giovedì 17 dicembre 2009

Finale di Stagione



venerdì 4 dicembre 2009

Giusy Ferreri e Marisa Monte (con cui condivido una certa passione x la lirica e segno zodiacale): sentiremo mai una canzone brasiliana ad X-Factor?

Mi ha piacevolmente sorpreso che Tiziano Ferro abbia fatto l’adattamento italiano di Vilarejo di Marisa Monte (da Infinito Particular del 2006) proponendo a Giusy Ferreri di inserirlo nel suo recente album di cover Fotografie. Il risultato dal titolo Piccolo Villaggio mi sembra buono ed oltretutto non è la prima canzone di Marisa Monte (in questo caso firmata dal quartetto Marisa Monte, Pedro Baby, Carlinhos Brown e Arnaldo Antunes) che finisce adottata da una cantante italiana. E pensare che una delle prime cose che avevo sentito di Marisa (quasi vent’anni fa!) era una cover brasiliana di E po' che fá di Pino Daniele, divenuta Bem que se quis. Se adesso il processo è all’incontrario (noi italiani che peschiamo dal repertorio di Marisa) è segno che la quarantunenne ragazza di Rio di strada ne ha fatta. Forse la possiamo mettere al top delle artiste brasiliane (considerando Gal e Maria Bethania fuori concorso?).

Marisa Monte e Giusy Ferreri, con tutte le differenze del caso, hanno un’altra cosa in comune :il fatto di essere diventate famose ancore prima di aver inciso un disco. La storia di Giusy la conoscete tutti. Marisa divenne popolare attraverso un programma televisivo diventato successivamente un disco: un’esordio, quindi, con un disco live, cosa davvero eccezionale nella carriera di un’artista. E proprio la canzone di Pino Daniele fu in quel primo disco il pezzo di maggior successo inserita nella colonna sonora della telenovela del momento. Per caso, tra le due ragazze, vedete anche una qualche somiglianza fisica?

Giusy Ferreri - Piccolo Villaggio


Marisa Monte - Vilarejo

mercoledì 2 dicembre 2009

Bevendo una tisana digestiva alle erbe proveniente da qualche coltivazione di Ossanha.


Giulia mi aggiorna sui propri acquisti musicali e “mi costringe” così a parlare di Canto de Ossanha (aggiungerò in futuro il testo tradotto).
Dico subito che la versione che preferisco è proprio quella originale dal disco Os afro-sambas (Baden Powell, Vinicius de Moraes, Quartetto em Cy): trovo perfetta la voce e l’interpretazione di Vinicius che qui offre davvero il massimo anche come interprete. L’intensità della versione di Elis Regina è come sempre straordinaria, ma continuo a preferire Vinicius. Di tutt’altro genere l’interpretazione che voglio proporvi (purtroppo non "incorporabile", quindi dovete linkare). Lei è Caterina Valente, di cui si parla troppo poco: nel video muove le mani come Mina, indossa uno scintillante vestito-pantalone in comune con il guardaroba di Dalidà, non sta ferma un attimo (giusto il contrario del video di Elis, solo sguardi, ferma davanti al microfono). L’effetto è un po’ colonna sonora di 007, però mi piace, perchè la signora ha un suo energico charme, canta in un portoghese credibile, ha uno scat invidiabile e domina il palcoscenico. Una versione da mega show, che non lascia indifferenti. A Caterina Valente (una biografia incredibile, una carriera pazzesca, basterebbe citare con chi ha cantato per definire la sua dimensione di star internazionale) va il merito di aver portato molta musica brasilana in giro per il mondo (a cominciare dalle musiche di Orfeu Negro) e l’invidiabile primato di aver inciso dischi, cantando in 12 diverse lingue.

Ma torniamo al brano, Canto de Ossanha, e al mondo che ispira l’intero album, Os afro-sambas. Africa e Brasile, quindi. Animismo che si intreccia con cattolicesimo e perfino con i culti orientali. Divinità di origine africana, gli orixas che, per essere accettate, assumono anche l’identità dei santi cattolici: così Xangô (citato da Vinicius nel testo della canzone) di professione fa anche San Gerolamo. Forze che attraversano ogni cosa. Un mondo divino altrettanto vero di quello reale, con cui non è poi così difficile mettersi in contatto. Una trama di divinità con molti aspetti comuni ai loro colleghi greci e romani. Divinità come spiriti mediatori, santi protettori: basta chiedere a una mae-do-santo di consultare le conchiglie per sapere qual’è la propria, a cui si devono, tra l’altro, alcuni aspetti del proprio carattere (un po’ come avviene con i segni zodiacali). Riti di purificazione e fenomeni di possessione, quando gli spiriti “cavalcano” il corpo degli iniziati, con immancabile sottofondo di tamburi. Tutto questo è il candomblè, spiritualità e folklore, a seconda dei punti di vista e dell’uso (anche turistico commerciale) che ne può essere fatto. Conoscendo già poco le “nostre” religioni non mi avventuro oltre, per non aggiungere stupidaggini o irritare la sensibilità di qualche divinità o praticante. Detto questo Ossanha e Xangô sono i due orixas citati nel testo della canzone, rispettivamente orixà del mondo vegetale il primo e del tuono il secondo. Quando nel testo si dice di un uomo caduto nella trappola di Ossanha si potrebbe pensare alla vittima di un filtro d’amore preparato con qualche erba (questo il legame con Ossanha?). Sempre nel testo di Vinicius, a Xangô, dio del tuono e della giustizia, è dato il compito di mettere in guardia dai pericoli del canto di Ossanha. Insomma tra le due divinità ci dev’essere della ruggine legata a qualche storia di donne, visto che queste divinità tengono pure moglie (tre nel caso di Xangô). Insomma un testo che intreccia spiritualità e quotidianità, innamoramenti e patimenti compresi, come nelle migliori mitologie.

Che si tratti di una delle canzoni importanti della MPB lo conferma una recente classifica (ottobre 2009) che Rolling Stone Brasil ha dedicato alle 100 canzoni che hanno cambiato il volto del Brasile, dove Canto de Ossanha occupa la posizione numero nove: come vedi Giulia il tuo intuito non sbagliava. Giusto per avere dei riferimenti il podio è così composto: 1) Construção di Chico Buarque 2) Águas de Março 3) Carinhoso di Pixinguinha, (straordinaria e sempre attualissima melodia del 1917, da tempo in lista per entrare in un post nella versione di Marisa Monte con Paulinho da Viola).

Qualche notizia in più su Canto de Ossanha la prendo proprio da Rolling Stone. Il disco Os Afro-Sambas fu registrato in soli 3 giorni, dal 3 al 6 gennaio del 1966 e lanciato in due versioni stereo e mono. Oltre che come pezzo d’apertura dell’album, la canzone uscì anche come singolo (sul lato b il brano "Tristeza e Solidão").
La fusione tra cultura e suoni d’Africa e Brasile che oggi consideriamo, per così dire “naturali”, all’epoca del disco non erano così scontate. Betty Faria è la voce femminile che accompagna quella di Vinicius. Un tocco di classicità è aggiunto dagli arrangiamenti di César Guerra-Peixe (importante ricordarlo). Una certa imperfezione nella registrazione del disco sembra sia dovuta ad un scelta stilistica di Guerra-Peixe che con una certa ruvidità voleva riproporre le atmosfere di uno spazio aperto come quello dei terreiros in cui si svolgono i riti del condomblè. Il coro affidato alle voci del Quarteto em Cy l’ho già ricordato. Ah, un paio di curiosità (come possono non esserci quando si parla di un disco fondamentale): sembra che Baden Powell dopo essersi convertitosi al rito evangelico non abbia più suonato brani del repertorio di Os Afro–Sambas (per alcuni temi demoniaci presenti nei testi). Betty Faria, che allora era solo all’inizio di una lunga carriera tra cinema e tv, vanta anche un piao di apparizioni sulle pagine di Playboy Brasil! Mi sembra di aver detto tutto. A questo punto non mi resta che congedarmi con un inevitabile, quanto mai necessario saravà!

lunedì 30 novembre 2009

Stefano "sempre un po' brasileiro" Bollani, anche in versione ECM


Dopo un album come Carioca continua il rapporto di Stefano Bollani con la musica brasiliana: “Dom de iludir” di Caetano Veloso e “Brigas nunca mais” di Jobim sono i due brani brasiliani presenti nel suo ultimo e recentissimo album “Stone in the water” (ECM e si sente, lo dico in senso buono) registrato a New York in trio con il contrabbasso di Jesper Bodilsen e la batteria di Morten Lund due “tipici” carioca danesi. Dom de iludir, di suo già splendida, diventa un classico del jazz. Bellissimo.

lunedì 23 novembre 2009

Se questo fosse il blog di Linus...


... ovvero un blog che racconta quello che faccio e quello che mi capita ogni giorno, dovrei raccontarvi questo sogno.
Mi trovo alla guida di un camion, non grandissimo ma abbastanza grande da darmi qualche timore nella manovra, fate conto un telonato, e mi trovo a far benzina in un piccolo distributore, di quelli che si vedono ancora in città, con una o due pompe.
Il succo del discorso è che in questa stazione di servizio (e in effetti nel sogno lo riconosco) lavora pure Piero Marazzo. Per un attimo penso di cogliere l’occasione per dargli una qualche forma di sostegno (non ricordo esattamente in che formula) ma poi lo vedo tutto sommato tranquillo e penso che ritornare sulla questione, anche per solidarizzare con lui, sarebbe fuori luogo. Fecendo retromarcia per avvicinarmi al distributore, tocco leggermente (ma senza conseguenze) la macchina che mi sta dietro e poi, con quegli stacchi che esitono anche nei sogni, mi trovo alla cassa a pagare il rifornimento ed un giornale, Il Corriere se non sbaglio. Pago il giornale con due euro, senza chiedere il resto, e poi pago la benzina usando però il bancomat: quasi me ne stavo dimenticando e lo faccio presente alla signora che sta alla cassa. Se questo fosse il blog di Linus e se io mi raccontassi tutti i giorni, potreste anche avere gli elementi per interpretare questo sogno e darmi magari qualche consiglio. La questione non è secondaria perchè riguarda il modo di considerare e concepire il proprio blog. Di certo se questa mattina non mi fossi affrettato a scrivere quello che vi ho appena raccontato, di sicuro a quest’ora della sera me lo sarei già dimenticato e vi starei probabilente scrivendo qualcosa di brasiliano (anzi sicuramente su “Canto de Ossanha” come avevo promesso a Giulia, promessa che manterrò...). Ciao!

venerdì 20 novembre 2009

In una settimana quanto Brasile


La missione di Confindustria in Brasile, Madonna che visita la favela e bacia la bandiera della scuola di samba Portela, Bobo Vieri che va in Brasile, Battisti che “viene” in Italia, e ieri la presentazione a Londra del calendario Pirelli 2010 fotografato da Terry Richardson sulle spiaggie di Trancoso a nord di Bahia.

giovedì 19 novembre 2009

Angeli e demoni


Le fiction RAI: da Don Matteo a Don Milani e Don Bosco, da Padre Pio ai vari Papi (Lucani, Montini, Wojtyla) , da Salvo D’Acquisto ai vari medici in famiglia. Le fiction Sky, la banda della Magliana, Nel nome del Male, il mostro di Firenze, Moana Pozzi … Vorra dire qualche cosa?

mercoledì 18 novembre 2009

MaRIO DE JANEIRO Testino


Com’è spesso accaduto, per rilanciare l’immagine del blog mi sono affidato alla versatile bellezza di Gisele Bündchen e, nel caso del post precedente, all’obiettivo di Mario Testino. Lo spunto non è casuale perché al famoso “fotografo di moda” si deve un libro dedicato alla sensualità e seduttività di Rio de Janeiro. Gisele è presente fin dalla copertina e anche con alcuni testi. Prefazione di Caetano Veloso. Taschen è una garanzia. Sembrerebbe un’ottima strenna natalizia.

martedì 17 novembre 2009

Per oggi basta "la modella": domani, magari, parliamo anche del fotografo.




Gisele Bundchen fotografata da Mario Testino per Vanity Fair.

lunedì 16 novembre 2009

Nuova veste grafica per musibrasil

Il portale “osservatorio brasile” si ripropone in una veste grafica pulita che ne facilità la lettura tra le tante notizie che arrivano dal Brasile, pubblicate con grande puntualità e con ottimi approfondimenti. Grande spazio come sempre alla musica. Con l’occasione non perdetevi l’articolo che Antonio Forni dedica alla “crisi” (economica ma non solo) della musica brasiliana, davvero completo nell'analisi dei vari fenomeni dall’imperversare dei DVD ao vivo, alla inevitabile crisi della forma canzone e del formato album messa in rilievo niente meno che da Chico Buarque che prevede un futuro diverso nella relazione tra musica e poesia.

domenica 15 novembre 2009

E se anch'io la pensassi come Eco?


Ancora sulla questione del crocefisso, la bustina di Umberto Eco
"... almeno due generazioni di italiani hanno passato l'infanzia in aule in cui c'era il crocefisso in mezzo al ritratto del re e a quello del duce, e sui trenta alunni di ciascuna classe parte sono diventati atei, altri antifascisti, altri ancora, credo la maggioranza, hanno votato per la Repubblica".

venerdì 13 novembre 2009

Signori non scherziamo: diamo al profeta quel che è del profeta.


Sento al TG5 che oggi i francesi festeggiano la giornata della gentilezza. Leggo che i giapponesi avrebbero fondato nel 1988 il «World Kindness Movement» e che il Dalai Lama avrebbe invato nel 1989 ad una politica della gentilezza. Tutti in ritardo rispetto a Josè Datrino, l’originale profeta della gentilezza dal lontano 1961. La storia meriterebbe qualcuno che la racconti meglio di me: tutto nasce dal tragico incendio di un circo che, pochi giorni prima del Natale '61, fece a Niteroi più di 500 vittime, la maggior parte bambini. Sei giorni dopo la tragedia Josè risponde ad una chiamata divina che lo invita ad abbandonare il mondo materiale per dedicarsi alle cose dello spirito e alla consolazione dei sofferenti. Per quattro anni vive tra quel che resta di quel circo, tra le ceneri che avevano trasformato un luogo di divertimento in un luogo di immenso dolore. Nasce il Profeta Gentileza coniatore della massima “gentileza gera gentileza”, ovvero della gentilezza come rimedio a tutti i mali, unica forza salvifica nei confronti di un mondo dove tutto è in vendita e tutto rischia di essere distrutto. Dio stesso è gentilezza in quanto è “Beleza, Perfeição, Bondade, Riqueza, a Natureza”. Pensieri che il Profeta Gentileza lascia impressi su 56 pilastri del viadotto di Caju, su un tratto lungo circa un chilometro e mezzo, scritti e pitturati con uno stile che diventa, insieme alla sua lunga barba e alla tunica da profeta, il suo segno di riconoscimento. Due grandi musicisti come Gonzaguinha prima e Marisa Monte poi hanno resto omaggio al Profeta con due canzoni dallo stesso, semplice, titolo: Gentileza. Non ne sono sicuro, ma il nome del gruppo mi fa sorgere un sospetto: forse anche Banda Gentileza (2009), primo album dell’omonimo gruppo, ha qualcosa a che fare con il profeta. Se non altro ci usano la gentilezza di poter far nostro l'intero album direttamente dal loro sito.

Marisa Monte - Gentileza


Gonzaguinha - Gentileza

giovedì 12 novembre 2009

Mi hanno scritto: Leo del fans club "Asuma". (ne parlo con colpevole ritardo 2)


Leonardo mi ha scritto, ancora ad Aprile, in occasione del concerto di Vanessa da Mata a Torino: avevo promesso a Leo un post sugli Asuma e sulla loro Brazilian Pop Jazz Band composta da Enzo Antonicelli (voce), Fabio Gorlier (piano), Max Simini (batteria) e Alessandro Fassi (basso). Colgo l’occasione dell’inizio della loro stagione “invernale” (con un repertorio rinnovato) per postare il sito degli Asuma dove trovate le date dei loro prossimi concerti e diversi altri video. Quello che ho scelto è “Muito Pouco”, brano di Maria Rita: il video oscura i volti degli interpreti, ma Enzo ed il gruppo offrono un’interpretazione di personalità di questo bellissimo brano scritto da Paulinho Moska.

Mi hanno scritto: Bettabu (ne parlo con colpevole ritardo 1)

Qualche settimana fa, Elisabetta Lanfredini mi ha lasciato un commento carino.
Elisabetta si occupa di diverse cose, legate soprattutto al canto e alla voce, e si dedica, oltre al jazz, anche al repertorio della bossa nova: da alcuni anni tiene inoltre dei corsi di canto in quel di Bologna.

A.P.I.


“Alleanza per l’Italia” è il nuovo partito di Rutelli: stranamente il nome riesce ad evocare la fusione avvenuta tra Alleanza nazionale e Forza Italia. Con altre finalità, ci aveva pensato in passato anche Fini. Quest’uomo è davvero un genio nella creazione di brand di successo. Il logo nemmeno mi dispiace anche se la X, rossoverde, mi fa pensare a due pezzi di scotch per una formazione politica rattoppata.

mercoledì 11 novembre 2009

Chi ha spento la luce?


Brasil blackout

martedì 10 novembre 2009

Dal 19 novembre torna Dancin' Days: su Lady Channel canale 122 di Sky.

venerdì 6 novembre 2009

Un biglietto per Arnaldo. Firmato Kurt.


Nel 1993 i Nirvana erano in Brasile e Kurt Cobain provò in tutti i modi ad incontrare Arnaldo Baptista, resosi purtroppo irreperibile. Gli lasciarono quindi questo biglietto con il seguente augurio e monito: "Arnaldo, best wishes to you you and beware of the system, they swallow you up and spit you out like the seed from a mara(s)chino cherry" Love Bill Bartell of Gasatanka Records and White Flag and Kurt Cobain from Nirvana
Os Mutantes Love Brilliant Genious good fun and friends.


Il pezzo è dal primo album solista di Arnaldo Baptista "Loki?" (1974) per molti il miglior album rock pop (diciamo così) brasiliano. Sul disco l'avvertenza di suonarlo ad alto volume.

giovedì 5 novembre 2009

Vabbè mi avete tolto dalle aule, mi mancheranno un po’ i ragazzi, ma guardate che panorama mi rimane...

domenica 1 novembre 2009

Sacumdì Sacumdà

Wilson Simonal (la cui vicenda, il grande successo e poi le accuse di collaborazione con la polizia ai tempi della dittatura militare che ne offuscano la stella, fino alla riabilitazione post mortem) meriterebbe un lungo post come quelli di “un tempo”. Ma, come vedete, il tempo da dedicare al blog è quello che è. Vi rimando alla recensione (di Antonio Forni sul blog di musibrasil) della biografia del cantante uscita da pochi giorni in Brasile. Nel titolo del libro, quello di una canzone Nao vem que não tem che conosciamo tutti, almeno nella versione italiana Sacumdì Sacumdà (parole di Paolo Limiti, arrangiamenti di Augusto Martelli) cantata da Mina (che nell’album Mina canta o Brasil l’ha incisa pure nella versione originale). Ma ne esiste pure una versione francese cantata niente meno che da Brigitte Bardot. Di pochi giorni fa questa versione ao vivo di Max de Castro (già apparso qui sul blog) e “per coincidenza” figlio di Wilson Simonal.

Wilson Simonal "Nao vem que não tem"
(autore: Carlos Imperial)




mercoledì 14 ottobre 2009

Tutti siamo stati bambini (un altro post su Adriana Partimpim)

Una bella recensione italiana al primo disco di Adriana "Partimpim" (anno 2004) la leggete qui oppure qui –a firma di Bruno Persico- anche con intervista e traduzioni. Il disco contiene anche una particolare ninna nanna di Arnaldo Antunes che propongo nella versione dal vivo del suo autore. Buona notte, boa noite, goodnight.



Saiba


Arnaldo Antunes




Saiba: todo mundo foi neném
Sappi: tutti sono stati bambini
Einstein, Freud e Platão também

Einstein, Freud e anche Platone
Hitler, Bush e Saddam Hussein
Hitler, Bush e Saddam Hussein
Quem tem grana e quem não tem


Chi ha soldi e chi non ne ha
Saiba: todo mundo teve infância
Sappi: tutti hanno avuto un'infanzia 


Maomé já foi criança


Maometto è stato bambino
Arquimedes, Buda, Galileue 


Archimede, Buddha, Galileo
E também você e eu
Ed anche tu ed io
Saiba: todo mundo teve medo


Sappi: tutti hanno avuto paura
Mesmo que seja segredo


Anche se in segreto
Nietzsche e Simone de Beauvoir

Nietzsche e Simone de Beauvoir
Fernandinho Beira-Mar
Fernandinho Beira-Mar
Saiba: 

todo mundo vai morrer


Sappi: tutti moriranno


Presidente, general ou rei


Presidenti, generali e re
Anglo-saxão ou muçulmano


Anglosassoni o musulmani


Todo e qualquer ser humano


Ciascun essere umano
Saiba: todo mundo teve pai


Sappi: tutti hanno avuto un padre
Quem já foi e quem ainda vai


Chi è già stato e chi verrà
Lao-Tsé, Moisés, Ramsés, 
Pelè
Lao-Tsé, Mosé, Ramsete, Pelè
Gandhi, Mike Tyson, Salomé


Gandhi, Mike Tyson e Salomé


Saiba: todo mundo teve mãe
Sappi: tutti hanno avuto una madre
Índios, 

africanos e alemães

Indios, africani e tedeschi



Nero, Che Guevara, Pinochete
Nerone, Che Guevara e Pinochet 


e também eu e você






Ed anche io e te.

martedì 13 ottobre 2009

Adriana Calcanhotto: Adriana Partimpim Dois


Devo dire che l’avevo ascoltato un po’ superficialmente. Un “secondo” disco di Adriana Calcanhotto (o meglio di Adriana Partimpim come si firma in questi casi) dedicato al mondo dell’infanzia (e non per niente titolato “Dois”). Poi una serie di coincidenze mi hanno portato a riascoltarlo come si deve e devo dire che il disco mi sta prendendo (ah, tra l’altro nel sito ci sono dei sample parecchio lunghi). La prima coincidenza è aver di recente ascoltato e parlato della classica Bim Bom inserita da Bebel Gilberto nell’album di cui al precedente post. Ce lo propone anche questo Dois ma Adriana fa ancora di meglio e di più con quelle evidenti percussioni (Olodum) a sostenere il suo cantare che è infantile per definizione non per convenienza del disco, accompagnato sul finale da un coro di bambini. Altro coincidenza la presenza di "Man gave names to all the animals" di Bob Dylan nella versione portoghese di Zè Ramalho che, forse qualcuno ricorderà, non mi aveva particolarmente convinto. Ma anche in questo caso Adriana fa di meglio e di più. Straordinaria “Alexandre” di un Caetano meno frequentato (dall’album Livro) e resa benissimo. Cid Campos scrive la musica per due brani, tra cui "As Borboletas" (le farfalle) , una poesia inedito dall’Arca de Noé di Vinicius de Moraes, per coincidenza altro disco di cui si è parlato più volte sul blog. Vi lascio con l’ascolto dell’unico pezzo che trovo su youtube (ben presenti invece i brani del primo album) una "Gatinha manhosa" scritta da Roberto ed Erasmo Carlos che in questi giorni (altra coincidenza) mi accompagnano di continuo. L’unica coincidenza che ho mancato è la data del post. L’avessi postato ieri sarebbe uscito proprio nel Dia da Crianças giornata dedicata all’infanzia. Comunque auguri a tutti i bambini!

domenica 11 ottobre 2009

Bebel Gilberto: All in One.


Comincio dicendo che, nel sito di Bebel Gilberto, i brani del nuovo album si ascoltano tutti e per intero, il che è già una buona cosa.
Bebel, burrosa e tropicale nelle fattezze, vellutata nella voce, è uno dei “nostri” fenomeni da esportazione: ci sarà forse di meglio, ma Bebel ha quel giusto mix genetico, biografico e artistico per giocarsela bene, dentro e fuori casa. Con questo All in One, Bebel inaugura la sua collaborazione con la Verve ovvero con l’etichetta che pubblicò, tanto per dire, i fondamentali dischi di papà João con Stan Getz.
Bebel mette insieme in modo efficace anima brasiliana e modernità, partendo sempre da una certa “classicità” come dimostrano i brani in scaletta che pescano anche da Bob Marley e da uno Steve Wonder “minore” ma assolutamente piacevole (già presente nel classico Sergio Mendes and The New Brasil' 77).
Per chi, com’è giusto, guarda anche alle collaborazioni che fanno la particolarità di ogni lavoro, dietro All in one ci sono diversi nomi di spicco dal produttore Mark Ronson (Amy Winehouse, Lily Allen) agli arrangiamenti dell’immancabile Carlinhos Brown, ad un duetto con Daniel Jobim sulle note di Bim Bom di papà João. Bebel sarà in europa dal prossimo 25 ottobre, ma nessuna tappa italiana. Evvabbè...



sabato 10 ottobre 2009

Mercedes Sosa: “Volver a los diecisiete”

Non potevo dimenticare questo incontro che vede la “negrita” insieme ai “nostri” Caetano, Gal Costa, Chico e Milton (che aveva incluso il brano nell’album “Geraes”del 1976). La traduzione del testo di Violeta Parra viene dal www.antiwarsongs.org



Tornare a diciassett'anni dopo un secolo di vita
È come decifrar segni senza essere un sapiente.
Tornare all'improvviso fragile come un momento,
A sentire tutto dentro, un bimbo di fronte a Dio.
Questo è quello che io sento in questo istante fecondo.

E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante
E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra,
Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.

Ho i passi che vanno indietro mentre i vostri vanno avanti,
L'arca dell'alleanza è entrata dentro al mio nido
Con tutto il suo arcobaleno, mi passeggia per le vene,
E anche la dura catena con cui ci lega il destino
E' come un diamante fino, che illumina la mia anima serena.

E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante
E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra,
Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.

Quel che può il sentimento non lo ha potuto il sapere
né il cammino più insigne, né il più vasto pensiero;
Tutto si cambia al momento, come concesso da un mago
Ci allontana dolcemente da rancori e da violenze,
Solo l'amore con la sua scienza ci rende tanto innocenti.

E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante
E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra,
Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.

L'amore è un turbinìo di purezza originale,
Anche un feroce animale sussurra il suo dolce trillo,
trattiene i pellegrini, libera i prigionieri.
Il vecchio torna bambino con le cure dell'amore
E il malvagio, con l'affetto, diventa puro e sincero.

E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante
E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra,
Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.

E come per un incanto la finestra si spalanca,
Come un tiepido mattino l'amore entrò col suo manto.
Il suono della bella Diana fece spuntare il gelsomino,
Volando come un serafino il cielo ha ingioiellato,
E i miei diciassette anni li ha fatti tornare un cherubino.

E s'aggroviglia, aggroviglia come al muro il rampicante
E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra,
Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.

lunedì 5 ottobre 2009

Continuano a predicare bene


Non vorrei sembrare un qualsiasi Feltri o Belpietro alla ricerca di qualche avversario da sputtanare.
La notizia, del resto, l’ho letta su l’Espresso e si aggiunge a quanto raccontato in questo vecchio post. Sembra che anche Lucianona abbia tolto il figlio dalla media pubblica per dirottarlo verso il pio istituto salesiano Valsalice. La retta sarà pagata con i proventi (soldi facili) delle battute su Eminenz Ruini, quello che nelle parole di Lucy gongola contando i soldi che lo stato versa alla scuola privata. Sempre la Littizzetto dovrebbe essere protagonista di una prossima fiction RAI, ambientata in un liceo Statale, più o meno con lo scopo dichiarato di far conoscere e in qualche modo simpatizzare per la scuola pubblica.
Mi auguro che la notizia si riveli una bufala e che Luciana smentisca (smentisca non giustifichi) la sua scelta: diversamente comincerei a pensare anch’io che quel canone (che continuo a pagare da tanti anni) siano davvero soldi spesi male…