Nel 1993 i Nirvana erano in Brasile e Kurt Cobain provò in tutti i modi ad incontrare Arnaldo Baptista, resosi purtroppo irreperibile. Gli lasciarono quindi questo biglietto con il seguente augurio e monito: "Arnaldo, best wishes to you you and beware of the system, they swallow you up and spit you out like the seed from a mara(s)chino cherry" Love Bill Bartell of Gasatanka Records and White Flag and Kurt Cobain from Nirvana Os Mutantes Love Brilliant Genious good fun and friends.
Il pezzo è dal primo album solista di Arnaldo Baptista "Loki?" (1974) per molti il miglior album rock pop (diciamo così) brasiliano. Sul disco l'avvertenza di suonarlo ad alto volume.
Wilson Simonal (la cui vicenda, il grande successo e poi le accuse di collaborazione con la polizia ai tempi della dittatura militare che ne offuscano la stella, fino alla riabilitazione post mortem) meriterebbe un lungo post come quelli di “un tempo”. Ma, come vedete, il tempo da dedicare al blog è quello che è. Vi rimando alla recensione (di Antonio Forni sul blog di musibrasil) della biografia del cantante uscita da pochi giorni in Brasile. Nel titolo del libro, quello di una canzone Nao vem que não tem che conosciamo tutti, almeno nella versione italiana Sacumdì Sacumdà (parole di Paolo Limiti, arrangiamenti di Augusto Martelli) cantata da Mina (che nell’album Mina canta o Brasil l’ha incisa pure nella versione originale). Ma ne esiste pure una versione francese cantata niente meno che da Brigitte Bardot. Di pochi giorni fa questa versione ao vivo di Max de Castro (già apparso qui sul blog) e “per coincidenza” figlio di Wilson Simonal.
Wilson Simonal "Nao vem que não tem" (autore: Carlos Imperial)
Una bella recensione italiana al primo disco di Adriana "Partimpim" (anno 2004) la leggete qui oppure qui –a firma di Bruno Persico- anche con intervista e traduzioni. Il disco contiene anche una particolare ninna nanna di Arnaldo Antunes che propongo nella versione dal vivo del suo autore. Buona notte, boa noite, goodnight.
Saiba Arnaldo Antunes Saiba: todo mundo foi neném Sappi: tutti sono stati bambini Einstein, Freud e Platão também Einstein, Freud e anche Platone Hitler, Bush e Saddam Hussein Hitler, Bush e Saddam Hussein Quem tem grana e quem não tem Chi ha soldi e chi non ne ha Saiba: todo mundo teve infância Sappi: tutti hanno avuto un'infanzia Maomé já foi criança Maometto è stato bambino Arquimedes, Buda, Galileue Archimede, Buddha, Galileo E também você e eu Ed anche tu ed io Saiba: todo mundo teve medo Sappi: tutti hanno avuto paura Mesmo que seja segredo Anche se in segreto Nietzsche e Simone de Beauvoir Nietzsche e Simone de Beauvoir Fernandinho Beira-Mar Fernandinho Beira-Mar Saiba: todo mundo vai morrer Sappi: tutti moriranno Presidente, general ou rei Presidenti, generali e re Anglo-saxão ou muçulmano Anglosassoni o musulmani Todo e qualquer ser humano Ciascun essere umano Saiba: todo mundo teve pai Sappi: tutti hanno avuto un padre Quem já foi e quem ainda vai Chi è già stato e chi verrà Lao-Tsé, Moisés, Ramsés, Pelè Lao-Tsé, Mosé, Ramsete, Pelè Gandhi, Mike Tyson, Salomé Gandhi, Mike Tyson e Salomé Saiba: todo mundo teve mãe Sappi: tutti hanno avuto una madre Índios, africanos e alemães Indios, africani e tedeschi Nero, Che Guevara, Pinochete Nerone, Che Guevara e Pinochet e também eu e você Ed anche io e te.
Comincio dicendo che, nel sito di Bebel Gilberto, i brani del nuovo album si ascoltano tutti e per intero, il che è già una buona cosa. Bebel, burrosa e tropicale nelle fattezze, vellutata nella voce, è uno dei “nostri” fenomeni da esportazione: ci sarà forse di meglio, ma Bebel ha quel giusto mix genetico, biografico e artistico per giocarsela bene, dentro e fuori casa. Con questo All in One, Bebel inaugura la sua collaborazione con la Verve ovvero con l’etichetta che pubblicò, tanto per dire, i fondamentali dischi di papà João con Stan Getz. Bebel mette insieme in modo efficace anima brasiliana e modernità, partendo sempre da una certa “classicità” come dimostrano i brani in scaletta che pescano anche da Bob Marley e da uno Steve Wonder “minore” ma assolutamente piacevole (già presente nel classico Sergio Mendes and The New Brasil' 77). Per chi, com’è giusto, guarda anche alle collaborazioni che fanno la particolarità di ogni lavoro, dietro All in one ci sono diversi nomi di spicco dal produttore Mark Ronson (Amy Winehouse, Lily Allen) agli arrangiamenti dell’immancabile Carlinhos Brown, ad un duetto con Daniel Jobim sulle note di Bim Bom di papà João. Bebel sarà in europa dal prossimo 25 ottobre, ma nessuna tappa italiana. Evvabbè...
Non potevo dimenticare questo incontro che vede la “negrita” insieme ai “nostri” Caetano, Gal Costa, Chico e Milton (che aveva incluso il brano nell’album “Geraes”del 1976). La traduzione del testo di Violeta Parra viene dal www.antiwarsongs.org
Tornare a diciassett'anni dopo un secolo di vita È come decifrar segni senza essere un sapiente. Tornare all'improvviso fragile come un momento, A sentire tutto dentro, un bimbo di fronte a Dio. Questo è quello che io sento in questo istante fecondo.
E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra, Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.
Ho i passi che vanno indietro mentre i vostri vanno avanti, L'arca dell'alleanza è entrata dentro al mio nido Con tutto il suo arcobaleno, mi passeggia per le vene, E anche la dura catena con cui ci lega il destino E' come un diamante fino, che illumina la mia anima serena.
E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra, Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.
Quel che può il sentimento non lo ha potuto il sapere né il cammino più insigne, né il più vasto pensiero; Tutto si cambia al momento, come concesso da un mago Ci allontana dolcemente da rancori e da violenze, Solo l'amore con la sua scienza ci rende tanto innocenti.
E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra, Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.
L'amore è un turbinìo di purezza originale, Anche un feroce animale sussurra il suo dolce trillo, trattiene i pellegrini, libera i prigionieri. Il vecchio torna bambino con le cure dell'amore E il malvagio, con l'affetto, diventa puro e sincero.
E s'aggroviglia, aggroviglia, come al muro il rampicante E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra, Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.
E come per un incanto la finestra si spalanca, Come un tiepido mattino l'amore entrò col suo manto. Il suono della bella Diana fece spuntare il gelsomino, Volando come un serafino il cielo ha ingioiellato, E i miei diciassette anni li ha fatti tornare un cherubino.
E s'aggroviglia, aggroviglia come al muro il rampicante E poi germoglia, germoglia, muschio che copre la pietra, Come il muschio sulla pietra, sì, sì sì.
Non vorrei sembrare un qualsiasi Feltri o Belpietro alla ricerca di qualche avversario da sputtanare. La notizia, del resto, l’ho letta su l’Espresso e si aggiunge a quanto raccontato in questo vecchio post. Sembra che anche Lucianona abbia tolto il figlio dalla media pubblica per dirottarlo verso il pio istituto salesiano Valsalice. La retta sarà pagata con i proventi (soldi facili) delle battute su Eminenz Ruini, quello che nelle parole di Lucy gongola contando i soldi che lo stato versa alla scuola privata. Sempre la Littizzetto dovrebbe essere protagonista di una prossima fiction RAI, ambientata in un liceo Statale, più o meno con lo scopo dichiarato di far conoscere e in qualche modo simpatizzare per la scuola pubblica. Mi auguro che la notizia si riveli una bufala e che Luciana smentisca (smentisca non giustifichi) la sua scelta: diversamente comincerei a pensare anch’io che quel canone (che continuo a pagare da tanti anni) siano davvero soldi spesi male…
sorvegliati speciali e nel mangiadischi, lo dico per eventuali nuovi lettori, sono le rubriche dei miei ascolti, la prima per le cose più recenti (o per le cose che fin’ora mi ero perso), la seconda per i classici. Nel mangiadischi gira adesso “Voz e Suor”, anno 1983, con la voce di Nana Caymi e il piano di Cesar Cargo Mariano e soprattutto gira questo “Isso e Aquilo”, personale tormentone del momento che voglio condividere con voi.
Tra i sorvegliati speciali il doppio CD (e DVD) Elas cantam Roberto che 20 dive della musica brasiliana hanno dedicato a “o rei” Roberto Carlos per i suoi 50 anni di carriera, preceduto dallo show tenutosi al Theatro Municipal di São Paulo lo scorso 26 maggio di cui propongo il gran finale, divertente quanto emozionante.
Cantano con Roberto Carlos la morbidosa Ivete Sangalo, l’intramontabile Hebe Camargo (per capirci la “Mike Bongiorno” della tv brasiliana), la dolce Sandy , la lirica Celine Imbert , Rosemary già “fata” della Jovem Guarda, la sempre timida Adriana Calcanhotto, l’emozionata Nana Caymmi , la morona e ritrovata Marina Lima , la biondona e sbaciucchiante Claudia Leitte, Mart´nália che nel disco ha un pezzo molto bello, la “ancora” minigonnata Wanderléa altra musa della Jovem Guarda, la bella Paula Toller che già ha avuto 1 citazione nel blog, la sempre in forma Daniela Mercury, la tenebrosa Ana Carolina, la divertita Fafá de Belém, la sussurrante Fernanda Abreu, la miagolante Luiza Possi, l’elegante mamma Zizi Possi che ho amato moltissimo (tranne nei dischi in italiano), la signora Marilia Pera un’infinita carriera in teatro, al cinema e in tv e per finire la ruggente Alcione ... Vi saluto rimandandovi al blog che Vinicius Faustini dedica alla musica di Roberto Carlos, in cui troverete molte notizie in più sulle 20 signore che hanno partecipato al tributo. Per quel che mi riguarda il brano dei 2 cd che in questi giorni ho ascoltato più volte è certamente la versione voz e violao di Do Fundo do Meu Coração interpretata da Adriana Calcanhotto. E finalmente riuscendo a scrivervi di sera, posso salutarvi augurandovi idealmente la buonanotte...
Dicono che “esistono 237 motivi perché una donna decida di andare a letto con un uomo”, compresa la speranza di una licenza edilizia per la propria villetta. Non basterebbero 10 stagioni di annozero per approfondirli tutti.
Così canta Arnaldo Antunes nel brano “Envelhecer” (“invecchiare”) dal suo nuovo disco “IÊ IÊ IÊ”.
Non so quali impulsi peterpaneschi (voglia di qualcosa di ballabile?) abbiano portato Arnaldo Antunes a concepire questo disco anni ’60 che suona tra Jovem Guarda, Twist, Surf e molto altro. Un album “di genere”, ma tutto nuovo, senza alcun ripescaggio, a cui hanno partecipato diversi co-autori, compresi i “soliti” Marisa Monte e Carlinhos Brown.
L’idea del disco a tema, dichiarata già nel titolo, trova conferma nell’omaggio alla nostra Rita Pavone, indicata dall’Arnaldo come grande personaggio della cultura pop di quegli anni. Certo, mettere Rita Pavone nella suoneria del telefonino potrebbe anche essere un’idea… Non chiedetemi un giudizio: certo non è il tipo di uscita che mi aspetterei dalla musica brasiliana. Ma, visto che dall’anagrafe di Antunes mi separano solo pochi mesi, ci dev’essere in questo disco qualcosa che riguarda anche me. Ricordo i dischi della Pavone che giravano per casa (con gli altri 45 giri in un paio di sacchetti di plastica che seguivano il vecchio giradischi portatile). Dirò di più: c’è una foto di mia sorella bambina, davanti al microfono di qualche festival estivo, a fianco di una Rita Pavone agli esordi, ma già famosissima. Dite che sto invecchiando anch’io?
“Arrivi e partenze”, come più volte ricordato in questi giorni, è stata la prima trasmissione tv in onda sulla RAI, condotta ovviamente da Mike Bongiorno, inviato ad intervistare personaggi in arrivo o in partenza dai vari porti e aeroporti italiani. Inutile dire che per chi, come me, ha visto il Rischiatutto a cavallo tra le elementari e le medie, quel programma con il tabellone, Sabina, le cuffie, la 1 la 2 o la 3, il campione Massimo Inardi ed ovviamente Mike occupa una bella fetta dei ricordi televisivi. Non dico niente di nuovo. Il titolo “arrivi e partenze” mi ha rimandato all’album di Milton Nascimento “Encontros e despedidas”, anno 1985, da qualche tempo presente tra i dischi segnalati nella colonna qui a fianco. Così, dovendo scegliere un brano da cui ripartire, riprendo proprio da qui, dagli incontri e dai saluti di Milton. Con la speranza di ritrovare i vecchi lettori e fare, chissà, nuovi incontri. Aggiungo anche una versione in spagnolo, cantata anche da Mercedes Sosa, ma che qui propongo con la voce di Carmina Cannavino e la chitarra di Lucho Gonzales (che aggiunge anche alcune note di Cais) che è la versione da me preferita per “cantarci sopra”.
Milton Nascimento
Carmina Cannavino & Lucho Gonzales
Encontros e despedidas (Milton Nascimento e Fernando Brant)
“Mande notícias do mundo de lá” “Mandami notizie del mondo di là” diz quem fica. chiede chi rimane. “Me dê um abraço, venha me apertar, “Dammi un abbraccio, vieni a stringermi, Tô chetando”. Sto per arrivare”.
Coisa que gosto é poder partir Mi piace poter partire Sem ter planos Senza fare piani Melhor ainda é poder voltar Meglio ancora è poter tornare Quando quero. Quando voglio. Todos os dias é um vai-e-vem, Tutti i giorni è un viavai, A vida se repete na estação La vita si ripete alla stazione Tem gente que chega pra ficar C’è chi arriva per restare Tem gente que vai pra nunca mais C’è chi va per non tornare più Tem gente que vem e quer voltar C’è chi viene e vorrebbe ritornare Tem gente que vai e quer ficar C’è chi va e vorrebbe restare Tem gente que veio só olhar C’è chi è venuto solo per guardare Tem gente a sorrir e a chorar. C’è chi sorride e chi piange. E assim, chegar e partir E così, arrivare e partire São só dois lados da mesma viagem. Sono solo due lati dello stesso viaggio. O trem que chega Il treno che arriva É o mesmo trem da partida È lo stesso treno che parte A hora do encontro L’ora dell’incontro É também despedida È anche quella degli addii A plataforma dessa estação La banchina di questa stazione É a vida desse meu lugar è la vita di questo posto mio É a vida. È la vita.
Mina è tornata a dare la sua inconfondibile voce ad alcuni spot della Barilla. Niente di particolarmente sconvolgente. Straordinari invece questi spot, girati tra il '65 e il '71, diretti da Piero Gherardi, scenografo e costumista tra i più grandi (due oscar per Fellini 8 ½ e La dolce vita) di cui si celebrano proprio quest’anno i cento anni dalla nascita. Pensare poi che la salutistica Barilla della dieta mediterranea accettasse nel 1967 una canzone che esalta il fascino macho di un uomo che fuma (che “sa di fumo” per la precisione) è davvero un bell’esempio di come cambiano i tempi. Straordinari costumi e location di “Se telefonando” (nel 2° spezzone).
Qui sotto una medley di questi bellissimi spot che meritano di essere visti in versione integrale, in gran parte su youtube, anche per il modo graficamente intrigante in cui Gherardi risolve la presentazione della gamma prodotti nel pack shot finale (questo per chi si interessasse -ancora- di pubblicità).
Torno a qualche post fa, precisamente alla bossa dell’iguana, ovvero alla bella interpretazione che Iggy Pop ha dato ad un classico come How Insensitive (Insensatez). Per analogia questo post avrebbe dovuto intitolarsi “La bossa della tigre” proponendo l’’interpretazione dello stesso pezzo da parte della nostra Mina, a cui va certo il merito di aver proposto diversi pezzi brasiliani non sempre aiutata da una felice pronuncia (cosa non secondaria visto che, proprio la musicalità del portoghese, è uno degli ingredienti chiave della musica brasiliana). Tanto per dirne una in questa prova specifica io preferisco decisamente Iggy Pop a Mina. Ma l’intento del post prende tutta un’altra piega perché colpevolmente scopro solo ora che l’ispirazione alla composizione del brano venne a Jobim niente meno che dal Preludio n.4 di Chopin. Allora, se l’accostamento non è troppo forte, propongo di seguito Mina, Chopin e una versione che somma punto di partenza e punto d’arrivo.
Il 9 luglio 1980, giusto 29 anni fa, moriva Vinicius de Moraes, “o branco mais negro do Brasil” come ricorda anche Paolo Villaggio nella presentazione del nostro poetinha. Straordinario come sempre, non ci fa mancare le benedizioni a Pino Calvi, alla Pravo e a Dorelli (da cui deduco che la trasmissione dovrebbe essere un Senza Rete anno 1971, anche per quelle canne d’organo sullo sfondo) e chiude con la versione italiana di A tonga da mironga do kabulete (pubblicata appunto nel ’71), frase che potrebbe dire tutto e niente e che continuo a pensare corrispondere alla bonaria espressione veneta “va in mona to mare” (che non credo abbia bisogno di ulteriori spiegazioni).
Mentre ascolto Vagarosa, il nuovo disco di Céu che vedete tra i sorvegliati speciali, propongo una "vecchia" interpretazione di questo sereno cielo brasiliano dai toni acquerellati. (ah, giusto per curiosità, questo non solo è il titolo più lungo di un mio post ma è anche il numero massimo di battute, 150 per l'esattezza, che blogspot accetta per un titolo.)
Diciamolo pure: oggi il principale partito dell’opposizione è laRepubblica. È laRepubblica ad aver dettato le modalità delle recente campagna elettorale. È laRepubblica ad indicare le principali strategie dell’opposizione. Non voglio parlare di un giornale di partito, visto che il partito non lo vedo, ma certamente del giornale che ha i numeri e quella certa forza (il giornale e il gruppo) per fare opposizione. Allora se a suo tempo D’Alema e Veltroni sono stati direttori de l’Unità perchè non pescare da laRepubblica il nuovo segretario di un possibile partito d’opposizione (chiamiamolo per ora PD). Provocatoriamente chiedo: un Massimo Giannini (che in verità mi piace poco, qui sta la provocazione) potrebbe essere peggio di un Dario Franceschini? E un vecchio Scalfari non sarebbe un bel presidente della Repubblica? Ne è stato perfino il fondatore.
È da un po’ di giorni che voglio dire qualcosa della Serracchiani. Poi mi son fermato perché la cosa subiva aggiornamenti quotidiani (il botta e risposta con Grillo, ad esempio). Quello che mi disturba, e non poco, è quel sito “a casa di Debora”, quell’approccio per forza di cose fresco e leggero, così facebook o nel suo caso così frangettabook. Con tanto di fumettizzazione del personaggio. Mi dicevo: se la ricetta è questa, al di là dell'ampio consenso locale, capisco perchè anche a Prato, come in Emilia e nelle Marche, "il pane e salame" della Lega (farcito, lo concedo, di localismo e paure) comincia ad essere apprezzato. Poi leggo l’ottimo titolo di Emmebi e salto alla disarmante intervista di Curzio Maltese su Repubblica. Poi sento la Meloni alla radio – di sei anni più giovane della Debora- e già ministro, mica una promessa. E ho pensato che il ciuffo di Giorgia, la frangetta della Debora se la mangia in un boccone.