chegou no coração...
è segno che l'amore
ha già nel cuore ...
Meia comprida
Calze lunghe
Não quer mais sapato baixo
non vuole più scarpette basse
Vestido bem cintado
vestito stretto in vita
Não quer mais vestir chitão...
basta vestiti di cotone a fiori
Ela só quer
Só pensa em namorar*
Lei vuole solo, pensa solo agli incontri d'amore
De manhã cedo já tá pintada
La mattina presto è già truccata
Só vive suspirando, sonhando acordada
vive sospirando, sognando ad occhi aperti
O pai leva ao dotô
a filha adoentada
Il papà porta dal dottore la figlia malata
Não come, nem estuda,
não dorme, não quer nada...
lei non mangia, non studia,
non dorme, non si cura di niente ...
Ela só quer
Só pensa em namorar
Lei vuole solo, pensa solo agli incontri d'amore
Mas o dotô nem examina
Ma il medico nemmeno la visita
Chamando o pai do lado, lhe diz logo em surdina
chiama il padre da parte e gli dice sottovoce
Que o mal é da idade
che è la malattia di quell’età
Que prá tal menina
não tem um só remédio
em toda medicina...
che per la ragazza non esiste un solo rimedio in tutta la medicina ...
Ela só quer
Só pensa em namorar,
Ela só quer
Só pensa em namorar...
* Namorar is hanging out, or making out, with your namorada (girlfriend) or namorado (boyfriend). I suppose you can all it "dating".
* Namorar is hanging out, or making out, with your namorada (girlfriend) or namorado (boyfriend). I suppose you can all it "dating".
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Lasciati indietro 1 (settembre 2010)
Ogni tanto nella cartella "blog" sulla mia scrivania, ritrovo delle bozze di post, semplici appunti da sviluppare o post bell-e-fatti che come che vado a ripescare per questi giorni di pasqua, piccola sorpresina in questi giorni di asparagi e cioccolata. Comincio da un post scritto a settembre 2010, in occasione dalla "allora-nuova" uscita di Ivete Sangalo.
Ivete Sangalo ce l’ha proprio messa tutta. 24 brani, grandi ospiti da Nelly Furtado a Juanes per strizzare l’occhio ad un target allargato. Omaggio a Michael Jackson, un piccolo carnevale baiano come bis conclusivo.
Ivete Sangalo ce l’ha proprio messa tutta. 24 brani, grandi ospiti da Nelly Furtado a Juanes per strizzare l’occhio ad un target allargato. Omaggio a Michael Jackson, un piccolo carnevale baiano come bis conclusivo.
Un grande show e niente playback. Insomma tutti soddisfatti, dal pubbico presente (15 mila, mi sa per larghissima parte brasiliani) ai fan USA tra cui Rihanna. "Multishow ao vivo - Ivete Sangalo no Madison Square Garden" è ora pronto ad uscire nei negozi del Brasile e del resto del mondo per consacrare definitivamente Ivete come la cantante pop d’esportazione della musica brasiliana. Non sarà così facile, perchè è davvero dura diventare Shakira se canti e parli in Portoghese. Lo spiega perfettamente quest’articolo sul nytimes.
Il portoghese, a differenza dello spagnolo, non è una lingua planetaria. Vedi Nelly Furtado che dalle iniziali incursione nella lingua lusitana (la sua famiglia è originaria delle Azzorre) è ben presto approdata al ben più commerciabile espanol.
Ma non c’è solo questo. Di fondo c’è una fondamentale questione di ritmo. Il beat dell’axe, su cui si basa la maggior parte delle sue hit non è così assimilabile, fuori del brasile. Troppo veloce, non arriva come accade invece al midtempo cumbia di Shakira a cui siamo un po’ tutti assuefatti. Si è provato con “una strategia di crossover” basata sull’introduzione di sintetizzatori è di un comune denominatore in 4/4, messo a sostegno di un medley dei suoi successi. Ma in questo modo il motore si ingolfa è perde grande parte della sua capacità propulsiva. È se ad un concerto di Ivete ti trovi con le gambe ferme, possiamo anche spegnere i riflettori.
venerdì 15 aprile 2011
martedì 5 aprile 2011
lunedì 4 aprile 2011
martedì 15 marzo 2011
Vilas e Vidas Volantes
Mi limito a riportare quanto leggo su youtube: prendendo ispirazione dal film "Vilas Volantes" di Alexandre Veras, il gruppo cearense Breculê compone "Vidas Volantes", il brano che dà il titolo al loro primo disco. Questo montaggio realizza l’incontro tra le dune, l’acqua, il vento del film e una musica da cui non riesco a staccare le orecchie.
domenica 13 marzo 2011
O disco do Pixinguinha
Nella solita catena di post, torno ancora a “Facendo i conti” e alla citazione di Pixinguinha. Vi propongo di seguito una breve compilation, la classica Carinhoso con l’ottima accoppiata Marisa Monte e Paulinho da Viola. Lamento nella versione degli MPB 4. Infine un duo italiano (choro in Italia!) “Choro na Manga”, Fabrizo Forte alla chitarra 7 corde e Marco Ruviare al mandolino, con Deborah Nurchis al pandeiro. Ciao!
Carinhoso (Pixinguinha/Braguinha)
B4 - "Lamento" (Pixinguinha/Vinícius)
Choro na Manga - Segura ele
giovedì 3 marzo 2011
33° minuto
Vi costringo a tornare, per un attimo, al post precedente dove potete ascoltare un esempio di traduzione molto fedele al testo originale. Qualche ovvio adattamento. A medida do Bonfim diventa (e di fatto lo è) il nastrino portafortuna: un nastrino della lunghezza, non casuale, di 47 cm, legato al culto del Senhor do Bonfim, da fissare al polso con tre nodi a cui associare tre desideri…. Sta tutto qui. O disco do Pixinguinha, autore di struggenti choros, diventa “il disco del chiardiluna” anche per la necessità di restare nelle otto sillabe. As nossas melhores lembranças, ovvero i nostri migliori ricordi, diventa “quell’aria di eterna vacanza”, che rispetta metrica e rima e aggiunge perfino qualcosa al testo originale. Questo per dire del precedente post.
Al contrario questo Fio Maravilha tradotto per una giovanissima Loretta Goggi è l’esempio di un adattamento del tutto libero, al limite del non-sense, visto che un testo dedicato ad una delle tante, belle, storie del calcio viene stravolto in un modo davvero bruttino, improbabile, insulso.
Loretta Goggi - Fio Maravilha (da "Formula Due" 1973)
La vicenda di Fio Maravilha è quella di João Batista Sales, attaccante dotato di buoni numeri e strani denti, che fu protagonista di un episodio raccolto direttamente da Jorge Ben dagli spalti del Flamengo. L’episodio risale al 1972. Amichevole con il Benfica (o forse una partita del campionato nazionale, leggo notizie discordanti). João Batista Sales se ne sta in panchina, ma il pubblico lo vuole in campo incitando il cambio: “Fio Maravilha nós gostamos de vocé". Se Mario Zagallo non l’avesse fatto entrare, al repertorio di Jorge Ben mancherebbe oggi una delle sue hit più famose. Al 33 del secondo tempo infatti il nostro prende palla, scarta l’intera difesa, supera pure il portiere ma per non infierire “sull’uomo morto” gli evita l’umiliazione di entrare in porta con la palla. Il goal comunque lo segna. In qesto episodio, Jorge Ben vede la sintesi del miglior calcio fatto di fantasia e improvvisazione, ma anche di assoluto rispetto nei confronti dell’avversario. Facendo di una telecronaca una canzone che ha fatto più volte il giro del mondo.
La storia ha uno strano epilogo, per così dire “disbanded”, visto che João Batista Sales citò in causa Jorge Ben, convinto dal proprio avvocato di poter chiedere parte delle royalties: causa persa, con tanto di spese processuali da pagare, anche se Jorge Ben decise comunque di modificare il titolo da Fio Maravilha in Filho Maravilha. Oggi che João Batista Sales allena squadre giovanili e consegna pizze a domicilio in quel di San Francisco CA (città che lo accolse nella sua ultima esperienza da professionista, giocando nella SF Mercury) le cose sembrano risolte, senza rancori tra il giocatore e il musicista e con il ritorno all’uso del titolo originale. Per la versione brasiliana ho scelto una Tania Maria anno ’75, così ho l’occasione di citare un’artista non ancora passata sul blog…
Tania Maria - Fio maravilha ('75)
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domenica 13 febbraio 2011
Facendo i conti
Rimango sempre sorpreso nello scoprire quante canzoni brasiliane siano finite nei dischi di cantanti italiani. Finora m’era sfuggito il fatto che Tosca avesse duettato con Chico Buarque, in un disco del 97 (Incontri e passaggi), nella versione italiana di Trocando em Miúdos di Chico Buarque e Francis Hime (e sottolineo Francis Hime). La canzone, nella versione italiana di Sergio Bardotti, che ne fa al solito un’ottima traduzione/adattamento, era già inclusa nell’album Fio de Meada di Olivia Hime (sì, moglie di ...) con il titoli di Dividersi i resti.
Il testo, come si intuisce, parla della faticosa, fastidiosa, ma a volte inevitabile necessità di dividersi le cose quando ci si lascia. Anche piccole cose, come un libro o un disco, magari condivisi per lungo tempo. Io non ho mai sopportato che mi venissero restituti i regali, al di là del valore o del significato del regalo. Mi è capitato con oggetti a cui avevo dato importanza e che piuttosto di ritrovarmeli in mano avrei preferito dati in pegno o fusi, come suggeriscono le parole della canzone. Dividersi i resti diventa, nel disco di Tosca, Facendo i conti, togliendo al titolo una certa sfumatura funebre. Fanno ancora di più Alcione ed Emilio Santiago che, in una versione più soft, quasi ballabile, prendono la cosa con uno spirito più leggero ed ironico. Potere del samba....
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venerdì 11 febbraio 2011
Cibelle: Sapato Azul
9 mesi fa, giusto il tempo di una gravidanza, promisi di farvi ascoltare questa Sapato Azul. Eccoci al parto...
Tocca tornare sul tema
Dovrei (o vorrei, sono in dubbio su quale verbo usare) parlare più spesso di pubblicità, visto che la cosa in qualche modo mi coinvolge. Alla fine parlo solo degli spot CheBanca! (ma, assicuro, è una pura coincidenza) sempre e solo motivato dalla scelto dei loro jingle. Nel precedente spot ipotizzavo un effetto “arancia meccanica” suscitato dalla marcetta di sottofondo. Ebbene nello spot in onda da pochi giorni sono stato accontentato, visto che l’Inno alla Gioia di Beethoven fa parte della colonna sonora del citato film e che la gente protagonista dello spot ha preso le mazze in mano. Le sensazioni a volte non ingannano...
sabato 5 febbraio 2011
Warm up
Più di un mese senza blog sono un po’ come sei mesi di stop per infortunio per chi pratica la corsa. Conosco entrambe le situazioni e quanto sia difficile ripartire. Nel caso della corsa ogni metro pesa come un km e il solito giretto sembra una maratona olimpica. Ma poi i km vengono, la gambe tornano a rispondere, il respiro torna alle normali frequenze (ma che fatica!)
Nel caso del blog ti sembra di non aver niente da dire o almeno nessun argomento così forte per poter colmare un silenzio così lungo. Se torni ad aprir bocca ci si aspetta che tu abbia qualcosa di eclatante da dire: il solito post ti sembra inadeguato... ma da qualche parte bisogna pur cominciare, magari da un post tranquillo, di riscaldamento, giusto per mettersi in moto.
Iva Zanicchi - Testarda io (R. Carlos - C. Malgioglio)
Partiamo allora da qui, da Iva Zanicchi, e dico anche perchè.
La canzone è di Roberto Carlos è quindi siamo in tema.
Il video è dal programma “Tante Scuse” (che rivolgo anche agli amici lettori del blog), quindi Vianello e Mondaini, l’ingrediente di nostalgia in bianco nero di cui non posso privarmi.
Iva Zanicchi mi si collega alle vicende berlusconiane e quindi mi risponde all’obbligo dell’attualità politica gossippara. Inoltre mi ha vinto ben 3 festival di Sanremo e quindi siamo pienamente sul pezzo.
Cristiano Malgioglio, che ha ne fatto la versione italiana, mi rappresenta quell’elemento di colore che non guasta mai.
Poter dire che trovo la versione di Giuliano Palma insostenibilmente fastidiosa mi consente di inserire quell’elemento di polemica che è il sale di ogni buon blog.
Il video è dal programma “Tante Scuse” (che rivolgo anche agli amici lettori del blog), quindi Vianello e Mondaini, l’ingrediente di nostalgia in bianco nero di cui non posso privarmi.
Iva Zanicchi mi si collega alle vicende berlusconiane e quindi mi risponde all’obbligo dell’attualità politica gossippara. Inoltre mi ha vinto ben 3 festival di Sanremo e quindi siamo pienamente sul pezzo.
Cristiano Malgioglio, che ha ne fatto la versione italiana, mi rappresenta quell’elemento di colore che non guasta mai.
Poter dire che trovo la versione di Giuliano Palma insostenibilmente fastidiosa mi consente di inserire quell’elemento di polemica che è il sale di ogni buon blog.
Anche se è il 5 febbraio, le temperature si stanno alzando e la neve fatica a resistere, fate conto che sia il primo dell’anno e accettate i miei auguri di buon 2011.
In coda la versione originale brasiliana
À distância (Roberto Carlos - Erasmo Carlos)
sabato 25 dicembre 2010
Sono ancora in tempo per gli auguri?
Dalla Cantata BWV 156, Flavio Venturini ebbe la buona idea di ricavare questa versione che mi sembra sufficientemente adatta al clima natalizio. Magari facciamo anche nevicare! Un abbraccio a tutti!
mercoledì 22 dicembre 2010
Coincidenze natalizie.
Proprio come l’anno scorso, anche oggi, sotto le feste, mi si inchioda in testa una canzone firmata da Ze Miguel Wisnik.
Marcelo Jeneci (che con Wisnik e Paulo Neves compone il pezzo) ha inserito il brano nel suo recente omonimo CD. Se lo preferite dal vivo, eccolo qui.
mercoledì 15 dicembre 2010
Nove minuti che passano in fretta come pochi (Also Sprach Zarathustra)
Eumir Deodato è uno che ha messo le mani nella produzione di qualcosa come 500 dischi, da Jobim a Björk, oltre ad aver realizzato di persona alcuni grandi successi come questa "planetaria" ASZ. Per quanto poi si sforzi di fondere e mischiare la sua vena brasiliana viene, inequivocabilmente, fuori. Non vedo l'ora di spararmela nelle orecchie per vedere quanta strada mi portano a correre questi nove minuti in cui la fanfara di Strauss incontra il funk di Eumir.
mercoledì 8 dicembre 2010
Lalà
“No Rancho fundo” è un pezzo storico che ascolto sempre con piacere.
Il brano è frutto di una parceria tra due autori, uno molto noto come Ary Barroso, ed un certo Lamartine Babo a me colpevolmente ignoto. Colmo la lacuna leggendo della collana “Raizes da Musica Popular Brasileira” uscita da marzo nelle edicole brasiliane come iniziativa multimedia del quotidiano Folha. 25 cofanetti con libro e CD dedicati alle origini della MPB, ottimamente presentati su questo sito, dove si possono trovare diverse informazioni su questi 25 autori. Nella prima uscita doppio appuntamento con i classici di Noel Rosa (la cui Conversa de Botequim fa da jingle nel lancio tv della collana) e con Lamartine Babo appunto.
Quello che colpisce subito, inutile negarlo, è l’aspetto non proprio affascinante di Lamartine Babo, fisico magrissimo, un testone sproporzionato e una fronte che sembra tirata con Photoshop. Leggo come il nostro Lamartine, detto Lalà, prendesse la cosa con disinvoltura, come conferma questa sua affermazione: “Pensavo di essere un colosso. Ma un giorno, guardandomi allo specchio, ho visto che non ho il collo, io ho solo osso”.
Lalà sfruttò la propensione alla battuta, ai giochi di parole, alla comicità nonsense sia come collaboratore di riviste satiriche che come personaggio radiofonico. Scorro la lista dei brani per cui è ricordato ancora oggi: diversi samba, valsas ("Eu Sonhei que Tu Estavas tão Linda”), sertanejas (“No Rancho fundo”, appunto) ma soprattutto una lista infinita di “marchinhas” scritte nell’ “Época de Ouro" del carnevale: tra queste "O Teu cabelo não Nega" (composta più di 80 anni fa, insieme a Irmãos Valença) è certamente tra la più memorabili e ancor oggi riproposta sui carri musicali dei vari carnevali brasiliani.
O teu cabelo não nega (interprete Castro Barbosa)
Sempre nel sito dedicato all’iniziativa editoriale trovo citata la sua prima registrazione discografica che parlava della moda maschile di portare pantaloni a zampa d’elefante: un tema davvero curioso trattandosi di un pezzo datato 1930. Tifoso dell’America Football Club (con cui condivide l’anno di nascita, 1904) Lalà scrisse gli inni per diverse squadre, l’America ovviamente, ma anche Flamengo, Fluminense, Botafogo e Vasco. Un po’ come se l’autore di “Per fortuna che Silvio c'è” avesse scritto anche l’inno di Futuro e Libertà.
Hino DO AMÉRICA-RJ
Hino Do Flamengo
Hino Do Fluminense
Hino do Botafogo
Hino do Vasco
mercoledì 1 dicembre 2010
M&M
A parte che oggi si usano quelli di carta, dove vedete in TV uno che si soffia il naso nel fazzolettone e tira la gamba per reinfilarlo nella tasca dei jeans? Solo per citare un piccolo, ma siginficativo, dettaglio.
Questo Match lo ricordo benissimo, come "Io sono un autarchico" passato in tv (ancora sullo schermo in bianco e nero, visto che il Grundig a colori sarebbe arrivato solo l’anno dopo, per i mondiali d’Argentina). Ricordo anche la “Marchesa von O” visto al cineforum, con un Bruno Ganz allora tra i miei attori preferiti. Il botulino anche per me, non è lontano.
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