mercoledì 2 dicembre 2009

Bevendo una tisana digestiva alle erbe proveniente da qualche coltivazione di Ossanha.


Giulia mi aggiorna sui propri acquisti musicali e “mi costringe” così a parlare di Canto de Ossanha (aggiungerò in futuro il testo tradotto).
Dico subito che la versione che preferisco è proprio quella originale dal disco Os afro-sambas (Baden Powell, Vinicius de Moraes, Quartetto em Cy): trovo perfetta la voce e l’interpretazione di Vinicius che qui offre davvero il massimo anche come interprete. L’intensità della versione di Elis Regina è come sempre straordinaria, ma continuo a preferire Vinicius. Di tutt’altro genere l’interpretazione che voglio proporvi (purtroppo non "incorporabile", quindi dovete linkare). Lei è Caterina Valente, di cui si parla troppo poco: nel video muove le mani come Mina, indossa uno scintillante vestito-pantalone in comune con il guardaroba di Dalidà, non sta ferma un attimo (giusto il contrario del video di Elis, solo sguardi, ferma davanti al microfono). L’effetto è un po’ colonna sonora di 007, però mi piace, perchè la signora ha un suo energico charme, canta in un portoghese credibile, ha uno scat invidiabile e domina il palcoscenico. Una versione da mega show, che non lascia indifferenti. A Caterina Valente (una biografia incredibile, una carriera pazzesca, basterebbe citare con chi ha cantato per definire la sua dimensione di star internazionale) va il merito di aver portato molta musica brasilana in giro per il mondo (a cominciare dalle musiche di Orfeu Negro) e l’invidiabile primato di aver inciso dischi, cantando in 12 diverse lingue.

Ma torniamo al brano, Canto de Ossanha, e al mondo che ispira l’intero album, Os afro-sambas. Africa e Brasile, quindi. Animismo che si intreccia con cattolicesimo e perfino con i culti orientali. Divinità di origine africana, gli orixas che, per essere accettate, assumono anche l’identità dei santi cattolici: così Xangô (citato da Vinicius nel testo della canzone) di professione fa anche San Gerolamo. Forze che attraversano ogni cosa. Un mondo divino altrettanto vero di quello reale, con cui non è poi così difficile mettersi in contatto. Una trama di divinità con molti aspetti comuni ai loro colleghi greci e romani. Divinità come spiriti mediatori, santi protettori: basta chiedere a una mae-do-santo di consultare le conchiglie per sapere qual’è la propria, a cui si devono, tra l’altro, alcuni aspetti del proprio carattere (un po’ come avviene con i segni zodiacali). Riti di purificazione e fenomeni di possessione, quando gli spiriti “cavalcano” il corpo degli iniziati, con immancabile sottofondo di tamburi. Tutto questo è il candomblè, spiritualità e folklore, a seconda dei punti di vista e dell’uso (anche turistico commerciale) che ne può essere fatto. Conoscendo già poco le “nostre” religioni non mi avventuro oltre, per non aggiungere stupidaggini o irritare la sensibilità di qualche divinità o praticante. Detto questo Ossanha e Xangô sono i due orixas citati nel testo della canzone, rispettivamente orixà del mondo vegetale il primo e del tuono il secondo. Quando nel testo si dice di un uomo caduto nella trappola di Ossanha si potrebbe pensare alla vittima di un filtro d’amore preparato con qualche erba (questo il legame con Ossanha?). Sempre nel testo di Vinicius, a Xangô, dio del tuono e della giustizia, è dato il compito di mettere in guardia dai pericoli del canto di Ossanha. Insomma tra le due divinità ci dev’essere della ruggine legata a qualche storia di donne, visto che queste divinità tengono pure moglie (tre nel caso di Xangô). Insomma un testo che intreccia spiritualità e quotidianità, innamoramenti e patimenti compresi, come nelle migliori mitologie.

Che si tratti di una delle canzoni importanti della MPB lo conferma una recente classifica (ottobre 2009) che Rolling Stone Brasil ha dedicato alle 100 canzoni che hanno cambiato il volto del Brasile, dove Canto de Ossanha occupa la posizione numero nove: come vedi Giulia il tuo intuito non sbagliava. Giusto per avere dei riferimenti il podio è così composto: 1) Construção di Chico Buarque 2) Águas de Março 3) Carinhoso di Pixinguinha, (straordinaria e sempre attualissima melodia del 1917, da tempo in lista per entrare in un post nella versione di Marisa Monte con Paulinho da Viola).

Qualche notizia in più su Canto de Ossanha la prendo proprio da Rolling Stone. Il disco Os Afro-Sambas fu registrato in soli 3 giorni, dal 3 al 6 gennaio del 1966 e lanciato in due versioni stereo e mono. Oltre che come pezzo d’apertura dell’album, la canzone uscì anche come singolo (sul lato b il brano "Tristeza e Solidão").
La fusione tra cultura e suoni d’Africa e Brasile che oggi consideriamo, per così dire “naturali”, all’epoca del disco non erano così scontate. Betty Faria è la voce femminile che accompagna quella di Vinicius. Un tocco di classicità è aggiunto dagli arrangiamenti di César Guerra-Peixe (importante ricordarlo). Una certa imperfezione nella registrazione del disco sembra sia dovuta ad un scelta stilistica di Guerra-Peixe che con una certa ruvidità voleva riproporre le atmosfere di uno spazio aperto come quello dei terreiros in cui si svolgono i riti del condomblè. Il coro affidato alle voci del Quarteto em Cy l’ho già ricordato. Ah, un paio di curiosità (come possono non esserci quando si parla di un disco fondamentale): sembra che Baden Powell dopo essersi convertitosi al rito evangelico non abbia più suonato brani del repertorio di Os Afro–Sambas (per alcuni temi demoniaci presenti nei testi). Betty Faria, che allora era solo all’inizio di una lunga carriera tra cinema e tv, vanta anche un piao di apparizioni sulle pagine di Playboy Brasil! Mi sembra di aver detto tutto. A questo punto non mi resta che congedarmi con un inevitabile, quanto mai necessario saravà!

4 commenti:

kindsaluv ha detto...

Fuori la guardia.
un post S U P E R B O.

goodnight ha detto...

in questi giorni di ponte, pur dotato di chiavetta e portatile, fossi riuscito a collegarmi alla rete!
ti leggo solo adesso e ti ringrazio!

O Pato Desafinado ha detto...

Sei uno spunto continuo per aggiungere varianti al mio repertorio. Canto de Ossanha lo ascoltai dall'album O universo Musical de Baden Powell tornando da Vienna, dopo aver fatto una serata. Meravigliosa canzone. La versione della Valente non la conoscevo. Purtroppo fermarsi a cercare in quel mare magnum significa dedicare meno tempo a suonare. Te dai sempre ottimi spunti.

goodnight ha detto...

O Pato Desafinado: anzitutto complimenti per il nome, in perfetto stile bossanoviano. Se hai voglia di raccontare qualcosa della musica che suoni, il blog è aperto. Sono certo che la musica brasiliana ci offrirà ottime sorprese anche nel 2010. Un augurio per un felice anno nuovo, in questo caso "intonato" con i tuoi desideri!