venerdì 10 ottobre 2014

CONCORRENTE MANGUEIRA 2015

Samba n.21, 2015


Oggi si chiudono le consultazioni popolari (non vincolanti nella scelta della scuola) sui brani che la Estação Primeira de Mangueira presenterà alla "Disputa de samba" nel corso del carnevale 2015. Tra i quattro samba che ancora si disputano un posto il samba n.15 di Renan Brandão e compagnia, dedicato alle donne della Mangueira, è ancora oggi in testa con il 47% delle preferenze.
Questo è link per ascoltare tutte le proposte e perfino per dare la vostra indicazione di voto -  Il samba n. 15 invece è nel post qui sopra.


giovedì 2 ottobre 2014

Buon Compleanno Brigitte


Brigitte Bardot ha fatto 80 anni. E già questo meriterebbe un post anche qui. Lo merita a maggior ragione perchè pare che i musicisti brasiliani abbiano un vera fissa per l’icona francese della femminilità. Inutile dire che il pezzo più noto è una delle carrozze del puntualissimo trenino di fine d’anno di cui si è parlato anche qui. Il trenino è stato assemblato dal gruppo belga Two Men Sound, mentre il pezzo originale porta la firma di Miguel Gustavo, che a BB dedica in quegli anni una seconda canzone, meno famosa, ma non meno degna di nota. Entrambe sono cantate da Jorge Veiga cantante in grado di mixare ritmo e vis comica.

In Carta à Brigitte Bardot (Lettera a Brigitte Bardot, 1962), Miguel Gustavo  immagina un sedicente fazendeiro (che Jorge Veiga cita con il proprio nome) intento a scrivere una proposta di matrimonio alla Bardot.  Tra le argomentazioni a supporto della sua offerta non manca di enunciare una prestigiosa parentela con tale Pelè (che poi fa giusto rima con caffé).


L’altra notissima canzone, sempre in forma di marcia, attacca con un verso che dice già tutto. Brigitte Bardot, Bardot. Brigitte beijou, beijou. Na fila do cinema todo mundo se afogou
 Brigitte Bardot, Bardot.  Brigitte baciò, baciò. Nella fila del cinema tutti il mondo è affogato.


Leggo poi che sempre in quel periodo (1963 per l’esattezza) Moreira da Silva e Ribeiro Cunha (autori della celebre Na subida do morro) dedicano all’attice un samba de gafieira direttamente in francese. Altro sinceremente non ho trovato e non riesco a condividere con voi.

In tempi più recenti l’icona Bardot ispira altri due autori brasiliani ben noti a questo blog. Tom Zè ci ricorda che l’invecchiamento di BB è solo l’avviso che anche i nostri sogni si stanno sgretolando (dai, su, un po’ di allegria).


Per Zeca Baleiro “a saudade é uma colcha velha que cobriu um dia numa noite fria nosso amor em brasa, a saudade é brigitte bardot acenando com a mão num filme muito antigo” “la nostalgia è una vecchia coperta che coprì in una notte fredda il nostro amore che bruciava, la nostalgia è Brigitte Bardot che fa un cenno con la mano in un vecchio film”.




martedì 30 settembre 2014

“Um Brasil Diferente” - Gabriele Mirabassi e Roberto Taufic

Um Brasil diferente è il titolo del nuovo progetto discografico del clarinettista Gabriele Mirabassi e del chitarrista Roberto Taufic, prodotto dall’etichetta salentina Dodicilune e distribuito in Italia e all’estero da IRD. Il disco sarà presentato mercoledì 8 ottobre (data dell’uscita ufficiale) con un concerto nel Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.

giovedì 11 settembre 2014

Stradivarius in Rio


Bach e Brazil. Johann Sebastian e Caetano Veloso, il barocco e la bossanova, musica per meditare e musica per ballare… Bisogna saper osare per accostare mondi così lontani, separati da un oceano geografico e 400 anni di storia. Viktoria Mullova osa. La celebre violinista russa promette di lasciare senza fiato chi assisterà al suo concerto cremonese il 27 settembre. Bach nella prima parte da sola (dalla Partita n.1 in si minore), Veloso, Chico Buarque, Antonio Carls Jobim e molti altri nella seconda insieme con l’ensemble che vede suo marito Matthew Barley al violoncello, Paul Clarvis e Luis Guello alle percussioni, Carioca Freitas alla chitarra. (…) “Per la parte brasileira userò il mio Stradivari “Jules Falk” del 1723, precisa l’artista ecc. ecc.

Per leggere l’intero articolo ed intervista raccolta da Giuseppina Manin procuratevi il Corriere di oggi  (pag. 47). Per gustarvi un concerto procuratevi i biglietti  www.museodelviolino.org/stradivarifestival/

domenica 27 luglio 2014

Della serie “il vizietto” (ovvero ogni tanto... un tango): “Chau, non va mas” ovvero ciao, è finita.


Grande tango (l'ultimo composto insieme dai fratelli Exposito), grande testo di Homero Exposito (di cui posto due splendide foto, qui e in fondo), con un inciso magistralmente “rappato” da Roberto Goyeneche. 
Come sempre nel testo, frasi che valgono una canzone: dal “Ciao, è finita,
abbiamo consumato gli spari e il fucile” al finale “...senza avere un’altra pelle dove andare”. Del resto, da uno che si chiama Omero... 


CHAU, NO VA MÁS / CIAO, È FINITA
Homero Expósito e Virgilio Expósito (1974)
http://www.sirenalatina.com/tangolao/tanghi-con-traduzione-a-fronte/
Chau, no va más
 es la ley de la vida devenir.
 Chau, no va más,
 ya gastamos las balas y el fusil.
Te enseñé cómo tiembla la piel
 cuando nace el amor y otra vez lo aprendí,
 pero nadie vivió sin matar,
 sin cortar una flor,
 perfumarse y seguir. 
Ciao, è finita, 
è una legge della vita, divenire.
 Ciao, è finita, 
abbiamo consumato gli spari e il fucile.
 Ti ho insegnato come trema la pelle 
quando nasce l’amore e anch’io l’ho imparato nuovamente,
 ma nessuno è vissuto senza uccidere,
 senza tagliare un fiore,
 profumarsi e andare avanti.
Vivir es cambiar, 
dale paso al progreso que es fatal.
 Chau, no va más, 
simplemente la vida seguirá.
 Ay qué bronca sentir todavía el ayer
y dejarte partir sin llorar.
 Si te pude comprar un bebé,
 acuñar otra vida y cantar.
 Ay qué bronca saber
que me dejo robar
 un futuro que yo no perdí 
pero nada regresa al ayer,
 tenés que seguir.
Vivere è cambiare,
 devi aprirti al progresso, è fatale.
 Ciao, è finita,
 semplicemente la vita continuerà.
 Ah che rabbia sentire ancora l’ieri
 e lasciarti partire senza piangere. 
Avrei potuto comperarti un bebè,
 coniare un’altra vita e cantare.
 Ah che rabbia sapere
 che mi lascio rubare 
un futuro che non ho nemmeno perso,
 ma niente ritorna all’ieri,
 dovrai continuare.
[Tomálo con calma, esto es dialéctica pura.
 Te volverá a pasar tantas veces en la vida,
 yo decía, ¿te acordás?
 “Empezar a pintar todos los días
 sobre el paisaje muerto del pasado 
y lograr, cada vez que necesite 
nueva música, nueva, en nuevo piano.
Vos podés elegir el piano,
 crear la música de una nueva vida
 y vivirla intensamente hasta equivocarte otra vez, 
y luego volver a empezar y volver a equivocarte,
 pero siempre vivir, vivir intensamente
 porque, ¿sabés qué es vivir?”] 
[Prendilo con calma, questo è dialettica pura.
 Ti succederà tante altre volte nella vita, 
io dicevo, ricordi? 
“Cominciare a dipingere tutti i giorni
 sul paesaggio morto del passato,
 e ottenere, ogni volta che sia necessario,
 una nuova musica, nuova, in un nuovo piano.
Tu puoi scegliere il piano,
 creare la musica di una nuova vita
 e viverla intensamente fino a sbagliare ancora, 
eppoi ricominciare e di nuovo sbagliare,
 ma sempre vivendo, vivendo intensamente
 perché, sai cos’è vivere?”]
Vivir es cambiar:
 en cualquier foto vieja lo verás. 
Chau, no va más,
 dale un tiro al pasado y empezá. 
Si lo nuestro no fue ni ganar ni perder,
 fue tan solo la vida, nomás y el intento de un casi bebé 
debe siempre volverse a intentar.
 Sé que es duro matar
 por la espalda el amor 
sin tener otra piel donde ir,
 pero dale, la vida está en flor,
 tenés que surgir. 
Vivere è cambiare: 
basta una  vecchia foto e lo vedrai.
 Ciao, è finita,
 dà un colpo di rivoltella al passato e ricomincia.
 La nostra storia non era cosa da vincere o perdere,
 era soltanto la vita, nient’altro e il tentativo di un quasi bebè
 deve essere sempre ritentato.
 So che è duro uccidere l’amore
 sparandogli alla schiena
 senza avere un’altra pelle dove andare,
 ma dài, la vita è in fiore,
 devi risorgere.

mercoledì 9 luglio 2014

E' nei momenti di difficoltà che si dimostra la propria forza.

Un inno che parla di calcio, ma che fa chiaramente riferimento alla forza dell’intero sistema paese. Uno spottone non a caso sponsorizzato da una grande banca. Rimane un bel video e un tema stile notti magiche, niente di nuovo, ma piacevole. Non manca un riferimento a questa cosa dell’inno cantato a cappella: i brasiliani hanno comunque conservato la voce, ma in effetti la musica era finita.

martedì 17 giugno 2014

Paz, carnaval, futebol.



è passato qualche giorno dalla cerimonia d’apertura dei mondiali in Brasile, sinceramente abbastanza noiosa. Nonostante i tentativi dei cronisti Sky (che oramai montano qualsiasi scoreggia a tornado) nemmeno l’inno We are one m’ha suscitato particolari emozioni. Se qualcuno si fosse domandato chi fosse la bionda che non era Jennifer Lopez (su chi fosse Pitbull non c’erano dubbi) la risposta è Claudia Leitte, un po’ plasticosa ma piacente, perfetta testimone di smalti e allunga ciglia nonchè di una vita spesa tra Axé Music ed esercizi rassoda glutei. Torniamo indietro di qualche anno (2009), ma sempre in un pezzo che parla anche di calcio. La filosofia? Paz, carnaval, futebol, 
não mata, não engorda e não faz mal.
 Pace, carnevale e calcio non uccidono, non fanno ingrassare, non fanno male. Pronti a saltare?

sabato 3 maggio 2014

Caetano Veloso, Abraçaço Tour 2014 (Padova 2 maggio 2014)

Una delle mani con cui mi accingo a scrivere questo post (la destra per la precisione) meno di 24 ore fa ha stretto la mano, seppur per pochi istanti, del più grande artista dell’america latina, come sta scritto sulla locandina di Abraçaço Tour 2014. (Son stato troppo enfatico?).
Davvero in forma Caetano, nessun appannamento, qui suona un’altra primavera, mica l’autunno del patriarca. Il finale, prima dei bis ovviamente, è questo. Una canzone che quaranta e passa anni dopo suona fresca come l’uovo di giornata. Certo oggi Caetano non può permettersi certe tutine... (ma il suono dei registratori in compenso è migliorato di un bel po’). Il testo non è certo tra i più complicati scritti da Caetano, ma questa semplice vicenda quotidiana, la gabbia dorata e la voglia di avventura, al gusto di cipolla, cocacola e caffè si fa ancora cantare. Con Caetano che, ad ampi gesti, invita il pubblico ad andare via con lui.



Você não entende nada
Tu non capisci niente
(Caetano Veloso)

Quando eu chego em casa nada me consola

Quando arrivo a casa niente mi conforta
Você está sempre aflita

Tu sei sempre tormentata
Lágrimas nos olhos, de cortar cebola

Le lacrime agli occhi per aver tagliato le cipolle
Você é tão bonita

Sei così bella
Você traz a coca-cola eu tomo

Versi la Coca-cola, io bevo
Você bota a mesa, eu como, eu como
Porti il dolce, io mangio
Eu como, eu como, eu como
Mangio, mangio, mangio, mangio
Você não está entendendo
Non stai capendo
Quase nada do que eu digo

quasi niente di quello che dico
Eu quero ir-me embora

Voglio andarmene via
Eu quero é dar o fora

Voglio uscire
E quero que você venha comigo

Voglio che tu venga con me
E quero que você venha comigo

Voglio che tu venga con me
Eu me sento, eu fumo, eu como, eu não aguento
Mi siedo, fumo, mangio, non riesco a stare in piedi
Você está tão curtida

Tu sei così abbronzata
Eu quero tocar fogo neste apartamento

Voglio dar fuoco a questa casa
Você não acredita

Tu non ci credi
Traz meu café com Suita eu tomo

Porti il mio caffè con il Dietor, io bevo
Bota a sobremesa eu como, eu como

Prepari la tavola, io mangio
Eu como, eu como, eu como
Mangio, mangio, mangio, mangio
Você tem que saber que eu quero correr mundo

Tu devi sapere che quello che voglio è girare il mondo
Correr perigo
correre pericoli
Eu quero é ir-me embora

Voglio andarmene via
Eu quero dar o fora

Voglio uscire
E quero que você venha comigo

Voglio che tu venga con me,


giovedì 9 gennaio 2014

Cuore di figli


Tantissimissimo tempo fa Sergio (che non so se, di tanto in tanto, capiti ancora sul blog) mi aveva suggerito l’ascolto di Quando eu quero falar com Deus di Gilberto Gil (autore di grandi pezzi, proprio come questo) nell’interpretazione a cappella di Elis Regina. Faccio di più: a quella della mamma aggiungo le due interpretazioni dei figli Maria Rita prima e Pedro Mariano poi (accompagnato al piano da papà Cesar Camargo) che condividono un dettaglio davvero particolare: entrambi alla fine del pezzo scoppiano in lacrime, immagino proprio nel ricordo della mamma persa da bambini. Una coincidenza che non mi lascia indifferente e a cui non avevo ancora fatto caso.
La traduzione arriva da http://traducitaliait.wordpress.com/tag/gilberto-gil/ (che ringrazio)




Se voglio parlare con Dio

Se voglio parlare con Dio devo stare solo,
devo spegnere la luce, devo tacere la voce,
devo trovare la pace, devo sciogliere i nodi
delle scarpe, della cravatta, dei desideri, delle paure,
devo dimenticare la data, devo perdere i conti,
devo avere le mani vuote, avere l’anima e il corpo, nudi.

Se voglio parlare con Dio devo accettare il dolore,
devo mangiare il pane che il diavolo ha impastato,
devo diventare un cane, devo leccare il pavimento
dei palazzi, dei castelli suntuosi del mio sogno,
devo vedermi triste, devo credermi tenebroso
e nonostante l’immenso male rallegrare il mio cuore.

Se voglio parlare con Dio devo avventurarmi, 
devo salire in cielo senza le corde per tenermi,
devo dire addio, voltare le spalle,
camminare deciso per la strada
Che quando finisce, finisce nel nulla
nulla, nulla, nulla, nulla
nulla, nulla, nulla, nulla
di quel che pensavo di trovare.

martedì 7 gennaio 2014

Mais un adeus: un classico che ancora mancava.

Cominciamo con il dire che la parola “adeus” suona leggermente diversa dal nostro addio, diciamo più un arrivederci (che può anche includere una separazione dolorosa, come nel caso della nostra canzone) che un congedo definitivo. Insomma un goodbye portoghese. Non a caso Every time we say goodbye di Cole Porter diventa Toda vez que eu digo adeus (ascoltare Cassia Eller per credere).
  
Continuo osservando che la lista delle canzoni brasiliane che contengono la parola addio non è certo corta. C’è un Adeus di Noel Rosa e un altro di Dorival Caymmi, per arrivare a Guilherme Arantes con la bellissima Um dia, um adeus cantata anche da Vanessa da Mata (Multishow ao Vivo 2009).

 

Ma è certamente Jobim quello che con gli Adeus ci ha dato più dentro, cantando e sussurrando anche il Pra dizer adues, classico di Edu Lobo e Torquato Neto.

Ma veniamo a Mais um adeus (Toquinho e Vinicius) che ha avuto una stupenda versione italiana, ancora una volta grazie a Sergio Bardotti e all'interpretazione di Ornella Vanoni. La “versificazione” italiana è praticamente perfetta, traducendo non solo le parole ma lo spirito della canzone, anche negli inevitabili cambiamenti (il gin si trasforma in whisky). Non dico nulla di nuovo (lo dico solo per suggerire l’ascolto a chi non l’avesse ancora fatto) parlando della capacità di presa di questo racconto della separazione,  visto dai due punti di vista, quello di lui e quello di lei, che danno vita ad un perfetto contrappunto musicale ed emotivo. Dalla musica al testo, semplice e altissimo come tutte le cose più belle di Vinicius, il passaggio per me al top è in quello “Spedisci anche i soldi per l’appartamento perchè un pagamento non è come me aspettare non sa” che racconta come anche il lato più prosaico di un amore possa diventare poesia.

Nel versione portoghese Toquinho e Maria Medalha sono un superclassico (con una dedica speciale a Giorgia, che ha suggerito questo post) ma anche la versione con tutta la famiglia  non è niente male. Un'idea per il prossimo Natale! Adeus, anzì a presto. Magari per ascoltare un altro brano “idealmente” a due voci come Sinal Fechado di Paulinho da Viola, racconto stracciacuore di un casuale incontro tra due ex amanti al semaforo rosso,  che finisce con un inesorabile quanto frettoloso adeus allo scatto del verde. 




domenica 5 gennaio 2014

Elis, a musical.


La vita di Elis è diventata un musical, ma che impresa trovare chi possa interpretare la nostra Pimentinha. A vedere questo estratto dai casting c’è da rinunciare al progetto. Eppure nel video, occhi azzurri e capelli crespi, c’è la nuova Elis (detta così è un po’ grossa e irrispettoso verso il mito). 


Laila Garin (che nel provino intona Maria Maria di Milton Nascimento e Fernando Brandt) non ha colpe e immagino abbia diversi meriti: chiunque sarebbe stata comunque ben lontana dal modello originale, ovviamente irraggiungibile e non solo per qualità vocali. Avranno scelto, immagino, l’attrice con il temperamento più vicino a quello della nostra Elis, quella più credibile, anche fisicamente, come si può vedere nella foto qui sotto, con il trucco di scena.



Da quello che leggo lo spettacolo, scritto da Nelson Motta (una garanzia) e da Patricia Andrade e diretto da Dennis Carvalho, piace ed emoziona. Da quello che vedo (qualche spezzone su youtube) mi sembra un’ottima produzione con quel particolare sapore trash che hanno tutti i musical, probabilmente inevitabile per catturare sponsor e pubblico: se tutto questo serve comunque a far scoprire Elis a chi non l’avesse conosciuta (se non altro per ragioni anagrafiche) ben venga il musical attualmente in scena al teatro Casa Grande di Rio. A patto che, applaudita Laila Garin, una volta a casa si torni ad ascoltare l’unica Elis di sempre. 

Offro il mio modesto contributo partendo proprio dalla fine della storia, dalle ultime apparizioni di Elis nello speciale di fine anno (1981) della TV Record. E dico, in conclusione, la mia: Elis tu si che mi arrivi (e mi spiace per i tanti incensati, seppur vivi, fenomeni vocali che al confronto nemmeno son partiti). Le foto che precedono i due brani (Me deixas louca e O trem azul) ritraggono Elis nei preparativi dietro le quinte e poi sul palco della TV Record .


 

sabato 4 gennaio 2014

Poema degli Occhi

Metto insieme più cose. Un tributo alla TV in b/n (visto che ieri tutti i media hanno celebrato l’inizio delle trasmissioni Rai, il 3 gennaio –appunto- 1954). Un tributo a Patty Pravo che torna ancora una volta sul blog con un classico brasiliano come Poema dos Olhos da Amada di Vinicius: e un tributo a Sergio Endrigo che, con Bardotti, ha importato questo pezzo in Italia.


Un omaggio agli occhi in cui perdersi, mettendo per una volta in secondo piano gli inflazionati tette e culi, addominali e bicipiti. Infine l’anticipazione di un prossimo post dedicato al mio amato Ney Matogrosso di cui è uscito nel 2013 il nuovo disco (siamo intorno al trentesimo, più o meno).   
Qui sotto la sua interpretazione di Poema dos Olhos da Amada, inserita nel precedente Beijo Bandido Ao Vivo, disco che potete ascoltare, traccia per traccia, sul suo sito.

mercoledì 1 gennaio 2014

Adeus, ano velho! Feliz ano novo! Que tudo se realize no ano que vai nascer!



Adeus, ano velho! Feliz ano novo! Que tudo se realize no ano que vai nascer!
Muito dinheiro no bolso, Saúde pra dar e vender!
Para os solteiros, sorte no amor, nenhuma esperança perdida.
Para os casados, nenhuma briga, paz e sossego na vida.



Buon anno a tutti! Stefano

mercoledì 25 dicembre 2013

Caspita è già Natale



Ascoltando Macaxeira Fields di Alexandre Andrés vien subito da pensare a Clube da Esquina.
Impossibile replicare certe imprese, piacevole riascoltare un certo modo di concepire un disco. Gli arrangiamenti di André Mehmari (che, non a caso, a Clube de Esquina dedicò in passato una bella lettura per piano solo) si fanno riconoscere ed apprezzare. Dietro il disco c'è un bel po' di bella gente, di quella con cui dev'essere davvero bello fare musica. Dal momento che non trovo in 'talian gnuna notizia sull'album (che pure ha già un annetto) tocca riaprire l'account e far fare al blog il suo mestiere. Va decisamente meglio con il giapponese: lì, infatti, una  rivista dedicata alla musica latina ha eletto l'album, miglior disco di musica brasiliana dell'anno. E, prima che passi la festa, Felice Natale a tutti.


venerdì 25 ottobre 2013

Italiano, portoghese, spagnolo.

Mi mancava un titolo così. L'occasione me la offre questa Força Estranha, scritta da Caetano per Roberto Carlos nel 1978. La versione italiana (S. Bardotti)  è dello stesso anno. La performance di Caetano del 2011. La versione spagnola di Miguel Poveda, cantante flamenco. E devo ammettere che mi piace, mi piace, mi piace.
(ps: certo che detto in portoghese "eu vi a mulher preparando outra pessoa" è da brivido)







sabato 19 ottobre 2013

Chissà quando ti somiglierò, ma tutto quel che so è che succederà, Vinicius, velho, saravà.

Questo blog probabilmente non esisterebbe se 100 anni fa esatti non fosse nato questo uomo e se 100 anni fa esatti questo uomo non fosse nato, io sarei sicuramente un'altra persona.

domenica 13 ottobre 2013

Gloria a Gloria.

Che Gloria di Sebastian Lelio sia un grande film, non lo devo dire io.
Che quella di Pualina Garcia sia una grandissima interpretazione, l'ha subito capito la giuria del festival di Berlino attribuendole l'Orso d'Argento come migliore attrice. Cosa può aggiungere coscienzasporca? Due curiosità "brasiliane": in una scena si ascolta Águas de Março, in un'interpretazione molto aderente a quella di Elis e Tom (alla chitarra e voce maschile Hugo Moraga, che io non conoscevo) e più avanti, in un momento "fumato", una Lança Perfume di Rita Lee. Gran finale poi con Tozzi, spanish version (e bisogna dire che il pezzo ci sta tutto)


giovedì 10 ottobre 2013

Duecento, proprio oggi.

Con i migliori auguri di coscienzasporca.

Quando Nanni Loi intingeva il cornetto nel cappuccino altrui.

Nuove idee di marketing. Solita candid camera, usata questo volta per il remake di Carrie. Idea semplice, realizzata bene. Forse l'interprete della candid in questione, meglio di Chloe Moretz (comunque avezza alle parti horror) chiamata all'impossibile confronto con gli occhi di Sissy Spacek.



Stessa tecnica, altro bar, ecco l'omaggio ai Nanni Loi di cui nel titolo. Buona colazione.

mercoledì 9 ottobre 2013

Se non ho fatto male i conti.


Da quanto non correte 100 metri di fila? Mettevi alla prova, senza esagerare, e cronometratevi. Che tempo avete fatto? Immaginate adesso di correre questi 100 m per 421 volte di fila, senza pause, giusto il tempo di qualche bicchier d’acqua. Bene Wilson Kipsan (due post sotto a questo) l’ha fatto coprendo ognuno di questi 100 metri in 17 secondi e mezzo. Non provatelo, credeteci e basta (il signore in giallino, che ruba il nastro d’arrivo a Wilson, c’ha provato solo per gli ultimi 15 metri).

domenica 29 settembre 2013

C'è chi è fermo (io). E chi corre per davvero.


Wilson Kipsang, nuovo primatista mondiale nella maratona


Post con dedica


Sarei voluto tornare dal concerto di Patrizia Laquidara, ieri sera, nell’insolita sede delle Fonderie di Montorso, e mettermi a scrivere con la musica ancora nelle orecchie. Invece le consuete carte e la necessità di scrivere-per-sopravvivere anche di domenica, mi porta lontano da quello che vorrei dire per dedicarmi a quello che dovrei-e-devo fare. Fine dello sfogo.

L’ho scritto in passato e lo ripeto adesso. Conosco pochissimo Patrizia Laquidara (da poco tornata da una tournée brasiliana) ed il suo repertorio (che brutta espressione). Ho iniziato a colmare la lacuna con il live di ieri e con l’acquisto dell’album Funambola dopo il concerto (peccato non fosse disponibile anche Il Canto dell’Anguana ). Che dire. Ho fatto male a non farlo prima.

Patrizia Laquidara ha una voce per cui si potrebbero sprecare gli aggettivi, per cui ne scelgo uno solo “consapevole”. Una presenza misurata al servizio della musica più che del personaggio (che ha, com’è evidente, la sua fascinosità). Una scelta musicale difficilmente classificabile e che definire eclettica sarebbe limitativo  (leggere le cose che ha fatto, fa girare un po' la testa): parlare di una somma tra jazz, etno, folk, bossa o mpb o quel che volete non mi sembra corretto, perché quello che ho ascoltato ieri sera non è stata certo un’operazione aritmetica. Ho ascoltato un’autrice interprete che ci ha regalato anche qualche cover (tra cui il sonno mattutino con tanto di sbadiglio, di chi passa la notte tra samba e amore, nel primo dei bis) che non nasconde le sue ispirazioni, ma propone soprattutto una precisa identità autorale e musicale. Con uno splendido trio dove allo strumento vocale di Patrizia si sono uniti il basso di Davide Garrattoni e le chitarre di Giancarlo Bianchetti. Vorrei raccontare di più, ma il tempo è scaduto: torno alle sudate e tediose carte. Mi consolerò con il cd portato a casa e con la dedica che Patrizia ha regalato ai lettori del blog.



Rose (dall’album Indirizzo Portoghese)

A Cesare quel che è di Cesare...



... e ad Endrigo ciò che è di Endrigo.