giovedì 9 gennaio 2014

Cuore di figli


Tantissimissimo tempo fa Sergio (che non so se, di tanto in tanto, capiti ancora sul blog) mi aveva suggerito l’ascolto di Quando eu quero falar com Deus di Gilberto Gil (autore di grandi pezzi, proprio come questo) nell’interpretazione a cappella di Elis Regina. Faccio di più: a quella della mamma aggiungo le due interpretazioni dei figli Maria Rita prima e Pedro Mariano poi (accompagnato al piano da papà Cesar Camargo) che condividono un dettaglio davvero particolare: entrambi alla fine del pezzo scoppiano in lacrime, immagino proprio nel ricordo della mamma persa da bambini. Una coincidenza che non mi lascia indifferente e a cui non avevo ancora fatto caso.
La traduzione arriva da http://traducitaliait.wordpress.com/tag/gilberto-gil/ (che ringrazio)




Se voglio parlare con Dio

Se voglio parlare con Dio devo stare solo,
devo spegnere la luce, devo tacere la voce,
devo trovare la pace, devo sciogliere i nodi
delle scarpe, della cravatta, dei desideri, delle paure,
devo dimenticare la data, devo perdere i conti,
devo avere le mani vuote, avere l’anima e il corpo, nudi.

Se voglio parlare con Dio devo accettare il dolore,
devo mangiare il pane che il diavolo ha impastato,
devo diventare un cane, devo leccare il pavimento
dei palazzi, dei castelli suntuosi del mio sogno,
devo vedermi triste, devo credermi tenebroso
e nonostante l’immenso male rallegrare il mio cuore.

Se voglio parlare con Dio devo avventurarmi, 
devo salire in cielo senza le corde per tenermi,
devo dire addio, voltare le spalle,
camminare deciso per la strada
Che quando finisce, finisce nel nulla
nulla, nulla, nulla, nulla
nulla, nulla, nulla, nulla
di quel che pensavo di trovare.

martedì 7 gennaio 2014

Mais un adeus: un classico che ancora mancava.

Cominciamo con il dire che la parola “adeus” suona leggermente diversa dal nostro addio, diciamo più un arrivederci (che può anche includere una separazione dolorosa, come nel caso della nostra canzone) che un congedo definitivo. Insomma un goodbye portoghese. Non a caso Every time we say goodbye di Cole Porter diventa Toda vez que eu digo adeus (ascoltare Cassia Eller per credere).
  
Continuo osservando che la lista delle canzoni brasiliane che contengono la parola addio non è certo corta. C’è un Adeus di Noel Rosa e un altro di Dorival Caymmi, per arrivare a Guilherme Arantes con la bellissima Um dia, um adeus cantata anche da Vanessa da Mata (Multishow ao Vivo 2009).

 

Ma è certamente Jobim quello che con gli Adeus ci ha dato più dentro, cantando e sussurrando anche il Pra dizer adues, classico di Edu Lobo e Torquato Neto.

Ma veniamo a Mais um adeus (Toquinho e Vinicius) che ha avuto una stupenda versione italiana, ancora una volta grazie a Sergio Bardotti e all'interpretazione di Ornella Vanoni. La “versificazione” italiana è praticamente perfetta, traducendo non solo le parole ma lo spirito della canzone, anche negli inevitabili cambiamenti (il gin si trasforma in whisky). Non dico nulla di nuovo (lo dico solo per suggerire l’ascolto a chi non l’avesse ancora fatto) parlando della capacità di presa di questo racconto della separazione,  visto dai due punti di vista, quello di lui e quello di lei, che danno vita ad un perfetto contrappunto musicale ed emotivo. Dalla musica al testo, semplice e altissimo come tutte le cose più belle di Vinicius, il passaggio per me al top è in quello “Spedisci anche i soldi per l’appartamento perchè un pagamento non è come me aspettare non sa” che racconta come anche il lato più prosaico di un amore possa diventare poesia.

Nel versione portoghese Toquinho e Maria Medalha sono un superclassico (con una dedica speciale a Giorgia, che ha suggerito questo post) ma anche la versione con tutta la famiglia  non è niente male. Un'idea per il prossimo Natale! Adeus, anzì a presto. Magari per ascoltare un altro brano “idealmente” a due voci come Sinal Fechado di Paulinho da Viola, racconto stracciacuore di un casuale incontro tra due ex amanti al semaforo rosso,  che finisce con un inesorabile quanto frettoloso adeus allo scatto del verde. 




domenica 5 gennaio 2014

Elis, a musical.


La vita di Elis è diventata un musical, ma che impresa trovare chi possa interpretare la nostra Pimentinha. A vedere questo estratto dai casting c’è da rinunciare al progetto. Eppure nel video, occhi azzurri e capelli crespi, c’è la nuova Elis (detta così è un po’ grossa e irrispettoso verso il mito). 


Laila Garin (che nel provino intona Maria Maria di Milton Nascimento e Fernando Brandt) non ha colpe e immagino abbia diversi meriti: chiunque sarebbe stata comunque ben lontana dal modello originale, ovviamente irraggiungibile e non solo per qualità vocali. Avranno scelto, immagino, l’attrice con il temperamento più vicino a quello della nostra Elis, quella più credibile, anche fisicamente, come si può vedere nella foto qui sotto, con il trucco di scena.



Da quello che leggo lo spettacolo, scritto da Nelson Motta (una garanzia) e da Patricia Andrade e diretto da Dennis Carvalho, piace ed emoziona. Da quello che vedo (qualche spezzone su youtube) mi sembra un’ottima produzione con quel particolare sapore trash che hanno tutti i musical, probabilmente inevitabile per catturare sponsor e pubblico: se tutto questo serve comunque a far scoprire Elis a chi non l’avesse conosciuta (se non altro per ragioni anagrafiche) ben venga il musical attualmente in scena al teatro Casa Grande di Rio. A patto che, applaudita Laila Garin, una volta a casa si torni ad ascoltare l’unica Elis di sempre. 

Offro il mio modesto contributo partendo proprio dalla fine della storia, dalle ultime apparizioni di Elis nello speciale di fine anno (1981) della TV Record. E dico, in conclusione, la mia: Elis tu si che mi arrivi (e mi spiace per i tanti incensati, seppur vivi, fenomeni vocali che al confronto nemmeno son partiti). Le foto che precedono i due brani (Me deixas louca e O trem azul) ritraggono Elis nei preparativi dietro le quinte e poi sul palco della TV Record .


 

sabato 4 gennaio 2014

Poema degli Occhi

Metto insieme più cose. Un tributo alla TV in b/n (visto che ieri tutti i media hanno celebrato l’inizio delle trasmissioni Rai, il 3 gennaio –appunto- 1954). Un tributo a Patty Pravo che torna ancora una volta sul blog con un classico brasiliano come Poema dos Olhos da Amada di Vinicius: e un tributo a Sergio Endrigo che, con Bardotti, ha importato questo pezzo in Italia.


Un omaggio agli occhi in cui perdersi, mettendo per una volta in secondo piano gli inflazionati tette e culi, addominali e bicipiti. Infine l’anticipazione di un prossimo post dedicato al mio amato Ney Matogrosso di cui è uscito nel 2013 il nuovo disco (siamo intorno al trentesimo, più o meno).   
Qui sotto la sua interpretazione di Poema dos Olhos da Amada, inserita nel precedente Beijo Bandido Ao Vivo, disco che potete ascoltare, traccia per traccia, sul suo sito.

mercoledì 1 gennaio 2014

Adeus, ano velho! Feliz ano novo! Que tudo se realize no ano que vai nascer!



Adeus, ano velho! Feliz ano novo! Que tudo se realize no ano que vai nascer!
Muito dinheiro no bolso, Saúde pra dar e vender!
Para os solteiros, sorte no amor, nenhuma esperança perdida.
Para os casados, nenhuma briga, paz e sossego na vida.



Buon anno a tutti! Stefano

mercoledì 25 dicembre 2013

Caspita è già Natale



Ascoltando Macaxeira Fields di Alexandre Andrés vien subito da pensare a Clube da Esquina.
Impossibile replicare certe imprese, piacevole riascoltare un certo modo di concepire un disco. Gli arrangiamenti di André Mehmari (che, non a caso, a Clube de Esquina dedicò in passato una bella lettura per piano solo) si fanno riconoscere ed apprezzare. Dietro il disco c'è un bel po' di bella gente, di quella con cui dev'essere davvero bello fare musica. Dal momento che non trovo in 'talian gnuna notizia sull'album (che pure ha già un annetto) tocca riaprire l'account e far fare al blog il suo mestiere. Va decisamente meglio con il giapponese: lì, infatti, una  rivista dedicata alla musica latina ha eletto l'album, miglior disco di musica brasiliana dell'anno. E, prima che passi la festa, Felice Natale a tutti.


venerdì 25 ottobre 2013

Italiano, portoghese, spagnolo.

Mi mancava un titolo così. L'occasione me la offre questa Força Estranha, scritta da Caetano per Roberto Carlos nel 1978. La versione italiana (S. Bardotti)  è dello stesso anno. La performance di Caetano del 2011. La versione spagnola di Miguel Poveda, cantante flamenco. E devo ammettere che mi piace, mi piace, mi piace.
(ps: certo che detto in portoghese "eu vi a mulher preparando outra pessoa" è da brivido)







sabato 19 ottobre 2013

Chissà quando ti somiglierò, ma tutto quel che so è che succederà, Vinicius, velho, saravà.

Questo blog probabilmente non esisterebbe se 100 anni fa esatti non fosse nato questo uomo e se 100 anni fa esatti questo uomo non fosse nato, io sarei sicuramente un'altra persona.

domenica 13 ottobre 2013

Gloria a Gloria.

Che Gloria di Sebastian Lelio sia un grande film, non lo devo dire io.
Che quella di Pualina Garcia sia una grandissima interpretazione, l'ha subito capito la giuria del festival di Berlino attribuendole l'Orso d'Argento come migliore attrice. Cosa può aggiungere coscienzasporca? Due curiosità "brasiliane": in una scena si ascolta Águas de Março, in un'interpretazione molto aderente a quella di Elis e Tom (alla chitarra e voce maschile Hugo Moraga, che io non conoscevo) e più avanti, in un momento "fumato", una Lança Perfume di Rita Lee. Gran finale poi con Tozzi, spanish version (e bisogna dire che il pezzo ci sta tutto)


giovedì 10 ottobre 2013

Duecento, proprio oggi.

Con i migliori auguri di coscienzasporca.

Quando Nanni Loi intingeva il cornetto nel cappuccino altrui.

Nuove idee di marketing. Solita candid camera, usata questo volta per il remake di Carrie. Idea semplice, realizzata bene. Forse l'interprete della candid in questione, meglio di Chloe Moretz (comunque avezza alle parti horror) chiamata all'impossibile confronto con gli occhi di Sissy Spacek.



Stessa tecnica, altro bar, ecco l'omaggio ai Nanni Loi di cui nel titolo. Buona colazione.

mercoledì 9 ottobre 2013

Se non ho fatto male i conti.


Da quanto non correte 100 metri di fila? Mettevi alla prova, senza esagerare, e cronometratevi. Che tempo avete fatto? Immaginate adesso di correre questi 100 m per 421 volte di fila, senza pause, giusto il tempo di qualche bicchier d’acqua. Bene Wilson Kipsan (due post sotto a questo) l’ha fatto coprendo ognuno di questi 100 metri in 17 secondi e mezzo. Non provatelo, credeteci e basta (il signore in giallino, che ruba il nastro d’arrivo a Wilson, c’ha provato solo per gli ultimi 15 metri).

domenica 29 settembre 2013

C'è chi è fermo (io). E chi corre per davvero.


Wilson Kipsang, nuovo primatista mondiale nella maratona


Post con dedica


Sarei voluto tornare dal concerto di Patrizia Laquidara, ieri sera, nell’insolita sede delle Fonderie di Montorso, e mettermi a scrivere con la musica ancora nelle orecchie. Invece le consuete carte e la necessità di scrivere-per-sopravvivere anche di domenica, mi porta lontano da quello che vorrei dire per dedicarmi a quello che dovrei-e-devo fare. Fine dello sfogo.

L’ho scritto in passato e lo ripeto adesso. Conosco pochissimo Patrizia Laquidara (da poco tornata da una tournée brasiliana) ed il suo repertorio (che brutta espressione). Ho iniziato a colmare la lacuna con il live di ieri e con l’acquisto dell’album Funambola dopo il concerto (peccato non fosse disponibile anche Il Canto dell’Anguana ). Che dire. Ho fatto male a non farlo prima.

Patrizia Laquidara ha una voce per cui si potrebbero sprecare gli aggettivi, per cui ne scelgo uno solo “consapevole”. Una presenza misurata al servizio della musica più che del personaggio (che ha, com’è evidente, la sua fascinosità). Una scelta musicale difficilmente classificabile e che definire eclettica sarebbe limitativo  (leggere le cose che ha fatto, fa girare un po' la testa): parlare di una somma tra jazz, etno, folk, bossa o mpb o quel che volete non mi sembra corretto, perché quello che ho ascoltato ieri sera non è stata certo un’operazione aritmetica. Ho ascoltato un’autrice interprete che ci ha regalato anche qualche cover (tra cui il sonno mattutino con tanto di sbadiglio, di chi passa la notte tra samba e amore, nel primo dei bis) che non nasconde le sue ispirazioni, ma propone soprattutto una precisa identità autorale e musicale. Con uno splendido trio dove allo strumento vocale di Patrizia si sono uniti il basso di Davide Garrattoni e le chitarre di Giancarlo Bianchetti. Vorrei raccontare di più, ma il tempo è scaduto: torno alle sudate e tediose carte. Mi consolerò con il cd portato a casa e con la dedica che Patrizia ha regalato ai lettori del blog.



Rose (dall’album Indirizzo Portoghese)

A Cesare quel che è di Cesare...



... e ad Endrigo ciò che è di Endrigo.

venerdì 20 settembre 2013

“E che c’ho scritto Jo Condor?”

Enrico Letta, oltre al fatto del Subbuteo che mi coinvolge direttamente, dimostra ancora una volta il suo orizzonte generazionale (esiste ‘sta definizione?). Per dire che non è mica fesso ricorre ad uno slogan cult della pubblicità inizio anni settanta, quando le parole della pubblicità entravano nel dizionario o quanto meno nella lingua parlata. Sarei curioso di sapere fino a quale età e generazione questa espressione dice ancora qualcosa. Tant’è che TGCom 24, ma immagino anche altri media, sentono la necessità di spiegare chi fosse Jo Condor. Fa comunque piacere che il lavoro di “noi” copy (scribacchini pubblicitari, come dovrei mettere nel biglietto da visita) possa ancora tornare utile alla comunicazione anche da parte delle massime cariche dello Stato. Ricorderei ad Enrico un altro slogan di Jo Condor “non c’ho il paracadute, non c’ho la mutua” (per molti copy e lavoratori del terziario cosiddetto avanzato, molto attuale) ma questa è un’altra questione e servirebbe un altro blog.

giovedì 19 settembre 2013

Egli mi ha dato un bacio sulla bocca


Questa foto ritrae il bacio tra Caetano e Gil che, insieme ad altri baci, hanno sostenuto una campagna di protesta (Feliciano não me representa) contro le dichiarazioni omofobe del pastore evangelico Marco Feliciano.
Ma questo bacio e prima ancora l’iniziativa dei grillini mi hanno fatto subito ricordare un altro beijo, quella di un classico della scrittura di Veloso “Ele Me Deu Um Beijo na Boca”, dialogo immaginario tra Cae e Gil. Eccola qui con tanto di traduzione, ‘sta volta facile, prechè presa dal libro di Paolo Scarnecchia Musica Popolare Brasiliana, gammalibri – 1983. Solo il testo italiano perché il pezzo è di quelli belli lunghi. Baci in bocca a tutti, ovviamente.
  Ele me deu um beijo na boca
  
Egli mi ha dato un bacio sulla bocca dicendomi:
La vita è vuota come la cuffia
Di un bebè senza testa
E io ho riso a più non posso
E lui: come la testa di una volpe ubriaca
E io ho detto: basta con le tue storie
Di pozzo senza fondo
E io so che il mondo
E un flusso senza letto
Ed è soltanto nel cavo del tuo petto
Che corre un fiume
Ma egli concordò che la vita è buona
Sebbene sia appena una corona:
La faccia è il vuoto
Ed egli rise e rise e rìse e rideva
E io dissi: basta di filosofia
A me bastava che il sindaco desse una sistemata
Alla città di Bahia
Questo fatto riguarderebbe tutta la gente della terra
E noi vedremo nascere una pace bollente
I figli nella guerra fredda
Sarebbe un antincidente
Come una rima
Disinnescando il disegno di quella profezia
Che mi raccontò Vicente
Secondo lastronomia
In novembre dellanno che inizia
Sette astri si allineeranno sullo scorpione
Come nel giorno della bomba di Hiroshima
Ed egli mi guardò
Dallalto e disse rivolto a me:
Delfim, Margareth Thatcher, Menahem Begin
La politica è la fine
E che la critica non tocchi la poesia
II giornale Time dice che i Rolling Stones
Già non appartengono più al mondo del Time
E io dico (Lui ha detto):
Che quello che non appartiene più è il Time
Nel mondo degli Stones, forever rockin and rollin
Perché indurre il disprezzo per i vivi
E fomentare desideri reattivi
Apache, punks, esistenzialisti, hippies, beatniks
Di tutti i tempi innovati
E io dissi si, ma si, ma no, non è questo
Soltanto alcuni santi, al limite, nelle loro dimore
E solitari
Ma egli mi parlò: tu sei triste
Perché la tua dama ti abbandona
E tu non resisti, quando lei compare
Arriva e instaura il suo cosmetico caotico
Tu cominci a guardare con occhio gotico
Di cristiano legittimo
Ma io sono negro, fratello mio
Io so che questo non annulla, ma per fino attiva
Il vecchio ritmo mulatto
E il leone ruggisce
Il fatto è che cè un istmo
Tra il mio dio
E le tue divinità
Io sono del clan di Djavan
E tu sei un fan di Donato
E non ci interessa il trip cristiano
Di Dilan Zimmerman
Ed egli ancora direbbe altro
Ma la canzone deve finire
Ed io risposi:
Il dio che tu senti è il dio dei santi
La superficie iridescente di una bolla vuota
I miei dei sono teste di bebè senza cuffia
Era un momento senza paura e senza desiderio
Egli mi ha dato un bacio sulla bocca
E io ho cor risposto quel bacio






domenica 15 settembre 2013

Morto l'uomo più vecchio del mondo.

Dice il servizio alla radio. 112 anni.  Ed aggiunge: " Qual'è il segreto per vivere a lungo?".
"Non morire" penso subito. Intanto il giornalista intervista il presidente di "Italia Longeva", l'associazione che ancora mi mancava. Sopravviverà anche il blog? Mangando verdura e vivendo sereni, forse sì.

E, come mi piace, provo la solita combinazione speciale con la musica brasilana. Un classico delle dediche al papà, ovviamente di Roberto Carlos, che il giovane Michel Telo, nuovo astro del tormentone made in brasil, dedica al baffuto, e non ancora tanto vecchio, papà presente in sala.
E intanto, grazie all'ottima tinta e alle ottime creme, il settantaduenne Roberto non conosce il problema dei cabelos brancos né delle rugas marcadas pelo tempo. Testo inevitabilmente "retorico", ma perfetto, che commuoverebbe ogni buon papà.




sabato 6 luglio 2013

Enzo & Chico

Mentre riascolto un “vecchio” Cd che Carlos Fernando e Toninho Horta hanno dedicato alla canzoni di Chico Buarque (Qualquer canção) e riascolto l’ottima interpretazione di Pedro Pedreiro mi viene in mente che di canzone esiste una versione italiana di Enzo Jannacci. Pedro che aspettava l’aumento adesso, forse, aspetta perfino il lavoro. E spera nel biglietto della lotteria. Cambiato qualche cosa?
Tra tanti tributi a Jannacci, il piccolo ricordo di coscienzasporca.


venerdì 5 luglio 2013

Aprendo il computer...

... e tutti i programmi  che abitualmente mi servono, per lavoro o per intrattenimento, ancora incapace di scegliere con quale musica accompagnarmi, mi affido ad iTunes DJ. Questo è il  pezzo con cui si apre la giornata. Per muovere un po' il blog, sembrava bello proporvelo.

Il brano Jardins de infancia è di João Bosco e Aldir Blanc.‎
Il disco “Falso Brilhante” (1976). Lei e, ovviamente, Elis. Il testo parla degli orrori della dittatura ricorrendo alle immagini della fiabe. Siamo a metà anni '70...

“Come in una favola c’è sempre una strega da bruciare, un ‎drago che si mangia la gente e una bella addormentata che non ricorda nulla…E c’è chi si nasconde, ‎chi fa finta di nulla, chi non vuole vedere…”‎

E como um conto de fada tem sempre uma bruxa pra apavorar. O dragão comendo gente e a bela adormecida sem acordar. ... E você se escondeu, E você esqueceu.‎

giovedì 20 giugno 2013

Pari opportunità: vorremmo averle anche noi, che paghiamo tutta l'IMU, anzi di più.


Ormai è un virus. tutti i testimoni Ferrero hanno uno scheletro nell'armadio frigorifero.
Dopo Alex, tocca a "santa madre Josepha". Peccato perché il Kinder Delice è la mia merendina preferita. Auf Wiedersehen.


mercoledì 19 giugno 2013

Appello ai lettori del blog.

Si fa un gran parlare di politica. Ma questi appelli elettorali del 1992 valgono mille Ballarò.
Ascoltate Fini. O Craxi. Ascoltate Altissimo. Tutto è ancora fermo lì. Ascoltate il dizionario usato. In più le note di una sigla portentosa. Il logo dei partiti introdotto da una grafica straordinaria. Tanti altri contributi qui.



martedì 18 giugno 2013

Morrer De Amor (su speciale richiesta di mm1)


Perdona la traduzione, certamente zoppicante. Spero sempre nelle correzioni di qualche anima buona. Per farmi perdonare ti aggiungo due versioni a quella di Odette Lara. In portoghese Luciana Souza. In una versione inglese (con testo adattato) Sarah Vaughan. Fantastico pezzo di Oscar Castro Neves e Luvercy Fiorini, portato al successo da Maysa.






Andei sozinha, cheia de mágoas
Ho camminato sola, piena di tormento
Pelas estradas de caminhos sem fim
lungo le strade dal percorso infinito
Tão sem ninguém que pensei
talmente sola che ho pensato
Até em morrer, em morrer
perfino di morire, di morire

Mas vendo sempre que a minha sombra
Ma nel vedere che la mia ombra
Ia ficando cada instante mas só
diventava ogni momento più sola
Muito mais só, sempre a caminhar
molto più sola, continuando a camminare
Para não mais voltar, eu quis morrer
per non tornare più, desiderai morire

Então eu via que eu não morria
Ma vedendo che non sarei morta
Eu só queria morrer de muito amor por ti
volevo solo morire di un grande amore per te

E hoje eu volto na mesma estrada
E ora torno sulla stessa strada
Com esperança infinita no olhar
con infinita speranza negli occhi
Para entregar todo um coração que o amor
per  dare l’intero cuore che l’amore
Escolheu para morrer, morrer de amor
ha scelto per morire, morire di amore.

domenica 2 giugno 2013

Forse il post più confusionario che abbia mai scritto (forse anche no).



Non credo che, fondando il suo movimento Vogliamo Vivere, Emilio Fede pensasse al capolavoro di Ernst Lubitsch. Alla sua presentazione, se ricordate, il teatro era pressochè vuoto. Ieri sera invece un buon numero di spettatori occupava le poltroncine del cinema Odeon a Vicenza dove si proiettata l’edizione restaurata di To be or not to be (Vogliamo vivere! appunto nella traduzione italiana) riportata nelle sale grazie al distributore indipendente Teodora. Film imperdibile illuminato, tra gli altri interpreti, dallo straordinario glamour di Carole Lombard.


Quindi questa settimana sono stato al cinema ben due volte, un tempo standard minimo, oggi evento eccezionale. Come del resto eccezionale era l’occasione di vedere in sala queste due pellicole.
Martedì a vedere Tropicalia eravamo giusto in tre: io, per i motivi che sapete, e una signora brasiliana che portava al cinema la figlia ventenne per darle l’occasione di vedere com’erano quegli anni. Anni in cui, come mi ha raccontato, in ogni aula universitaria c’era almeno un agente della polizia in borghese ad ascoltare quel che si diceva. Insomma se non fosse stato per mamma e figlia avrei rischiato di essere al cine da solo, esperienza davvero terribile. A me è successo solo una volta (l’ho già raccontato?), da bambino, ad una proiezione di Barabba con Anthony Quinn.
Adesso, se penso che in un solo post sono riuscito a mettere insieme tropicalismo, una commedia in bianco e nero e un film d’ispirazione biblica non so proprio come chiuderla. Scelgo Alegria Alegria che la mamma brasiliana canticchiava sottovoce a qualche poltrona di distanza. Buona domenica.