Sfogliando il giornale sull’iPad ci perderemo il piacere di conservare, scordare, far ingiallire e ritrovare le pagine dei giornali che in qualche modo hanno segnato la nostra vita, magari solo come tifosi o spettatori. E' vero che una cosa (l’iPad) non elimina l’altra (il leggere o comprare il giornale) ma il rischio è forte, se non altro perché la comodità ci rende più pigri di quello che già siamo. Forse sarà possibile memorizzare quella pagina sull’iPad ma purtroppo, se non per la grafica, non cambierà odore né colore, non invecchierà con noi, restando per sempre simile a se stessa. E nessuno avrà il piacere di ritrovarla in una qualche cantina, malandata e maleodorante, ma piena del piacere di un tuffo nel passato. Condannato ad una eterna attualità, mentre le notizie invecchieranno sempre più in fretta, il loro supporto resterà immutato senza assumere quella sfumatura di grigio che rende tanti uomini maturi più affascinanti di quanto siano stati da giovani.
Questa sera spagnoli e olandesi tiferanno per le loro nazionali, mentre il resto del mondo simpatizzerà per l’una o l’altra squadra. Parliamo di qualche centinaia di milioni di persone che seguiranno la partita ovunque avranno possibilità di farlo. Eppure un ristretto numero di persone, si potranno contare forse sulle dita di due mani, tiferanno per l’arbitro: parlo ovviamente dei famigliari e amici di Mr Howard Webb, pronti a guardare la partita con una tensione del tutto particolare. Questo insolito quanto coinvolgente punto di vista è uno degli aspetti raccontati da uno straordinario docu-film appena trasmesso su Italia 1, film che ha l’ulteriore merito di avermi fatto sopportare la calura pomeridiana (e il climatizzatore fuori uso) per un paio di orette. Il film in questione è Kill the Referee (Les Arbitres) e racconta le vicende degli arbitri impegnati nella direzione delle partite degli Europei 2008. Il film “intercetta” le conversazioni tra la terna ed il quarto uomo, il botta e risposta con i giocatori in campo, gli arbitri nel post partita, negli spogliatoi e perfino nel ritorno a casa. Come avviene proprio per l’arbitro protagonista della odierna finale, l’inglese Howard Webb, oggetto nel 2008 di minaccie da parte dei tifosi polacchi dopo l’arbitraggio della partita Austria Polonia. Davvero un film notevole che in parte mi ripaga della cattiva visione di questi mondiali (poco pathos, poche partite viste, oltretutto in low-definition). Quella che segue è la prima parte del film che a pezzi, potete vedere anche su youtube. Straordinario l’arbitro svizzero Massimo Busacca nel siparietto con Karagounis. Ciao e buona finale a tutti!
Passione, telenovela in onda alle ore 20 su Globo TV propone un’ottima sigla d’apertura sia per il pezzo di Lenine sia per la qualità dell’idea grafica e della sua realizzazione. Ma la colonna sonora di Passione (la cui storia è in parte ambientata in Italia) contiene un altro motivo di interesse, ovvero il brano italiano “Notizia di te” interpretato da Bungaro e dietro il quale si “cela” la firma del sempre più sorprendente Max De Tomassi, ormai lanciato in queste felici collaborazioni “bianco rosso verdeoro”. È possibile guardare Passione registrandosi sul sito di rede globo recuperando le puntate dal menù “capitulos”.
Sigla di apertura di “Passione” (Rede Globo 2010) senza crediti e con testo.
L'Olanda calcistica gode in Italia di una certa simpatia e più di ogni altra squadra vanta un grosso credito nei confronti del calcio mondiale, fin dagli ormai lontani anni '70. L'Uruguay poi, per la vicenda del mondiale vinto in casa del Brasile nel 1950, non credo sia vista con particolare affetto dai tifosi brasiliani, pur essendo l'ultima squadra rimasta a rappresentare il sudamerica. Però un po' di tifo per questo Uruguay mi sento di farlo...
Non centra nulla con la partita di stasera, ma in questi giorni mi è capitato di imbattermi in questi versi di Mario Benedetti (letti da Darío Grandinetti), poeta uruguaiano morto un anno fa. Postare poesie fa molto blog. Dovrei aggiungere alla grafica un po' di stelline....
Non restare immobile sul bordo della strada non congelare il giubilo non amare con noia non ti salvare adesso ne mai non ti salvare non ti riempire di calma non riservarti del mondo solo un angolo tranquillo non lasciar cadere le palpebre pesanti come giudizi non restare senza labbra non ti addormentare senza sonno non pensarti senza sangue non giudicarti senza tempo
ma se malgrado tutto non puoi evitarlo e congeli il giubilo e ami con malavoglia e ti salvi adesso e ti riempi di calma e riservi del mondo solo un angolo tranquillo e lasci cadere le palpebre pesanti come giudizi e ti asciughi senza labbra e ti addormenti senza sonno e ti pensi senza sangue e ti giudichi senza tempo e resti immobile sul bordo della strada e ti salvi allora non restare con me
Se Renato Russo avrebbe compiuto 50 anni lo scorso marzo, Leila Pinheiro compirà la stessa età il prossimo ottobre. Definirla una elegante signora mi farebbe sentire stagionato (per analogie anagrafiche), definirla una ragazza mi farebbe sentire ridicolo (per le stesse ragioni anagrafiche). Diciamo allora che l’elegante Leila (a questa età una certa eleganza è salvifica) sforna un album tributo a Renato Russo e ai Legião Urbana. “Meus segredos mais sincero” (edizioni Biscoito Fino) rivede profondamente questi classici di RR nelle corde soft di Leila con risultati più o meno riusciti. In questa “Eu sei” la ragazza/signora Pinheiro si dimostra non solo elegante, come d’abitudine, ma anche coinvolta in un sincero ricordo dell’amico Renato.
Renato Russo avrebbe compiuto 50 anni. “Inevitabile” il disco celebrativo, pubblicato da Emi Music, titolato e pensato come serie di “Duetos” che uniscono, spesso virtualmente, la voce di Renato a quella di altre voci molto amate, da Marisa Monte a Laura Pausini, da Erasmo Carlos a Dorival Caymmi.
Renato Russo è stato un artista che vissuto e cantato forti contrasti, nella sua vita come nella sua produzione musicale, riuscendo a farli convivere grazie ad una sensibilità davvero unica. Renato Manfredini Júnior è stato soprattutto Legião Urbana ma, come ci ricorda questo disco postumo, è stato anche un cantante dall’indole spudoratamente romantica pronto a cantare “La solitudine” come una qualsiasi sognante ragazzina in gita con la scuola.
Come direbbero a Radio Monte Carlo... "musica di gran classe". Tatiana Parra, davvero una bella voce e altrettanta presenza, sembra essere perfino simpatica, al punto che le si perdona il fatto di essere troppo brava. Il suo disco "Inteira" non sarà la novità dell'anno, ma si fa ascoltare con molto piacere.
Cosa si fa in una domenica così lugubre e fuoristagione, per lo più infortunato (piccola lesione muscolo posteriore gamba sinistra)? Aspettare la partita della nazionale? Chiudersi al caldo di un qualche cinemino? Dovendo accompagnare il niño fuori città per "l’imperdibile” torneo di Yu-Gi-Oh non resta che la seconda change, ovvero il cinema. La scelta cade su un giallo, per motivi logistici, perché comunque “Il segreto dei suoi occhi” ha pure vinto l’Oscar per il miglior film straniero e poi perché questo era un tempo il periodo del Mystfest di Cattolica (grandissima rassegna, davvero insuperata). Il film ha le sue ragioni di interesse, ma in verità, dopo due ore e passa di visione, mi sono alzato con la sensazione che me lo sarei anche potuto perdere. Esattamente come la partita che nel frattempo passava in milioni di case italiane. C’è però una scena del film davvero imperdibile: si tratta di un piano sequenza davvero da manuale che, per coincidenza, si svolge proprio in uno stadio.
Ieri ho riportato di una possibile data anche a Milano, che ora so per certo non ci sarà. Mi scuso con chi ci avesse fatto un pensierino. Lo speravo anch'io.
Questa è davvero una canzone ispirante per il blog. Innanzitutto per la canzone in sè, così anni ’60. Poi per i due video con l’autore e interprete, ovvero il mai troppo celebrato “o rei” Roberto Carlos. In uno si esibisce dal vivo, in pellicciotto, sotto la neve di polistirolo. Nel secondo sorvola Rio in elicottero.
C’è poi la versione di Adriana Calcanhotto di fronte ad un pubblico di nonne e nipoti che nemmeno alla recita scolastica: lei, fantastica, ne tira fuori una versione nervosa, quasi cattiva per quegli occhi da cerbiatta. Ma lo sguardo di Adriana non ricorda anche a voi quello di Margherita Buy? Colgo l’occasione per dire che Adriana Calcanhotto (voce e chitarra) sarà a Roma (a Villa Ada) mercoledì 7 luglio con lo show “Trobar Nova”.
Altro motivo di interesse la versione italiana La donna di un amico mio, firmata DanielePace e cantata da Al Bano Carrisi che inserisce il brano come secondo pezzo del suo disco d’esordio “Nel sole”, anno 1967. Versione incisa dallo stesso Roberto Carlos e presentata alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia. (Certo che l’espressione “namoradinha” originale risulta molto più leggera e ye ye della “donna” della versione italiana).
Sempre a Venezia, nel 1970, sarà Ornella Vanoni a vincere la Gondola d’Oro con l’adattamento italiano di un’altra canzone di Erasmo e Roberto Carlos, parlo ovviamente di L’appuntamento (testo italiano di Bruno Lauzi). Grande successo della Vanoni, lungamente in testa nella hit parade, qualche anno fa ripresa nella colonna sonora di un blockbuster come "Ocean's twelve".
L’appuntamento è la cover di Sentado a beira do caminho, che Mina ha cantato in portoghese ma senza l’ispirata ineluttabilità della Vanoni. Non se l’è fatta mancara nemmeno juke-box Bocelli che, dal vivo l’ha cantata con Toquinho e Ivete Sangalo in una delle versioni più inutili della storia. Meglio allora un video recentissimo dove Erasmo Carlos canta con Maria Bethania, ispirati come sempre. Allego la versione completa di questo incontro, dal programma Alta Horas (credo per i 69 anni di Erasmo, festeggiati il 5 giugno), che apre con un altro pezzo bellissimo As canções que você fez pra mim (sempre della coppia Erasmo e Roberto Carlos). Certo a vederli gli anni passano per tutti. Del resto, ricordando che quel film, non quello con quello con George Clooney ma Nel Sole con Al Bano e Romina Power, “ho fatto in tempo” a vederlo al cinema, devo cominciare a pensare ai miei di anni! Bene gente, vado a bermi una birra “stupidamente” gelata!
Tornano i mondiali e in questi giorni la tv ha, come al solito, riproposto le “vecchie” partite della nazionale, quelle più recenti con Germania e Francia del 2006, la classica Italia-Brasile dell’82 ecc. ecc. GazzettaTV si è spinta più in là, interpretando queste classiche sul campo di Subbuteo (per puntualizzare in un campo Zuego). A dimostrazione che il calcio giocato con i piedi è la miglior forma di imitazione del calcio in punta di dita.
Non è finita: l' Atelier Gluck Arte ha dedicato una mostra evento alla partita del secolo, ovviamente Italia-Germania 4-3, "il racconto di un mito che ha cambiato la storia del calcio", mostra inaugurata alla presenza del golden-boy Gianni Rivera. Anche in questo caso le azioni più avvincenti sono state riproposte in formato Subbuteo. Dall’11 giugno all’11 luglio la mostra si è spostata presso lo Spazio Oberdan (Piazza Oberdan), dove resterà per tutta la durata dei Mondiali 2010.
Per ribadire che la cosa è seria, ricordo che i mondiali di Subbuteo e quelli di calcio si svolgevano "ai nostri tempi" nello stesso anno: mi sembra di capire che funzioni ancora così. Io sono fermo ai fasti del genovese Stefano Beverini e del pisano Andrea Piccaluga, contro il quale la nostra squadra locale andò a schiantarsi: leggo che oggi Massimo Bolognino (che come l'Inter ha vinto tutto, scudetto, coppa e champion) e la scuola napoletana di Subbuteo furoreggiano in tutto il mondo. Insomma, vada come vada, l'Italia è di nuovo campione del mondo. A Subbuteo.
ad Assago (MI) giovedì 15 luglio nell'ambito del festival Latinoamericando.
Cabide è un gran bel samba, scritto dalla nostra Ana Carolina che qui se la cava benissimo anche con il pandeiro. Fossi in voi non mi perderei nemmeno l'interpretazione di Mart'nalia dal fantastico cd "Em Berlim" ao vivo, disco di cui forse non ho mai parlato, ma che fareste bene a procurarvi subito, per portare un po' di brasile in questa nostra estate!
Adriana Calcanhotto è certamente un’autrice ispirata e un’ottima interprete (qui, ad esempio, la trovo fantastica). Certo che quando entra in scena Maria Bethania la sua voce dipinge i pezzi di tutt’altri colori. Gustatevi il brano fino alla fine. La traduzione del testo, in cui mi riconosco moltissimo, è dell’insostituibile Max De Tomassi.
Depois de ter você (Adriana Calcanhotto)
Depois de ter você Dopo essere stato con te Pra que querer saber Que horas são? a che serve sapere che ore sono Se é noite ou faz calor Se è notte oppure fa caldo Se estamos no verão Se o sol virá ou não Se siamo in estate, se il sole verrà o no. Ou pra que é que serve Uma canção como esta? A cosa serve una canzone come questa? Depois de ter você Poetas para quê? Dopo essere stato con te, cosa servono i poeti Os deuses, as dúvidas gli dei, i dubbi Pra que amendoeiras pelas ruas? a che servono i mandorli lungo le strade Pra que servem as ruas? Depois de ter você... a cosa servono le strade? Dopo essere stato con te...
Vi chiedo una cosa, se potete rispondermi. Ammesso che Obama sia il massimo dirigente del partito Democratico (ma non sono sicuro nemmeno di questo), chi sarebbe oggi “il segretario” del partito Repubblicano? Mccain, la Palin, un qualche Bush, un qualche portavoce, Abramo Lincoln o Giuliano Ferrara?
“Cibeles dorme tranquilla”. Così titolava As dopo l’uscita di scena del Barcellona della Champions. Scongiurato l’incubo che i tifoli blaugrana potessero invadere le strade di Madrid, trionfare al Bernabeu e festeggiare nella fontana di Cibeles, luogo sacro del tifo madridista. Il 22 maggio saranno quindi i nerazzurri o i bavaresi a provare l’ebbrezza di tuffarsi in Cibeles. Sarà invece il 7 luglio (Festival "La Milanesiana", credo al Teatro Dal Verme, Milano) l’occasione italiana per immergersi nella musica di Cibelle, musa brasiliana domiciliata a Londra, che ormai non può più nascondersi nella propria nicchia. “Sonja Khalecallon in compagnia della sua band Los Stroboscopious Luminous. sono di scena al Las Vênus Resort Palace Hotel (...nome dell’album nonchè...) l’ultimo cabaret esistente sull’asteroide che si allontana dalla fine del mondo che è esploso”... “La lezione antropofaga dei prozìi tropicalisti è digerita..” se la cosa vi incuriosisce il resto della recensione del nuovo disco è su borguez.wordpress.com In attesa di farvi ascoltare Sapato Azul (uno dei due brani in portoghese dal nuovo album) vi lascio con questa Man From Mars.
Si può amare l’uno. Si può amare l’altra. Io li amo entrambi, una coppia che trovo ben assortita. Il rude romantico. La dolcissima con carattere. Il brano viene da Soù, primo disco di Marcelo Camelo, attualmente in studio di registrazione per il nuovo album, annunciato per la fine dell’anno. Per mettermi in difficoltà in questa Janta (Pranza) Camelo ha mischiato le lingue. Così oltre al mio portoghese, perdonerete (e se avete voglia, correggerete) il mio inglese.
Marcelo Camelo e Mallu Magalhães - Janta (il testo è quello del brano sul disco, qui Mallu cambia forse qualche passaggio...)
Eu quis te conhecer, mas tenho que aceitar Io voglio arrivare a conoscerti, ma devo accettarlo caberá ao nosso amor o eterno ou o não dá spetterà al nostro amore decidere se essere eterno o senza uscita pode ser cruel a eternidade l’eternità può essere crudele eu ando em frente por sentir vontade vado avanti continuando a desiderare
Eu quis te convencer, mas chega de insistir Voglio convincerti, ma ho già insistito abbastanza caberá ao nosso amor o que há de vir spetterà al nostro amore decidere quel che verrà pode ser a eternidade má potrebbe essere l’eternità caminho em frente pra sentir saudade vado avanti per provare nostalgia
Paper clips and crayons in my bed Fermagli e matite colorate sul mio letto everybody thinks that I'm sad tutti pensano che io sia triste I take my ride in melodies and bees and birds Faccio il mio giro tra melodie e api e uccelli will hear my words sentiranno le mie parole? will be both us and you and them together staremo noi due e tu e loro insieme?
I can forget about myself trying to be everybody else Posso dimenticarmi di me stesso, cercando di essere ogni altro I feel allright that we can go away Sento proprio che possiamo andarcene and please my day e farmi contento I'll let you stay with me if you surrender Ti lascierò restare con me se cedi
Eu quis te conhecer, mas tenho que aceitar Io voglio arrivare a conoscerti, ma devo accettare (I can forget about myself trying to be everybody else) (posso dimenticarmi di me stesso, cercando di essere ogni altro) caberá ao nosso amor o eterno ou o não dá spetta al nostro amore decidere di essere eterno o senza uscita (I feel allright that we can go away) (Sento proprio che possiamo andarcene) pode ser a eternidade má potrebbe essere l’eternità (and please my day) (e farmi contento) eu ando sempre pra sentir vontade vado avanti continuando a desiderare (I'll let you stay with me if you surrender) (Ti lascierò restare con me se cedi).
Sarebbe la canzone perfetta per un ideale concerto del 1 maggio qui sulla piazza di coscienzasporca. Vai passar è una delle 25 canzoni che scelsi in un vecchio post (2007) per rappresentare gli anni ’80, rispondendo ad una provocazione di onanrecords. (foto con dedica a robi)
Vai passar Francis Hime - Chico Buarque/1984 Traduzione e note di Guido Rita
Vai passar nessa avenida um samba popular Passerà per questo viale un samba popolare Cada paralelepípedo da velha cidade essa noite vai se arrepiar Ogni acciottolato della città vecchia questa notte avrà i brividi Ao lembrar que aqui passaram sambas imortais Ricordandosi che da qui passarono sambe immortali Que aqui sangraram pelos nossos pés Che qui sanguinarono i nostri piedi Que aqui sambaram nossos ancestrais Che qui sambarono i nostri antenati Num tempo página infeliz da nossa história, Un tempo, pagina infelice della nostra storia passagem desbotada na memória Passaggio sbiadito nella memoria Das nossas novas gerações Delle nostre nuove generazioni Dormia a nossa pátria mãe tão distraída Dormiva la nostra Patria, Madre tanto distratta sem perceber que era subtraída Senza capire che era sottomessa Em tenebrosas transações In affari loschi.
Seus filhos erravam cegos pelo continente, I suoi figli erravano ciechi per il continente levavam pedras feito penitentes Portavano pietre come penitenti Erguendo estranhas catedrais Innalzando strane cattedrali E um dia, afinal, tinham o direito a uma alegria fugaz E un giorno, infine, ebbero il diritto a un’allegria fugace Uma ofegante epidemia que se chamava carnaval, o carnaval, o carnaval Una spossata epidemia che si chiamava Carnevale (Vai passar), palmas pra ala* dos barões famintos (Passerà), applausi per l’ala dei baroni affamati O bloco dos napoleões retintos Il blocco dei napoleoni dipinti e os pigmeus do boulevard E i pigmei del boulevard Meu Deus, vem olhar, vem ver de perto uma cidade a cantar Mio Dio, vieni a guardare, vieni a vedere da vicino una città che canta A evolução da liberdade até o dia clarear L’evoluzione della libertà fino a che non si farà giorno Ai que vida boa, ô lerê, ai que vida boa, ô lará Ah che bella vita. O estandarte do sanatório geral** vai passar Lo stendardo del Sanatorio geral, passerà
* l’ala è una parte del bloco cioè del gruppo tematico di maschere che partecipa alle sfilate di samba durante il carnevale **Una società carnevalesca con un proprio bloco nelle sfilate di samba
Un piccolo post dedicato alla copertina di Correre, la rivista di riferimento della corsa, diretta dall'amico e "maestro" Orlando Pizzolato. Quello di guardarsi riflessi nelle vetrine, per controllare il proprio stile di corsa, è un gesto tipico di ogni runner, perfino suggerito dai tecnici. Trovo azzeccata l'idea di averne fatto la copertina del numero di Aprile.
Sapete che periodicamente mi entra in testa una canzone, che mi arriva d’improvviso e spesso dal passato, come questa Pavio do destino che mi ha sorpreso dal mini iPOD che mi accompagnava nella corsa e che adesso continua a seguirmi da giorni. Sergio Sampaio è quello che si dice un “maldito”, fama maledetta per i contrasti che l’hanno portato a rompere ripetutamente con l’industria discografica, l’alcol e altre vicessitudini di cui potete leggere nel lungo articolo di Marco Pisani -quasi una piccola biografia attraverso i testi delle sue canzoni- da cui prendo una parziale traduzione del brano in questione. Pavio do destino è tratta da Cruel, disco postumo del 2006, uscito dodici anni dopo la morte di Sampaio.
Non trovandola nella versione originale, devo proporverla nel pur bella interpretazione di Lenine, da un disco tributo del ’98.
O bandido e o mocinho são os dois do mesmo ninho Il bandito e il bambino vengono dallo stesso nido Correm nos estreitos trilhos, lá no Morro dos Aflitos, na Favela do Esqueleto Corrono nei vicoli stretti, là sulla Collina degli Afflitti, nella Favela dello Scheletro São filhos do primo pobre, a parcela do silêncio, que encobre todos os gritos Sono figli del parente povero, un frammento del silenzio, che copre tutte le urla. E vão caminhando juntos, O mocinho e o bandido, De revólver de brinquedo E camminano insieme, il bambino e il bandito, con una pistola giocattolo Porque ainda são meninos Perché sono ancora bambini Quem viu o pavio aceso do destino? ... do destino Chi ha visto la fiaccola accesa del destino? ....del destino Com um pouco mais de idade e já não são como antes Ancora qualche anno e non sono più come prima Depois que uma autoridade, Inventou-lhes um flagrante
Dopo che qualche autorità, gli ha inventato un flagrante Quanto mais escapa o tempo Dos falsos educandários Mais a dor é o documento Que os agride e os separa Quanto più si allontana il tempo dei falsi istituti, tanto più il dolore è la prova, che li aggredisce e li separa Já não são mais dois inocentes Não se falam cara a cara Quem pode escapar ileso Do medo e do desatino Non sono più due innocenti/ Non si parlano faccia a faccia/ Chi può sfuggire illeso/ Alla paura e alla follia.
Il disco InventaRio, creativo fin dal titolo, è un bel progetto a otto mani firmato da Ferruccio Spinetti, Giovanni Ceccarelli, Dadi Carvalho (fare da ragazzino, ma già un grande della MPB) e Francesco Petreni con il contributo sempre fondamentale di Max de Tomassi, anima di un nuovo asse Italia-Brasile in un ruolo che fu in passato del grande Sergio Bardotti. Al progetto aderiscono tanti ospiti illustri tra cui Pacifico e Marisa Monte che interpretano questa versione italo-brasiliano di un brano di Arnaldo Antunes e Dadi (Da Aurora até o Luar molto, molto antunes-siana, cullante nella musica, evocativa nel testo). Forse l’avete sentita per radio, proposta spesso da Caterpillar e, leggo ora, anche da Fabio Volo.
Dall'alba al tramonto Marisa Monte e Pacifico
Olho de janela Sguardo dalla finestra Nuvem de algodão Nuvola di cotone Pele de flanela Pelle di flanella Sopa de vulcão Zuppa di vulcano Borda de caneca Bordo della tazza Bola de papel Palla di carta Ferro na boneca Ferro nella bambola Lágrima de mel Lacrime di miele
Música vermelha Musica rossa Pássaro de flor Uccello di fiore Chuva sobre a telha Pioggia sopra ai coppi Beijo de vapor Bacio di vapore Riso no escuro Risate nel buio Lua de beber Luna da bere Voz detrás do muro Voci dietro il muro Medo de morrer Paura di morire
Il calcio ha occupato gran parte del nostro tempo, quando ancora non separavamo il tempo libero da quello “impegnato”. Abbiamo giocato e masticato calcio in tutte le forme possibili, dalla sabbia al subbuteo, dalle figurine ad improbabili cortili con sassi grossi quanto il pallone, dove distruggere scarpe e piedi (più volitivi che buoni), palloni da recuperare scavalcando muretti, o nell’acqua di una roggia, o sotto le ruote di auto, non in tutti i casi parcheggiate. Dietro questo calcio inventato in mille forme diverse c’era spesso la mente di Enzo, uno capace di giocare al pallone anche in casa, come tutti, ma lui pure con le scarpe da calcio ai piedi, coi tacchetti a scivolare sulla cera fresca di lucidatrice. Penso che proprio ad Enzo (formidabile memoria calcistica, tanto da diventare campione in una trasmissione Rai condutta dalla fatina Elmi) si debba l’invenzione di una fantasiosa strategia per inseguire l’ambito 13 sulla schedina del totocalcio. Il tutto avveniva il sabato pomeriggio, l’età esatta non la ricordo, ma saranno stati i nostri tredici, quattordici anni. Ci dividevamo un tot di partite a testa (come avremmo più tardi diviso i soldi della schedina giocata) e simulando la telecronaca di tuttoilcalciominutoperminuto, ognuno nelle veci e nelle voci dei vari Ameri o Ciotti, inventavamo la radiocronaca delle partite in schedina. Ognuno era libero di decidere marcatori e risultato delle proprie partite e così le nostre divinatorie telecronache diventano l’ossatura della schedina, di lì a poco giocata nella ricevitoria più vicina. Si aggiungeva qualche minima doppia, per le partite più incerte, quanto potevano permettere i nostri risicati budget e si aspettava poi l’esito del campo, il giorno dopo. Siam tutti qui, trenta e passa anni dopo, a tirare ancora la carretta e questo vi basti per capire quanto fosse efficace il nostro metodo. Certo, perdere per perdere, così era almeno divertente. Oggi Enzo, blucerchiato dalla testa ai piedi, può vedere la sua Samp ogni volta che gli pare, visto che i giri della vita l’hanno portato nuovamente a Genova e pure in zona stadio. Io son sicuro che qualche volta, a casa, al posto delle pantofole metta ancora le scarpe coi tacchetti.
La canzone Far niente che ho scelto per “commentare” questo post dei ricordi è di uno straordinario giovane Chico ed è presente in un singolo e in un album italiano del 1969, Chico Buarque na Itália. L’originale Bom Tempo è uscita nel 1969, solo come singolo, insieme ad Ela desatinou. Devo dire che, di “queste” domeniche, in questi mesi, ne ho vissute poche, ma son pronto a recuperare in questo periodo primaverile che (sbrigato il sabato l’impegno con la corsa) mi consentono domeniche più pigre. La canzone parla anche di calcio, ovviamente, e credo sia la prima canzone in cui Chico dichiara la sua passione per il tricolore della Fluminense, fede calcistica trasmessagli (diversamente da quanto avvenne per l’amico Enzo) non dal papà ma dalla mamma Maria Amélia, che recentemente ha pure festeggiato i 100 anni. Così racconta Beto Xavier nel suo libro “Futebol no país da música”. Sergio Bardotti, autore della versione italiana, traduce e “tradisce” i tre colori del testo di Chico (il tricolore della divisa della Fluminense, bianco, verde e rosso granata) in una tripletta di goal. "Satisfeito, a alegria batendo no peito / O radinho contando direito / A vitória do meu tricolor" diventa così “Pomeriggio di calcio di calcio / Che bella che bella partita / Scommetto che oggi facciamo tre gol / Tre gol” Penso che ascoltare questa canzone la domenica mattina faccia bene al cuore: se poi le cose per la propria squadra dovessero andar proprio male, potremmo sempre consolarci con uno Stock 84.
Chico Buarque Far niente
Bom tempo - Chico Buarque e MPB-4 (da Programa Ensaio 1973)
Parlo di Paulo Coelho, ovviamente. Nessuno snobismo, non l’ho letto perchè non mi è mai capitato di farlo: anzi se qualcuno mi consigliasse un titolo lo farei volentieri. Ma non è di questo che volevo parlare. Volevo parlare di misurazione temporale del lavoro creativo, criterio adottato anche nella nostra agenzia per quantificare il valore economico di un progetto. Lo si fa da noi, lo si fa in molte altre agenzie. Detto in soldoni ogni lavoro, da una campagna pubblicitaria ad un folder, ha un numero di commessa e tutti coloro che vi partecipano registrano quotidianamente il tempo dedicato a quel progetto, dall’ideazione all’esecuzione finale. Sul metodo si sono sollevate spesso delle perplessità, funziona non funziona, ha un senso non ne ha. Ci sarebbe da parlarne a lungo, ma diventerei noioso. Cosa c’entra in tutto questo il nostro Paulo Coelho? L'autore ha adottato il criterio della nostra agenzia per il suo nuovo romanzo “The Aleph” (come i racconti di Borges) al quale avrebbe finora dedicato 560 ore per la prima stesura che ha prodotto 70.074 parole. Visto il contenuto “mistico” che Coelho attribuisce al nuovo libro, non so se per contare i minuti Paulo abbia usato l’orologio del pc o una più mistica clessidra, che in portoghese ha il bel nome di "ampulheta". Proprio come il titolo del pezzo che apre l’album di Daniel Lopes “Mais e mais refroes” dello scorso 2009.
Per tutti questi mesi ho evitato qualsiasi accenno alla politica, presente ogni tanto nei post del passato. Questa però è divertente e probabilmente non vi sarà sfuggita. A commento del risultato elettorale, Bersani dice di non poter cantar vittoria MA NEANCHE parlare di sconfitta. Qualcuno ha quindi sintetizzato il cambiamento dalla segreteria Veltroni a quella Bersani, come passaggio dal “ma anche” al “ma ne-anche”. Sintesi lapidaria (e sottolineo lapidaria). Come Zamparini al Palermo, qualcuno vorrebbe già cambiare allenatore (Francesco Boccia: ''Sento aria di toto-allenatore”). Cosa che ha fatto esplodere Giuseppe Civati in un “da questo punto di vista, mi sono rotto i cognomi”. Tra i cognomi fatti, mi sembra di aver sentito nominare perfino Martina Veltroni (nella foto al seggio) figlia di... Insomma la politica continua ad essere una cosa divertente.
Roberta, gentilmente, mi manda una cronaca dell’incontro tra Chico ed i suoi fan. Un’occasione per vederlo, come ci scrive, da pochi centimetri. Che invidia! Robi torna adolescente, Chico resta un bimbo. Grazie Robi (e grazie Chico, ovviamente).
“E accadde che Chico Buarque era a pochi centimetri da me!ad intervistarlo c'era Gino Castaldo, e a tratti Chico parlava in un italiano più chiaro e fluente del suo. Chico era solare, ironico, tranquillo, ma pienamente borghese e a suo agio. Si è parlato di “Latte versato”, del suo rapporto con la memoria e la scrittura, più di letteratura che di musica. Domanda d'uopo: "quando fai un concerto in italia?". Ma per lui il concerto è ormai un lavoro, non ama farne; l'arte è stata nella creazione, nei suoi primi anni, nelle collaborazioni con Edu lobo, Vinicius (che nomina spessissimo) etc. Sembrava un pò stanco di tutta la giostra. Domande dal pubblico, e tra loro Gianni Minà, che da grande qual è, gli domanda: "dopo una canzone come Construçao, di una poesia e un'attualità mai sopite, quando scrivi nel tuo verso più bello che il protagonista cadde contromano intralciando il traffico... pensi che ci sia ancora spazio per canzoni del genere in questa industria musicale?". Non poteva intervistarlo lui??? Gino Castaldo aveva quell'atteggiamento reverenziale/scontato, che non affondava e non colpiva, sembrava una valletta di Sanremo. Ho collezionato un autografo sul libro, ma avrei voluto lanciargli una chitarra e pregarlo di cantare! A quest'uomo veramente non manca niente. Mi sono emozionata come un'adolescente, per me è un emissario della Poesia che vive, canta e gioca a futebòl tra noi. p.s. e con ben 66 anni, credetemi.. è UN BIMBO!