venerdì 17 settembre 2010
X-Fafactor
Digitando X-Factor su youtube questo il primo (e unico) video che appare, in questo momento, nella colonna dei video sponsorizzati. Quando si parla di web-marketing...
Poi non dite che non vi avevo avvertito
Coerente con il motto "si può fare", Massimo Calearo è pronto a sostenere Berlusconi e perfino a fare il Ministro dello Sviluppo Economico. Come dicevo era già tutto previsto.
mercoledì 8 settembre 2010
“Siamo ufficialmente in Tilt”
L’ho sentita iersera nel finale di X-Factor. Penso la adotterò anche nel mio dizionario.
Anche se la migliore rimane “in confronto a voi, Albano e Romina sembrano i Clash”.
Post lungo, serve auto spaziosa.
In un post di qualche giorno fa, potete ascoltare la deliziosa “Cosa hai messo nel caffè”. La voce è quella di Lisa Ono, cantante nippo-brasileira che le cronache danno sei mesi in brasile e sei mesi in giappone: ambasciatrice della bossa nel paese del sol levante, Lisa Ono è una giramondo che ha suonato con un bel po’ di gente, da Jobim e LittleTony. L’autore del brano è Riccardo Del Turco, di cui tutti abbiamo cantacchiato luglio col bene che ti voglio. Nella logica del “un post tira l’altro”, da Riccardo torniamo al Brasile, precisamente a quel Adoniran Barbosa di cui si festeggiano i 100 anni dalla nascita. Proprio a Del Turco si deve, infatti, la versione italiana di un superclassico di Adoniran, quel “Trem das Onze” che tutti conosciamo come “Figlio unico”. Del Turco, o chi per lui, ha aggiunto quel coretto che suona così napoletano e che fa “pascalino du, pascalino du, pascalino du”, talmente indovinato da rimbalzare in molte versioni brasiliane (qualcuno sosterrà siano stati i Demônios da Garoa, che inciserò il brano nello stesso anno, il 1966, ma voglio pensare sia stato Del Turco).
Maria Gadu ha il merito di arrivare al nocciolo amaro di una canzone allegra, in grado di trascinare tutti nel coretto. Anche al piano di Bollani questo figlio unico, suono molto malinconico.
Come in altre occasioni propongo infine la versione da “concerto in automobile”, ambiente in cui la musica può ancora esprimere il suo livello più alto. Sarà perchè la mia formazione musicale viene dai viaggi con papà in Fiat 1500L, cantando “La mia canzone al vento” di Cherubini-Bixio, anno 1939. Qualcosa che per papà, classe 1918, doveva suonare molto pop.
Riccardo Del Turco, Canzonissima 1968
Riccardo Del Turco, Canzonissima 1968
Maria Gadu, dal vivo
Stefano Bollani, dal vivo
Versione per autoradio e passeggeri
martedì 7 settembre 2010
Let me hear your body talk
Ho trovato molto bella la versione party nello spot jaegermeister (Goldfrapp version).
Parlo di Physical, canzone manifesto degli anni ’80. Di anni, adesso, ne sono passati trenta e mi pare che il manifesto sia ancora appeso. Questa la versione di Glee, con la partecipazione straordinaria della over 60 Olivia Newton-John. Dopo l’abbandono di Grey’s Anatomy, Glee (che riparte il 15 settembre), Mad Man e Lie to Me, rimangono le serie tv nel mio personale palinsesto. Al Festival della Mente di Sarzana si è parlato anche della fiction come nuova forma di romanzo, tesi di cui si dibatte da tempo. Se recuperate il Corriere di domenica 5 settembre, ne parla Ida Bozzi nella pagina dei libri.
lunedì 6 settembre 2010
domenica 5 settembre 2010
Rigoletto non c'è. Ma c'è la cremeria.
Certo per incollare alle tv di 148 paesi 1 miliardo di persone ci vuole Messi o almeno Placido Domingo. Rigoletto a Mantova è un grande spettacolo, immagino un lavoraccio complicatissimo, con un esito televisivo direi perfettamente riuscito. Al di là dei tanti meriti resta il fatto che quello di Domingo è davvero un Rigoletto imbarazzante, oltre ogni comprensibile esigenza di marketing, con il risultato di snaturare totalmente uno dei più bei ruoli del teatro lirico. Un Rigoletto senza Rigoletto: un po’ come il goal di Cassano nella fantozziana diretta Rai.
"Discorso, discorso..."
Mi è capitato di vedere il nuovo TG di Mentana su la 7. Mi è capitato di sentire che oggi, in diretta dalle 18.30, il nuovo TG di Mentana seguirà “l’attesissimo” discorso di Fini dalla Festa di Mirabello. A parte l’idea di un partito che meno di un mese fa nemmeno esisteva e oggi è già in festa, buon per loro, posso dirvi che di quello che dirà oggi Fini, stando all’enfasi di Mentana qualcosa di definitivo per le nostre sorti patrie, non me ne frega assolutamente un cazzo? Concludo dicendo che a Luisella manca purtroppo l'inconsapevolezza dell’esser bella, da cui deriva il fascino assoluto. Altrimenti sarebbe perfetta. Buona domenica. (anche oggi l’ascolto proposto è assolutamente svicolato dal contenuto del post è arriva da “De Bem com a Vida”, album in cui Alberto Rosenblit, autore di diverse colonne sonore delle novelas di Rete Globo, duetta con un sacco di bella gente. Bello vederlo con Zelia Duncan mentre studiano la canzone “Beco das Garrafas” dedicata ad una delle strade dove è nato il genere e il mito della bossa nova).
venerdì 3 settembre 2010
F7
Quando non si ha niente di particolare da dire meglio ascoltarsi una canzone.
vitor ramil e marcos suzano_ a zero por hora
vitor ramil e marcos suzano_ a zero por hora
martedì 31 agosto 2010
Visi gialli, pastiglie blu.

L’art lo puoi fare in qualsiasi lingua, il copy nella tua.
Per questo, rispetto ai colleghi art, noi copy ci sentiamo per un verso più limitati, per un altro più al sicuro. “Mica verranno i copy cinesi a toglierci il lavoro”: questa la più scontata delle conclusioni. Che è diventata invece realtà, come potete leggere nell’annuncio qui sopra. Possiamo consolarci pensando che va ancora peggio ai "fluffer", stimati professionisti nel campo cinematografico, cui spettava il compito meccanico di scaldare gli attori dietro le quinte dei film porno, tristemente e pericolosamente sostituiti dalla chimica di una pastiglia.
lunedì 23 agosto 2010
Cosa mi passa per il gulliver...
The Washington Post March, sarà pure una simpatica marcetta patriottica, perfetta nel contesto di tanti film USA. Ora però, ad ascoltarla e riascoltarla negli spot di CheBanca! mi fa uno strano effetto. Riesco solo a pensare ad un gruppo di persone che, con la bombetta in testa o la maschera di qualche presidente (da Nixon al Berlusca, fate voi) entra in banca a riprendersi i soldi.
Solo i drughi sapevano scegliere colonne sonore così trascinanti.
Solo i drughi sapevano scegliere colonne sonore così trascinanti.
sabato 21 agosto 2010
Who's that knocking at my door?
Compro il giornale un giorno sì, l’altro no: sono diventato un lettore lento e per leggere ciò che mi interessa mi ci vogliono almeno un paio di giorni, quindi...
Sul Corriere di giovedì 19 agosto leggo che (pagina 9 “Berlusconi alla prova della verità” di Paola Di Caro), anche in vista di possibili elezioni, piace la proposta del ministro Brunetta di organizzare sul territorio un’Operazione verità che riguardi il governo, il premier e i suoi avversari, da portare avanti con tutti i mezzi possibili, internet, feste di partito, porta a porta. Leggo sul corriere.it (e penso sul giornale di oggi) che il Pd è pronto per arrivare porta a porta. Ho capito che, anche ‘sta volta, le elezioni le vince Bruno Vespa.
Sul Corriere di giovedì 19 agosto leggo che (pagina 9 “Berlusconi alla prova della verità” di Paola Di Caro), anche in vista di possibili elezioni, piace la proposta del ministro Brunetta di organizzare sul territorio un’Operazione verità che riguardi il governo, il premier e i suoi avversari, da portare avanti con tutti i mezzi possibili, internet, feste di partito, porta a porta. Leggo sul corriere.it (e penso sul giornale di oggi) che il Pd è pronto per arrivare porta a porta. Ho capito che, anche ‘sta volta, le elezioni le vince Bruno Vespa.
venerdì 20 agosto 2010
The magid pad (non quello a cui pensate subito)
Qui la memoria un po’ mi tradisce. Ma credo sia stato proprio con Florinda Bolkan che, da ragazzini, abbiamo sentito parlare per la prima volta di omosessualità femminile, tant’è che di tanti termini a noi noti per quella maschile, solo la parola lesbica definiva l’attrazione tra donna e donna. Una sola parola che suscitava emozioni e reazioni così diverse, dalla curiosità ad una sorta di paura, alla difficoltà di capire come funzionassero esattamente le cose. Un mistero, che Florinda Bolkan incarnava alla perfezione.
Di “Metti una sera a cena”, classico titolo che ti frulla in testa, non ho visto nulla, se non le scene recuperate su youtube, a partire ovviamente dal triangolo Bolkan- Musante-Capolicchio: scena in cui appare anche un must dei nostri (e non solo) giochi d’infanzia, quella Lavagna Magica presente anche in una scena di Toy Story. Scopro che ulteriore motivo di interesse per questo film sia il montaggio di Franco Arcalli (quante cose mi mancano). Conoscevo invece il brano dalla colonna sonora di Morricone annoverato nel genere bossanova. Mi metto alla ricerca del film e scusate se il post ha messo insieme di tutto, come certi cocktail fatti in casa!
Di “Metti una sera a cena”, classico titolo che ti frulla in testa, non ho visto nulla, se non le scene recuperate su youtube, a partire ovviamente dal triangolo Bolkan- Musante-Capolicchio: scena in cui appare anche un must dei nostri (e non solo) giochi d’infanzia, quella Lavagna Magica presente anche in una scena di Toy Story. Scopro che ulteriore motivo di interesse per questo film sia il montaggio di Franco Arcalli (quante cose mi mancano). Conoscevo invece il brano dalla colonna sonora di Morricone annoverato nel genere bossanova. Mi metto alla ricerca del film e scusate se il post ha messo insieme di tutto, come certi cocktail fatti in casa!
martedì 17 agosto 2010
Nebbie e lumache, ma finalmente è primavera!

Con il ferragosto ad anticipare il prossimo autunno, nebbie e lumache ad attraversarmi la strada, mi son trovato a pensare come, oltreoceano, l’inverno sarà tra poco cosa passata e sarà di nuovo primavera, la stagione degli innamorati.
“Vamos falar de amor. Somente de amor” così attacca Tim Maia nel brano scritto da Cassiano e Silvio Rochael, che qui sotto ascoltate nella versione del grande soulman brasiliano.
Quelli che allego sono invece un paio di video dei Pato Fu, relativi al loro ultimo disco Música de Brinquedo (2010)
Stesso spirito leggero dei precedenti album, ma con maniacale attenzione a ogni dettaglio sonoro; ancora una volta un disco suonato con i giocattoli dei figli e con l'indispensabile voce di Fernanda Takai. Quello che davvero mi piace del disco e dei relativi video è quanto gli adulti si divertano a fare i bambini e quanto i bambini si divertano a fare gli adulti, trovandosi tutti insieme in quel perfetto spazio da vivere e condividere (direi allora da condi-vivere) che è la musica.
Fa notizia, oltre che piacere, scoprire che la rivista Time include i Pato Fu tra le 10 miglior band (non USA) del mondo.
sabato 14 agosto 2010
Bloccati
Ferragosto a casa. Non è la prima volta, non si sta poi male, non vorrei però diventasse un’abitudine. Certo non fossi bloccato dalla schiena, se per casa non circolassero certi colpi di tosse, se fuori non ci fosse la nebbia, se non mi fossi costretto a leggere un libro che “fondamentalmente” mi annoia, se non avessi pagato una follia di imposte rifiuti... Fate conto che questa mattina mi sono comprato un piumino! In sottofondo l’ultimo disco di Nina Becker che poi sono due, come i colori scelti per il titolo, Azul e Vermelho. Ma per Ferragosto, mentre aspetto di mettere il cerotto sulla schiena e dormire sul fianco che non mi fa male (quello su cui dormivo una volta, quando il letto era orientato diversamente) scelgo qualcosa veramente speciale, che mi dispiace rischi di passare inascoltato in questo periodo di minori contatti. Il trio è davvero formidabile per la voce di Mel Tormé che avrei voluto come mio insegnante di canto, per il piano di George Shearing di cui mi sono sempre compiaciuto, per l’orchestra (ed il sax) di Gerry Mulligan. Classe, leggerezza, divertimento fanno di The Classic Concert Live, un vero classic, che diventa perfezione quando l’autore del brano è Tom Jobim (Wave + Agua de Beber).
Buon festa dell’Assunta, buon picnic e attenti a prendere l’ascensore se il palazzo si è svuotato.
Buon festa dell’Assunta, buon picnic e attenti a prendere l’ascensore se il palazzo si è svuotato.
sabato 7 agosto 2010
Bono
In un periodo vacanziero mi sembra inevitabile che i post prendano una piega (apparentemente) più leggera. Troppi giorni così simili l’uno all’altro e per un periodo così prolungato ti fanno sentire come Bill Murray nel giorno della marmotta. Suona la sveglia e sai già tutto il copione a memoria: hai voglia a trovare delle varianti! Non ti resta che scavare ed approfondire cercando di ottenere il meglio dalle relazioni con gli altri che, per quanto ripetitive, offrono sempre qualcosa per cui vale la pena risvegliarsi. Colonna sonora imprescindibile Bono, mica quello del Comunale di iersera, ma il Sonny di “I Got You Babe” quello che ha prestato il pezzo d’esordio alla venexiana Nicoletta. E per chi ama l’ukulele, come amava Marilyn, imperdibile la versione in falsetto di Tiny Tim, uno capace di morire sul palco durante uno show all’Ukulele Hall of Fame, un po’ come se Fabio Grosso fosse morto tirando il rigore ai mondiali di Berlino 2006.
venerdì 6 agosto 2010
Da che parte stare?
Altro che disputa Berlusconi/Fini …ci vogliono ben altre questioni per mettermi in difficoltà. Ad esempio uno scontro come questo, tra le mamme tirate per una serata disco al villaggio (ma pur sempre rassicuranti) e le figlie di successo globalizzate, sponsorizzate dai frullatori girmi e a loro modo un po’ inquietanti. Dovendo scegliere che dite?
domenica 1 agosto 2010
Che giri!

Probabilmente lo sapete già tutti e io sono l’ultimo a saperlo (oltretutto per caso) ma Il Paradiso di Patty Pravo è, in sostanza, la cover di una cover.
A Patty, il pezzo di Battisti/Mogol viene proposto dopo il successo della versione inglese, (If Paradise Is) Half as Nice cantata dagli Amen Corner arrivata niente meno che al 1 posto della UK Singles Chart. Ma a loro volta gli inglesi vi arrivano dopo la prima versione italiana, finalmente l’originale, cantata e incisa con modesto successo da Ambra Borelli, in arte Ragazza77, "madrina" del beat italiano. Come ci sono arrivato? Semplice cercando notizie sulla cover italiana cantata da Patty Pravo di un brano cantato da Maria Bethania. La canzone, che in portoghese fa Ambar, in italiano diventa Ambra, e digitando su google le parole chiave della ricerca, da Ambra titolo arrivo ad Ambra Borelli e a tutta la storia di cui sopra.
Finisce così che de Il Paradiso ho potuto trovare e linkare tutte le versioni, mentre di Ambar mi devo fermare alla versione brasiliana, non trovando l’audio di quella italiana.
L’interpretazione, come dicevo, è quella di Maria Bethania, l’inspirazione è quella di Adriana Calcanhoto autrice di parole e musica, la traduzione letterale di Max de Tomassi che ha scritto anche l’adattamento italiano per la versione di Patty Pravo. Se mi avete seguito fin qui, siete stati davvero bravi.
Âmbar
Maria Bethânia
Composição: Adriana Calcanhoto
Tá tudo aceso em mim
È tutto acceso in me
Tá tudo assim tão claro
tutto così chiaro
Tá tudo brilhando em mim
risplende tutto dentro di me
Tudo ligado
tutto collegato
Como se eu fosse um morro iluminado
come se io fossi un colle illuminato
Por um âmbar elétrico
da un ambra elettrica
Que vazasse dos prédios
che uscisse fuori dalle case
E banhasse a Lagoa até São Conrado
e bagnasse la Lagoa fino a San Conrado
E ganhasse as Canoas
fino a Canoas
Aqui do outro lado
Qui dall’altra parte
Tudo plugado
è tutto inserito, tutto collegato
Tudo me ardendo
mi brucia tutto dentro
Tá tudo assim queimando em mim
sento esplodere tutto in me
Como salva de fogos
come un lancio di fuochi
Desde que sim eu vim
da quando sono arrivata
Morar nos seus olhos
ad abitare nei tuoi occhi.
venerdì 30 luglio 2010
Meu amigo Onan
Per farmi perdonare da onanrecords un lungo pistolotto su samba e sambodromi, vorrei accettasse la dedica di questi due pezzi tra cui il celeberrimo (Meu Amigo) Charlie Brown che ha ispirato il titolo del post di freddynietzsche.
Autore, e in questo caso interprete, è Benito di Paula, signore che veleggia sui settanta, ispiratore di un samba dagli arrangiamenti romantici, intessuti sulle note del suo piano. Umile quanto grande, Benito di Paula è un personaggio che ha avuto il coraggio di inserire nella suo primo album, anno 1971, "Apesar de Você" di Chico Buarque che gli costò la censura del disco (e parliamo dei militari, mica del feroce Berlusconi). Anche questo è samba.
Retalhos de Cetim (Ritagli di raso), titolo tante grande quanto malinconico, fa evidentemente riferimento ai pezzi di stoffa che rimangono a terra dopo aver tagliato e tessuto il proprio vestito di carnevale. La gente canta e l’autore si immagona.
Meglio allora chiudere con la canzone in cui Di Paula immagina di illustrare a Charlie Brown le grandezze del Brasile, dalla poesia di Vinicius de Moraes alla curva del Flamengo, passando ovviamente per “il nostro carnevale”.
(Meu amigo) Charlie Brown ad opera di un duo belga (e sottolineo belga) è finito poi nel classico Disco Samba dei trenini di capodanno: ma qui siamo davvero fuori del samba e di ogni sambodromo.
Autore, e in questo caso interprete, è Benito di Paula, signore che veleggia sui settanta, ispiratore di un samba dagli arrangiamenti romantici, intessuti sulle note del suo piano. Umile quanto grande, Benito di Paula è un personaggio che ha avuto il coraggio di inserire nella suo primo album, anno 1971, "Apesar de Você" di Chico Buarque che gli costò la censura del disco (e parliamo dei militari, mica del feroce Berlusconi). Anche questo è samba.
Retalhos de Cetim (Ritagli di raso), titolo tante grande quanto malinconico, fa evidentemente riferimento ai pezzi di stoffa che rimangono a terra dopo aver tagliato e tessuto il proprio vestito di carnevale. La gente canta e l’autore si immagona.
Meglio allora chiudere con la canzone in cui Di Paula immagina di illustrare a Charlie Brown le grandezze del Brasile, dalla poesia di Vinicius de Moraes alla curva del Flamengo, passando ovviamente per “il nostro carnevale”.
(Meu amigo) Charlie Brown ad opera di un duo belga (e sottolineo belga) è finito poi nel classico Disco Samba dei trenini di capodanno: ma qui siamo davvero fuori del samba e di ogni sambodromo.
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martedì 20 luglio 2010
“Falando serio”, e parlo sul serio anch’io.
“Da un certo punto in poi” fare le cose per cui non sembravo portato è diventato per me un imperativo impellente quanto divertente. Da non sportivo, più volte insufficiente in ginnastica, refrattario a capriole ed altre evoluzioni ginniche, impedito sullo sci, mi sono tolto qualche soddisfazione agonistica. Ora vorrei cantare o meglio “riuscire a cantare” superando una sorta di blocco che da qualche tempo frena le mie corde vocali. Vorrei cantare le cose più pop, come qualsiasi provinatore di x-factor, farmi una scaletta con i brani più improbabili e melensi e non è detto che per raggiungere questo scopo non mi metta a studiare seriamente.
Questo luglio e il prossimo agosto sono i classici mesi delle sagre estive, tutte costine e revival musicali. È proprio in occasioni come queste che, tra una motocicletta 10 hp e un io vagabondo, tra una peperonata e un rabosello, salirei sul palco per far abbracciare le coppie in uno straordinario pezzo da mattonella come questa Falando serio, perfetta “per le coppie con qualche piccolo rancore” secondo la splendida definizione di Max De Tomassi a cui ricorro per la traduzione. L’interprete del brano è Roberto Carlos, mentre gli autori sono Mauricio Duboc e Carlos Colla, quest’ultimo avvocato (tra ingegneri, psichiatri e avvocati anche in brasile bisognerebbe fare la conta dei professionisti vocati alla canzone) e per un certo periodo compagno di una miss brasilana, Marisa Fully Coelho sfortunatamente scomparsa in un incidente stradale (“a única Miss Brasil Universo falecida” come leggo nella pagina di wikipedia).
Ma tornando alla nostra festa d’estate potrei salire sul palco con una partner e cantare Falando serio con la biondissima e fisicatissima Claudia Leitte (che con i Babado Novo ne aveva fatto anche una tremenda versione axé) o meglio ancora con una delle tante ragazze che su youtube lasciano la loro romantica versione voce e chitarra. In fondo anche nel mio petto continua a battere un’animo da ragazzina.
Falando sério
Mauricio Duboc e Carlos Colla
Parlando seriamente
É bem melhor você parar com essas coisas
È molto meglio che la pianti con queste cose
De olhar pra mim com olhos de promessas
Guardarmi con uno sguardo che promette
Depois sorrir como quem nada quer
E poi sorridere come chi fa finta di nulla
Você não sabe
Tu non lo sai
Mas é que eu tenho cicatrizes que a vida fez
Ma io porto le cicatrici che la vita mi ha dato
E tenho medo de fazer planos
Ed ho paura di fare dei piani
De tentar e sofrer outra vez
Di provarci e soffrire un’altra volta
Falando sério
Parlando seriamente
Eu não queria ter você por um programa
Io non vorrei averti soltanto per un incontro
E apenas ser mais um em sua cama
Ed essere un altro ancora nel tuo letto
Por uma noite apenas e nada mais
Solo per una notte e niente più
Falando sério
Parlando seriamente
Entre nós dois tinha que haver mais sentimento
Tra noi due dovrebbe esserci più sentimento
Não quero seu amor por um momento
Non voglio il tuo amore per un momento
E ter a vida inteira pra me arrepender
E passare tutta la vita a pentirmi
Questo luglio e il prossimo agosto sono i classici mesi delle sagre estive, tutte costine e revival musicali. È proprio in occasioni come queste che, tra una motocicletta 10 hp e un io vagabondo, tra una peperonata e un rabosello, salirei sul palco per far abbracciare le coppie in uno straordinario pezzo da mattonella come questa Falando serio, perfetta “per le coppie con qualche piccolo rancore” secondo la splendida definizione di Max De Tomassi a cui ricorro per la traduzione. L’interprete del brano è Roberto Carlos, mentre gli autori sono Mauricio Duboc e Carlos Colla, quest’ultimo avvocato (tra ingegneri, psichiatri e avvocati anche in brasile bisognerebbe fare la conta dei professionisti vocati alla canzone) e per un certo periodo compagno di una miss brasilana, Marisa Fully Coelho sfortunatamente scomparsa in un incidente stradale (“a única Miss Brasil Universo falecida” come leggo nella pagina di wikipedia).
Ma tornando alla nostra festa d’estate potrei salire sul palco con una partner e cantare Falando serio con la biondissima e fisicatissima Claudia Leitte (che con i Babado Novo ne aveva fatto anche una tremenda versione axé) o meglio ancora con una delle tante ragazze che su youtube lasciano la loro romantica versione voce e chitarra. In fondo anche nel mio petto continua a battere un’animo da ragazzina.
Falando sério
Mauricio Duboc e Carlos Colla
Parlando seriamente
É bem melhor você parar com essas coisas
È molto meglio che la pianti con queste cose
De olhar pra mim com olhos de promessas
Guardarmi con uno sguardo che promette
Depois sorrir como quem nada quer
E poi sorridere come chi fa finta di nulla
Você não sabe
Tu non lo sai
Mas é que eu tenho cicatrizes que a vida fez
Ma io porto le cicatrici che la vita mi ha dato
E tenho medo de fazer planos
Ed ho paura di fare dei piani
De tentar e sofrer outra vez
Di provarci e soffrire un’altra volta
Falando sério
Parlando seriamente
Eu não queria ter você por um programa
Io non vorrei averti soltanto per un incontro
E apenas ser mais um em sua cama
Ed essere un altro ancora nel tuo letto
Por uma noite apenas e nada mais
Solo per una notte e niente più
Falando sério
Parlando seriamente
Entre nós dois tinha que haver mais sentimento
Tra noi due dovrebbe esserci più sentimento
Não quero seu amor por um momento
Non voglio il tuo amore per un momento
E ter a vida inteira pra me arrepender
E passare tutta la vita a pentirmi
lunedì 12 luglio 2010
Perché stamattina avremmo dovuto comprare la Gazzetta (come quattro anni fa per la vittoria dell’Italia).

Sfogliando il giornale sull’iPad ci perderemo il piacere di conservare, scordare, far ingiallire e ritrovare le pagine dei giornali che in qualche modo hanno segnato la nostra vita, magari solo come tifosi o spettatori.
E' vero che una cosa (l’iPad) non elimina l’altra (il leggere o comprare il giornale) ma il rischio è forte, se non altro perché la comodità ci rende più pigri di quello che già siamo. Forse sarà possibile memorizzare quella pagina sull’iPad ma purtroppo, se non per la grafica, non cambierà odore né colore, non invecchierà con noi, restando per sempre simile a se stessa. E nessuno avrà il piacere di ritrovarla in una qualche cantina, malandata e maleodorante, ma piena del piacere di un tuffo nel passato. Condannato ad una eterna attualità, mentre le notizie invecchieranno sempre più in fretta, il loro supporto resterà immutato senza assumere quella sfumatura di grigio che rende tanti uomini maturi più affascinanti di quanto siano stati da giovani.
domenica 11 luglio 2010
“Dai Karagounis, don't make signal ti devo dare il giallo cazzo”
Questa sera spagnoli e olandesi tiferanno per le loro nazionali, mentre il resto del mondo simpatizzerà per l’una o l’altra squadra. Parliamo di qualche centinaia di milioni di persone che seguiranno la partita ovunque avranno possibilità di farlo.
Eppure un ristretto numero di persone, si potranno contare forse sulle dita di due mani, tiferanno per l’arbitro: parlo ovviamente dei famigliari e amici di Mr Howard Webb, pronti a guardare la partita con una tensione del tutto particolare. Questo insolito quanto coinvolgente punto di vista è uno degli aspetti raccontati da uno straordinario docu-film appena trasmesso su Italia 1, film che ha l’ulteriore merito di avermi fatto sopportare la calura pomeridiana (e il climatizzatore fuori uso) per un paio di orette.
Il film in questione è Kill the Referee (Les Arbitres) e racconta le vicende degli arbitri impegnati nella direzione delle partite degli Europei 2008. Il film “intercetta” le conversazioni tra la terna ed il quarto uomo, il botta e risposta con i giocatori in campo, gli arbitri nel post partita, negli spogliatoi e perfino nel ritorno a casa. Come avviene proprio per l’arbitro protagonista della odierna finale, l’inglese Howard Webb, oggetto nel 2008 di minaccie da parte dei tifosi polacchi dopo l’arbitraggio della partita Austria Polonia. Davvero un film notevole che in parte mi ripaga della cattiva visione di questi mondiali (poco pathos, poche partite viste, oltretutto in low-definition). Quella che segue è la prima parte del film che a pezzi, potete vedere anche su youtube. Straordinario l’arbitro svizzero Massimo Busacca nel siparietto con Karagounis. Ciao e buona finale a tutti!
Eppure un ristretto numero di persone, si potranno contare forse sulle dita di due mani, tiferanno per l’arbitro: parlo ovviamente dei famigliari e amici di Mr Howard Webb, pronti a guardare la partita con una tensione del tutto particolare. Questo insolito quanto coinvolgente punto di vista è uno degli aspetti raccontati da uno straordinario docu-film appena trasmesso su Italia 1, film che ha l’ulteriore merito di avermi fatto sopportare la calura pomeridiana (e il climatizzatore fuori uso) per un paio di orette.
Il film in questione è Kill the Referee (Les Arbitres) e racconta le vicende degli arbitri impegnati nella direzione delle partite degli Europei 2008. Il film “intercetta” le conversazioni tra la terna ed il quarto uomo, il botta e risposta con i giocatori in campo, gli arbitri nel post partita, negli spogliatoi e perfino nel ritorno a casa. Come avviene proprio per l’arbitro protagonista della odierna finale, l’inglese Howard Webb, oggetto nel 2008 di minaccie da parte dei tifosi polacchi dopo l’arbitraggio della partita Austria Polonia. Davvero un film notevole che in parte mi ripaga della cattiva visione di questi mondiali (poco pathos, poche partite viste, oltretutto in low-definition). Quella che segue è la prima parte del film che a pezzi, potete vedere anche su youtube. Straordinario l’arbitro svizzero Massimo Busacca nel siparietto con Karagounis. Ciao e buona finale a tutti!
sabato 10 luglio 2010
“Bianco, rosso, verdeoro” (se è libero, pretendo il copyright su questo titolo che potrebbe essere il nome di questo blog)
Passione, telenovela in onda alle ore 20 su Globo TV propone un’ottima sigla d’apertura sia per il pezzo di Lenine sia per la qualità dell’idea grafica e della sua realizzazione. Ma la colonna sonora di Passione (la cui storia è in parte ambientata in Italia) contiene un altro motivo di interesse, ovvero il brano italiano “Notizia di te” interpretato da Bungaro e dietro il quale si “cela” la firma del sempre più sorprendente Max De Tomassi, ormai lanciato in queste felici collaborazioni “bianco rosso verdeoro”. È possibile guardare Passione registrandosi sul sito di rede globo recuperando le puntate dal menù “capitulos”.
Sigla di apertura di “Passione” (Rede Globo 2010) senza crediti e con testo.
Bungaro “Notizia di te”
Sigla di apertura di “Passione” (Rede Globo 2010) senza crediti e con testo.
Bungaro “Notizia di te”
martedì 6 luglio 2010
Uruguay, perchè no?
L'Olanda calcistica gode in Italia di una certa simpatia e più di ogni altra squadra vanta un grosso credito nei confronti del calcio mondiale, fin dagli ormai lontani anni '70. L'Uruguay poi, per la vicenda del mondiale vinto in casa del Brasile nel 1950, non credo sia vista con particolare affetto dai tifosi brasiliani, pur essendo l'ultima squadra rimasta a rappresentare il sudamerica. Però un po' di tifo per questo Uruguay mi sento di farlo...
Non centra nulla con la partita di stasera, ma in questi giorni mi è capitato di imbattermi in questi versi di Mario Benedetti (letti da Darío Grandinetti), poeta uruguaiano morto un anno fa. Postare poesie fa molto blog. Dovrei aggiungere alla grafica un po' di stelline....
Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare il giubilo
non amare con noia
non ti salvare adesso
ne mai
non ti salvare
non ti riempire di calma
non riservarti del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non ti addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non giudicarti senza tempo
ma se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli il giubilo
e ami con malavoglia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e riservi del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
sul bordo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me
Non centra nulla con la partita di stasera, ma in questi giorni mi è capitato di imbattermi in questi versi di Mario Benedetti (letti da Darío Grandinetti), poeta uruguaiano morto un anno fa. Postare poesie fa molto blog. Dovrei aggiungere alla grafica un po' di stelline....
Non restare immobile
sul bordo della strada
non congelare il giubilo
non amare con noia
non ti salvare adesso
ne mai
non ti salvare
non ti riempire di calma
non riservarti del mondo
solo un angolo tranquillo
non lasciar cadere le palpebre
pesanti come giudizi
non restare senza labbra
non ti addormentare senza sonno
non pensarti senza sangue
non giudicarti senza tempo
ma se
malgrado tutto
non puoi evitarlo
e congeli il giubilo
e ami con malavoglia
e ti salvi adesso
e ti riempi di calma
e riservi del mondo
solo un angolo tranquillo
e lasci cadere le palpebre
pesanti come giudizi
e ti asciughi senza labbra
e ti addormenti senza sonno
e ti pensi senza sangue
e ti giudichi senza tempo
e resti immobile
sul bordo della strada
e ti salvi
allora
non restare con me
lunedì 5 luglio 2010
Cinquant'anni, più o meno.
Se Renato Russo avrebbe compiuto 50 anni lo scorso marzo, Leila Pinheiro compirà la stessa età il prossimo ottobre. Definirla una elegante signora mi farebbe sentire stagionato (per analogie anagrafiche), definirla una ragazza mi farebbe sentire ridicolo (per le stesse ragioni anagrafiche). Diciamo allora che l’elegante Leila (a questa età una certa eleganza è salvifica) sforna un album tributo a Renato Russo e ai Legião Urbana. “Meus segredos mais sincero” (edizioni Biscoito Fino) rivede profondamente questi classici di RR nelle corde soft di Leila con risultati più o meno riusciti. In questa “Eu sei” la ragazza/signora Pinheiro si dimostra non solo elegante, come d’abitudine, ma anche coinvolta in un sincero ricordo dell’amico Renato.
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