Fred Martins - Tempo Afora
(Composição: Fred Martins / Marcelo Diniz)
Questo giovin signore sa scrivere canzoni: l’ha capito benissimo uno che se ne intende come Ney Matogrosso che, nei suoi ultimi dischi, ha più volte attinto dal canzoniere di Fred Martins. Guanabara e Tempo Afora sono due album da prendere in considerazione. Oltretutto Fred sfoggia una bella faccia alla Simone Annicchiarico, non trovate anche voi?
Qui sotto Ney Matogrosso con Pedro Luis e A Parede registrano Tempo afora per il bellissimo Vagabundo (2004), album che consiglio "ad alto volume" per riscaldare questo anticipo di inverno.
Come dicevo in questo periodo mi è quasi impossibile scrivere qualcosa.
Ma oggi è la giornata dei bambini “O Dia da Criança” è come sempre mi piace ricordarlo. Sappiamo che ai bambini Vinicius ha dedicato delle bellissime poesie canzoni, che conosciamo anche nella versione italiana. In questo caso la canzone è di Bruno Lauzi, dall’album Johnny Bassotto, ma la dedica è pur sempre per Vinicius de Moraes.
Il meccanismo di Glee è semplice, ma perfetto: quello che cantano i protagonisti, il testo della canzone, ha a che fare con quello che sta loro capitando e la cosa funziona piuttosto bene. Niente da dire, gli americani ci sanno fare: sanno inventare ottimi plot, svilupparli in sceneggiature impeccabili, sanno creare personaggi e sceglierne gli interpreti. E sanno scegliere le canzoni. Quello che potrebbe essere un talent alla “amici” diventa una perfetta fiction tv. Con una serie di cover davvero felici. Come nella 16 puntata (1^ serie) dal titolo “House”, incentrata su affetti e case, che ha come pezzo forte la cover di A house is not a home (Burt Bacharach) lanciata da Dionne Warwick e riproposta da un’infinita di altri interpreti (Sarah Vaughan tra le interpreti jazz) fino alla memorabile voce r&b di Luther Vandross. Buon weekend.
è vero, è scomparso il festivalbar, dall’Arena di Verona così come dalla piazza di Asiago dove si esibì, nel 1990, anche Mia Martini (proprio ieri, 20 settembre, il suo compleanno) in un pezzo di Enrico Ruggeri “Domani più su” (no occhiobuio, non si può, bisogna votarne una delle tre, piacciano o non piacciano).
E visto che ad X-Factor (ancora?) si cerca una nuova popstar italiana mi piacerebbe riascoltare Al mondo di Mia Martini, dall’album Sensi e Controsensi (1975).
Nevruz ed Elio, astutamente, hanno pescato dal repertorio italiano confrontandosi subito con due voci micadaridere come Mina (Se telefonando) e Demetrio Stratos (Pugni chiusi). Penso che qualche ragazza, prima di scomparire tutte dalla scena, avrebbe potuto beneficiare di un brano così. L’album che si apre con Al mondo si chiude con un po’ di brasile, visto che Volesse il Cielo (un vero e proprio lied, introdotta dalla strumentale Sensi) porta la firma di Sergio Bardotti e Vinicius De Moraes. In questo caso, però, senza l’x-factor di Mia Martini è meglio lasciar perdere (suggerisco a Tommassini di dimenticare per un attimo Madonna e ritrovare queste quattro sedie bianche)
Volesse il cielo (Sergio Bardotti - Vinicius De Moraes)
Mentre "mando in stampa" il post, mi giunge (non seguo le assegnazioni dei brani ma solo la puntata del martedì) la notizia che Nathalie canterà Piccolo Uomo (lasciate fare ad Elio) grandissima canzone non si discute, scelta un po' ovvia, ma ci sta.
Enrico Ruggeri, come capita a Chico Buarque, è un autore particolarmente ispirato dall’universo femminile. Ecco trovata l’affinità al mondo brasiliano, indispensabile per meritarsi una citazione nel blog. Fatta sta premessa veniamo al dunque.
In un commento ho chiesto ad occhiobuio quale potrebbe essere la prima canzone di Ruggeri che ascolteremo dalla voce dei concorrenti di X-Factor, e in effetti “Il mare d’inverno” che suggerisce è una buona candidata (cantata nella seconda edizione anche da Daniele Magro). Nella stessa edizione, ma in finalissima, The Bastard Sons Of Dioniso “portarono” Contessa.Propongo allora un piccolo sondaggio. Quale tra queste hit del Ruggeri in Lozza bianchi indichereste ai concorrenti di X-Factor? Cliccate in alto a destra per il vostro voto. Push the botton!
A inizio anni ’80, Diana Est (notevole somiglianza con Federica Pellegrini) cantava Tenax e Le Louvre, entrambe con testi di Enrico Ruggeri. In quest’ultima, prima di Una notte al Museo 2, Ruggeri immagina la fuga dei capolavori dai musei, l’arte che si afferma sulla civiltà del banale. Qui Diana Est è al Festivalbar (scomparso da un paio d’anni) con il suo classico e ancora attualissimo stile peplum, stivale al ginocchio e gran taglio di capelli.
Digitando X-Factor su youtube questo il primo (e unico) video che appare, in questo momento, nella colonna dei video sponsorizzati. Quando si parla di web-marketing...
In un post di qualche giorno fa, potete ascoltare la deliziosa “Cosa hai messo nel caffè”. La voce è quella di Lisa Ono, cantante nippo-brasileira che le cronache danno sei mesi in brasile e sei mesi in giappone: ambasciatrice della bossa nel paese del sol levante, Lisa Ono è una giramondo che ha suonato con un bel po’ di gente, da Jobim e LittleTony. L’autore del brano è Riccardo Del Turco, di cui tutti abbiamo cantacchiato luglio col bene che ti voglio. Nella logica del “un post tira l’altro”, da Riccardo torniamo al Brasile, precisamente a quel Adoniran Barbosa di cui si festeggiano i 100 anni dalla nascita. Proprio a Del Turco si deve, infatti, la versione italiana di un superclassico di Adoniran, quel “Trem das Onze” che tutti conosciamo come “Figlio unico”. Del Turco, o chi per lui, ha aggiunto quel coretto che suona così napoletano e che fa “pascalino du, pascalino du, pascalino du”, talmente indovinato da rimbalzare in molte versioni brasiliane (qualcuno sosterrà siano stati i Demônios da Garoa, che inciserò il brano nello stesso anno, il 1966, ma voglio pensare sia stato Del Turco).
Maria Gadu ha il merito di arrivare al nocciolo amaro di una canzone allegra, in grado di trascinare tutti nel coretto. Anche al piano di Bollani questo figlio unico, suono molto malinconico.
Come in altre occasioni propongo infine la versione da “concerto in automobile”, ambiente in cui la musica può ancora esprimere il suo livello più alto. Sarà perchè la mia formazione musicale viene dai viaggi con papà in Fiat 1500L, cantando “La mia canzone al vento” di Cherubini-Bixio, anno 1939. Qualcosa che per papà, classe 1918, doveva suonare molto pop.
Ho trovato molto bella la versione party nello spot jaegermeister (Goldfrapp version).
Parlo di Physical, canzone manifesto degli anni ’80. Di anni, adesso, ne sono passati trenta e mi pare che il manifesto sia ancora appeso. Questa la versione di Glee, con la partecipazione straordinaria della over 60 Olivia Newton-John. Dopo l’abbandono di Grey’s Anatomy, Glee (che riparte il 15 settembre), Mad Man e Lie to Me, rimangono le serie tv nel mio personale palinsesto. Al Festival della Mente di Sarzana si è parlato anche della fiction come nuova forma di romanzo, tesi di cui si dibatte da tempo. Se recuperate il Corriere di domenica 5 settembre, ne parla Ida Bozzi nella pagina dei libri.
Certo per incollare alle tv di 148 paesi 1 miliardo di persone ci vuole Messi o almeno Placido Domingo. Rigoletto a Mantova è un grande spettacolo, immagino un lavoraccio complicatissimo, con un esito televisivo direi perfettamente riuscito. Al di là dei tanti meriti resta il fatto che quello di Domingo è davvero un Rigoletto imbarazzante, oltre ogni comprensibile esigenza di marketing, con il risultato di snaturare totalmente uno dei più bei ruoli del teatro lirico. Un Rigoletto senza Rigoletto: un po’ come il goal di Cassano nella fantozziana diretta Rai.
Mi è capitato di vedere il nuovo TG di Mentana su la 7. Mi è capitato di sentire che oggi, in diretta dalle 18.30, il nuovo TG di Mentana seguirà “l’attesissimo” discorso di Fini dalla Festa di Mirabello. A parte l’idea di un partito che meno di un mese fa nemmeno esisteva e oggi è già in festa, buon per loro, posso dirvi che di quello che dirà oggi Fini, stando all’enfasi di Mentana qualcosa di definitivo per le nostre sorti patrie, non me ne frega assolutamente un cazzo? Concludo dicendo che a Luisella manca purtroppo l'inconsapevolezza dell’esser bella, da cui deriva il fascino assoluto. Altrimenti sarebbe perfetta. Buona domenica. (anche oggi l’ascolto proposto è assolutamente svicolato dal contenuto del post è arriva da “De Bem com a Vida”, album in cui Alberto Rosenblit, autore di diverse colonne sonore delle novelas di Rete Globo, duetta con un sacco di bella gente. Bello vederlo con Zelia Duncan mentre studiano la canzone “Beco das Garrafas” dedicata ad una delle strade dove è nato il genere e il mito della bossa nova).
L’art lo puoi fare in qualsiasi lingua, il copy nella tua. Per questo, rispetto ai colleghi art, noi copy ci sentiamo per un verso più limitati, per un altro più al sicuro. “Mica verranno i copy cinesi a toglierci il lavoro”: questa la più scontata delle conclusioni. Che è diventata invece realtà, come potete leggere nell’annuncio qui sopra. Possiamo consolarci pensando che va ancora peggio ai "fluffer", stimati professionisti nel campo cinematografico, cui spettava il compito meccanico di scaldare gli attori dietro le quinte dei film porno, tristemente e pericolosamente sostituiti dalla chimica di una pastiglia.
The Washington Post March, sarà pure una simpatica marcetta patriottica, perfetta nel contesto di tanti film USA. Ora però, ad ascoltarla e riascoltarla negli spot di CheBanca! mi fa uno strano effetto. Riesco solo a pensare ad un gruppo di persone che, con la bombetta in testa o la maschera di qualche presidente (da Nixon al Berlusca, fate voi) entra in banca a riprendersi i soldi. Solo i drughi sapevano scegliere colonne sonore così trascinanti.
Compro il giornale un giorno sì, l’altro no: sono diventato un lettore lento e per leggere ciò che mi interessa mi ci vogliono almeno un paio di giorni, quindi... Sul Corriere di giovedì 19 agosto leggo che (pagina 9 “Berlusconi alla prova della verità” di Paola Di Caro), anche in vista di possibili elezioni, piace la proposta del ministro Brunetta di organizzare sul territorio un’Operazione verità che riguardi il governo, il premier e i suoi avversari, da portare avanti con tutti i mezzi possibili, internet, feste di partito, porta a porta. Leggo sul corriere.it (e penso sul giornale di oggi) che il Pd è pronto per arrivare porta a porta. Ho capito che, anche ‘sta volta, le elezioni le vince Bruno Vespa.
Qui la memoria un po’ mi tradisce. Ma credo sia stato proprio con Florinda Bolkan che, da ragazzini, abbiamo sentito parlare per la prima volta di omosessualità femminile, tant’è che di tanti termini a noi noti per quella maschile, solo la parola lesbica definiva l’attrazione tra donna e donna. Una sola parola che suscitava emozioni e reazioni così diverse, dalla curiosità ad una sorta di paura, alla difficoltà di capire come funzionassero esattamente le cose. Un mistero, che Florinda Bolkan incarnava alla perfezione.
Di “Metti una sera a cena”, classico titolo che ti frulla in testa, non ho visto nulla, se non le scene recuperate su youtube, a partire ovviamente dal triangolo Bolkan- Musante-Capolicchio: scena in cui appare anche un must dei nostri (e non solo) giochi d’infanzia, quella Lavagna Magica presente anche in una scena di Toy Story. Scopro che ulteriore motivo di interesse per questo film sia il montaggio di Franco Arcalli (quante cose mi mancano). Conoscevo invece il brano dalla colonna sonora di Morricone annoverato nel genere bossanova. Mi metto alla ricerca del film e scusate se il post ha messo insieme di tutto, come certi cocktail fatti in casa!
Con il ferragosto ad anticipare il prossimo autunno, nebbie e lumache ad attraversarmi la strada, mi son trovato a pensare come, oltreoceano, l’inverno sarà tra poco cosa passata e sarà di nuovo primavera, la stagione degli innamorati. “Vamos falar de amor. Somente de amor” così attacca Tim Maia nel brano scritto da Cassiano e Silvio Rochael, che qui sotto ascoltate nella versione del grande soulman brasiliano.
Quelli che allego sono invece un paio di video dei Pato Fu, relativi al loro ultimo disco Música de Brinquedo (2010) Stesso spirito leggero dei precedenti album, ma con maniacale attenzione a ogni dettaglio sonoro; ancora una volta un disco suonato con i giocattoli dei figli e con l'indispensabile voce di Fernanda Takai. Quello che davvero mi piace del disco e dei relativi video è quanto gli adulti si divertano a fare i bambini e quanto i bambini si divertano a fare gli adulti, trovandosi tutti insieme in quel perfetto spazio da vivere e condividere (direi allora da condi-vivere) che è la musica. Fa notizia, oltre che piacere, scoprire che la rivista Time include i Pato Fu tra le 10 miglior band (non USA) del mondo.
Ferragosto a casa. Non è la prima volta, non si sta poi male, non vorrei però diventasse un’abitudine. Certo non fossi bloccato dalla schiena, se per casa non circolassero certi colpi di tosse, se fuori non ci fosse la nebbia, se non mi fossi costretto a leggere un libro che “fondamentalmente” mi annoia, se non avessi pagato una follia di imposte rifiuti... Fate conto che questa mattina mi sono comprato un piumino! In sottofondo l’ultimo disco di Nina Becker che poi sono due, come i colori scelti per il titolo, Azul e Vermelho. Ma per Ferragosto, mentre aspetto di mettere il cerotto sulla schiena e dormire sul fianco che non mi fa male (quello su cui dormivo una volta, quando il letto era orientato diversamente) scelgo qualcosa veramente speciale, che mi dispiace rischi di passare inascoltato in questo periodo di minori contatti. Il trio è davvero formidabile per la voce di Mel Tormé che avrei voluto come mio insegnante di canto, per il piano di George Shearing di cui mi sono sempre compiaciuto, per l’orchestra (ed il sax) di Gerry Mulligan. Classe, leggerezza, divertimento fanno di The Classic Concert Live, un vero classic, che diventa perfezione quando l’autore del brano è Tom Jobim (Wave + Agua de Beber). Buon festa dell’Assunta, buon picnic e attenti a prendere l’ascensore se il palazzo si è svuotato.
In un periodo vacanziero mi sembra inevitabile che i post prendano una piega (apparentemente) più leggera. Troppi giorni così simili l’uno all’altro e per un periodo così prolungato ti fanno sentire come Bill Murray nel giorno della marmotta. Suona la sveglia e sai già tutto il copione a memoria: hai voglia a trovare delle varianti! Non ti resta che scavare ed approfondire cercando di ottenere il meglio dalle relazioni con gli altri che, per quanto ripetitive, offrono sempre qualcosa per cui vale la pena risvegliarsi. Colonna sonora imprescindibile Bono, mica quello del Comunale di iersera, ma il Sonny di “I Got You Babe” quello che ha prestato il pezzo d’esordio alla venexiana Nicoletta. E per chi ama l’ukulele, come amava Marilyn, imperdibile la versione in falsetto di Tiny Tim, uno capace di morire sul palco durante uno show all’Ukulele Hall of Fame, un po’ come se Fabio Grosso fosse morto tirando il rigore ai mondiali di Berlino 2006.
Altro che disputa Berlusconi/Fini …ci vogliono ben altre questioni per mettermi in difficoltà. Ad esempio uno scontro come questo, tra le mamme tirate per una serata disco al villaggio (ma pur sempre rassicuranti) e le figlie di successo globalizzate, sponsorizzate dai frullatori girmi e a loro modo un po’ inquietanti. Dovendo scegliere che dite?
Probabilmente lo sapete già tutti e io sono l’ultimo a saperlo (oltretutto per caso) ma Il Paradiso di Patty Pravo è, in sostanza, la cover di una cover. A Patty, il pezzo di Battisti/Mogol viene proposto dopo il successo della versione inglese, (If Paradise Is) Half as Nice cantata dagli Amen Corner arrivata niente meno che al 1 posto della UK Singles Chart. Ma a loro volta gli inglesi vi arrivano dopo la prima versione italiana, finalmente l’originale, cantata e incisa con modesto successo da Ambra Borelli, in arte Ragazza77, "madrina" del beat italiano. Come ci sono arrivato? Semplice cercando notizie sulla cover italiana cantata da Patty Pravo di un brano cantato da Maria Bethania. La canzone, che in portoghese fa Ambar, in italiano diventa Ambra, e digitando su google le parole chiave della ricerca, da Ambra titolo arrivo ad Ambra Borelli e a tutta la storia di cui sopra. Finisce così che de Il Paradiso ho potuto trovare e linkare tutte le versioni, mentre di Ambar mi devo fermare alla versione brasiliana, non trovando l’audio di quella italiana. L’interpretazione, come dicevo, è quella di Maria Bethania, l’inspirazione è quella di Adriana Calcanhoto autrice di parole e musica, la traduzione letterale di Max de Tomassi che ha scritto anche l’adattamento italiano per la versione di Patty Pravo. Se mi avete seguito fin qui, siete stati davvero bravi.
Âmbar Maria Bethânia Composição: Adriana Calcanhoto
Tá tudo aceso em mim È tutto acceso in me Tá tudo assim tão claro tutto così chiaro Tá tudo brilhando em mim risplende tutto dentro di me Tudo ligado tutto collegato Como se eu fosse um morro iluminado come se io fossi un colle illuminato Por um âmbar elétrico da un ambra elettrica Que vazasse dos prédios che uscisse fuori dalle case E banhasse a Lagoa até São Conrado e bagnasse la Lagoa fino a San Conrado E ganhasse as Canoas fino a Canoas Aqui do outro lado Qui dall’altra parte Tudo plugado è tutto inserito, tutto collegato Tudo me ardendo mi brucia tutto dentro Tá tudo assim queimando em mim sento esplodere tutto in me Como salva de fogos come un lancio di fuochi Desde que sim eu vim da quando sono arrivata Morar nos seus olhos ad abitare nei tuoi occhi.