Tutti di fila non li apri. Quando non senti l'audio, ricarica la pagina, please, e riprendi da dov'eri rimasto. Obrigado.
1_Paralamas do Sucesso - Meu Erro
Perchè gli anni ’80 hanno anche questo aspetto timido, che oggi fa un po’ tenerezza...
2_Barão Vermelho - Pro Dia Nascer Feliz
C’è Cazuza e c’è Rock in Rio. Ecco i “Barone Rosso”: a qualcuno del gruppo piaceva Snoopy.
3_Legião Urbana - Tempo Perdido
I più inglesi tra i brasilani: cosa ne penserà Onanrecords?
4_Cazuza - Ideologia
“I miei nemici han preso il potere. Ideologia, me ne serve una per vivere. Ideologia, me ne serve una per vivere”.
5_Chico Buarque - Vai passar
Il samba riscopre la sua forza di comunicazione sociale e politica. Penso che Ivano Fossati, che ben conosce Chico, si sia ispirato all’idea di questo brano per “La canzone popolare”.
6_Caetano Veloso - O Estrangeiro!
Fine anni ‘80, il disco è di un Caetano in crescendo di idee, di collaborazioni, di intrecci, di riscoperte, di innovazioni che ne fanno in pochi anni l’emblema di un nuovo brasile, non solo musicale. Produce Arto Lindsay ed è un altro Caetano.
7_Caetano Veloso - Queixa
Perchè c’è un Caetano fine anni ’80, ma c’è stato anche un Caetano inizio anni ’80. E la presentazione dal pezzo fa molto Superclassificashow.
8_Djavan - Sina
Perchè l’hanno cantata anche i Manhattan Transfert (“Soul Food To Go”) nell’album Brasil che riporta un certo Brasile, dal gusto pop e jazzistico, all’attenzione internazionale. Dagli anni ‘90 i dischi di musica brasiliana si troveranno nelle sezioni WorldMusic anche quando si tratta di bossa nova. (Il video è più recente)
9_Marisa Monte - Bem Que Se Quis
Dal primo album della “cantante” brasilana dei nostri giorni...
10_Nordeste Já - Chega de Mágoa
Della serie “curiosità”. Nel 1985 anche la MPB ha avuto il suo “We are the world”, certamente meno fortunato. I nomi però ci sono tutti : Milton Nascimento, Djavan, Rita Lee, Gonzaguinha,Elba Ramalho, Chico Buarque,Caetano Veloso, Simone, Lobão, Paula Toller, Maria Bethânia, Elizeth Cardoso, Gilberto Gil,Roberto Carlos, Erasmo Carlos, Fagner e alla fine un Tim Maia straordinario...
11_Cacao Meravigliao
Per ironia il pezzo “brasilano” più famoso degli anni ’80… qualcuno cercava perfino il cacao al supermercato... E la prima voce del coro è quella di Paola Cortellesi. Inserito pensando all’elenco del “cesenate” (seven sunday) molto intrigante anche per la presenza di Remì e Cicale. Giustissimo, perchè anni ’80 è sempre più TV....
12_Kaoma – Lambada
Questo disco ha venduto 5.000.000 di copie, è cantato da un gruppo francese che ha copiato un pezzo boliviano. Ma per tutto il mondo è musica brasiliana. Tant’è ... il ballo però è brasilano, lo ammetto ...
13_Loredana Berté - Acqua
Il Brasile in Italiano. Dopo la Vanoni e prima della Mannoia ecco Loredana. La sua storia meriterebbe un film. Le collaborazioni realizzate mi fanno pensare, a distanza di anni, ad una levatura cui allora non avevo pensato. Il pezzo è di Djavan (vedi sopra), la tutina straordinaria.
14_John Hiatt - Have A Little Faith
La “mia” canzone anni ’80. Gli anni di RaiStereoNotte, un pezzo di anni ‘80
15_De Andrè – Creuza de Ma
Perchè il genovese assomiglia un po’ al portoghese e perchè questo è un disco che ascolto sempre (qui da un concerto a Roma del 1998).
16_Tears for fears - shout
Con “don’t you” “such a shame” (decisamente più belle) la canzone più ascoltata nei posti frequentati allora ... io scelgo questa, per spirito di contraddizione, e perchè lo devo a qualcuno, ma potrei anche cambiare idea
17_Everything But The Girl - Frost And Fire Uno dei dischi che mi è piaciuto di più, uno dei concerti che mi è piaciuto di meno...
http://youtube.com/watch?v=Osfb9MjIs44
18_The Psychedelic Furs - Heaven
Perchè, adesso come adesso, è quella che ho riascoltato più volentieri
19_David Sylvian - Red Guitar
Che vi posso dire... io l’ho messo. Potevano starci pure i Japan.
20_Suzanne Vega - Luka
A qualcuno piace la canzone d’autore anche negli ottanta. Dai, ci può stare ...
21_Kate Bush - Deeper Understanding
Kate da sempre tra le mie preferite ... The Sensual World un album che avrei messo per intero... (questo video non è scelto a caso, perchè anni ‘80 è stato anche questo)
22 Scialpi - Rocking Rolling
Sinceramente l’ho messo per snobismo. E per mettere Scialpi ho sacrificato Battiato e Vasco Rossi. Del resto lui dopo gli ’80 è sparito, gli altri sono ancora lì. Perfetto per qualche isola dei famosi.
23 Claudio Cecchetto - Gioca Jouer
Qualcuno glielo spiega a questo alieno che non era tutto rosa e fiori?
24_Patsy Kensit & Eighth Wonder - I'm not scared
Qualcuno è ancora innamorato di lei, e son passati quasi 20 anni ... Questo alieno non avrà solo le orecchie spero?
25 Joe Cocker - You Can Leave Your Hat On
La canzone è del ‘72 ma il successo dovuto a “9 settimane e ½” e del 1986 e si vede. Visto che qualcuno si è preso la briga di farlo perchè non vedere l’immagine del famoso strip con l'interpretazione di Randy Newman?
Oggi Caetano compie 65 anni. Per festeggiarlo ho scelto Alegria,alegria il suo primo successo, inserito anche nel primo album da solo "Caetano Veloso"
Alegria, alegria al Festival TV Record del '67. Un commento su YouTube fa notare che manca la parte in cui si cita CocaCola, tagliata nel video o forse nell'esibizione. Causa il bianco e nero si perde il colore arancione del dolcevita, in un festival in cui era ancora d'obbligo lo smoking.
Qualche anno dopo Caetano da solo, si concede perfino un errore, fatica a prendere le note alte, sorride e sgrana gli occhi. Perfetto ...
Tratto e condensato da caetano veloso “verità tropicale musica e rivoluzione nel mio brasile” Feltrinelli.
Decisi che il festival del ’67 sarebbe stato il momento giusto per scatenare la rivoluzione. [...] Cominciai a comporre una canzone che nelle mie intenzioni avrebbe dovuto essere abbastanza orecchiabile e, nel contempo, emblematica del nuovo atteggiamento. Doveva essere una marcha da Carnevale trasformata, allegra, contaminata dal pop internazionale. Mi venne in mente una canzone, Clever boy samba, che avevo scritto due anni prima. La canzone era una satira sui giovani alienati della città, piena di parole in gergo, di riferimenti a posti alla moda, a canzoni americane e a star del cinema europeo. Abbandonato lo spirito satirico, conservai invece lo schema con al centro un tipico ragazzo del suo tempo che se ne va in giro per le strade della città. [...] “Alegria, alegria” era uno dei tormentoni lanciati in quel periodo da Chacrinha (Abelardo Barbosa) fenomeno prima radiofonico e poi televisivo di quegli anni. Divenne il titolo di questa mia canzone progettata per essere un semplice apriti-sesamo, ma trasformata nel successo più grande e duraturo tra tutte le mie composizioni. Almeno per quanto riguarda il pubblico brasiliano, dal momento che gli stranieri non ci trovano niente di speciale (e io sono abbastanza d’accordo con loro). È sempre rimasta nel cuore dei miei connazionali, che pure non si sono mai abituati a chiamarla con il suo titolo, ma con il pregnante “sem leço, sem documento” (”senza fazzoletto, senza documento”), che nel testo compare due volte. [...] Per l’accompagnamento avevo pensato di usare un gruppo già esistente nel mondo dello iè-iè-iè. La decisione è molto indicativa dell’estetica tropicalista, ma anche dei suoi limiti. Invece di lavorare insieme nella direzione di un suono omogeneo che definisse il nuovo stile, preferimmo utilizzare qualche altra sonorità già riconoscibile della musica commerciale. Questo ritardò –e questo è deplorevole soprattutto nel caso di un grande musicista come Gil- una possibile ricerca autonoma nel campo degli arrangiamenti. [...] Per quello che sarebbe stato l’esordio musicale tropicalista, la presentazione di Alegria, alegria al festival della TV Record, eravamo tutti sicuri che ci voleva un gruppo rock. Guilherme aveva scovato un gruppo rock argentino chiamato Beat Boys, composto da giovani musicisti di Buenos Aires. Appena li vidi, e li sentii suonare, capii che facevano al caso nostro [...] capelli lunghissimi e massicce chitarre colorate, erano l’esatta rappresentazione di tutto ciò che i nazionalisti della MPB più odiavano e temevano. Non provai nemmeno a pensare ad un adattamento della mia marchinha allo stile della banda. Era come se fossi convinto che la semplice sovrapposizione delle due cose avrebbe prodotto il risultato esplosivo che cercavamo. Sin dalle prime prove, però, fu evidente l’ingenuità delle soluzioni nate dalla combinazione tra la mia temerarietà e la buona volontà dei ragazzi. [...]
Ciò che nessuno, nemmeno io, disse mai –è che Alegria, alegria fu in parte ricalcata dalla Banda. A banda era un’opera minore di Chico Buarque. Nel suo 45 giri di esordio aveva lanciato due capolavori: Pedro, pedreiro (“Pietro il muratore”) e Sonho de um carnaval (“Sogno di un Carnevale”)- in confronto alle quali questa marcinha sembrava composta da un bambinetto. A banda poteva servire per conquistare, attraverso la televisone, un pubblico più ampio o per rendere più accessibile alla gente comune il personaggio di Chico, sempre avvolto in quell’atmosfera un po’ lirica, ma non rappresentava certo l’espressione più elevata del suo sofisticato talento di compositore. Ebbene, ferme restando le differenze di progetto e di stile tra me e Chico, per Alegria,alegria io avevo immaginato un ruolo simile. In verità, il fatto di essere una marchinha faceva di Alegria,alegria, nel contesto del festival, una specie di anti-Banda che, al tempo stesso, era anche un’altra Banda. Questo rivela che ambedue tendevano a soddisfare aspettative formali ben sedimentate nel gusto del pubblico –quindi ambedue, ugualmente “antiquate”- ed è evidente una certa affinità tra il personaggio che dice “Estava a toa na vida” (“Ero in giro a far niente” – A banda) e quello che si vede “caminhando contra o vento, sem lenço, sem documento” (“camminando controvento, senza fazzoletto, senza documento” – Alegria, alegria). Oggi considero molto rivelatore (più della mia ingenuità che della mia lucidità), il fatto che Chico si sia liberato della sua canzone-biglietto-da-visita e io invece no. Sono certo che non sarebbe particolarmente felice se le persone continuassero a ripetergli che A banda è la cosa migliore che abbia mai scritto, o che collegassero il suo nome esclusivamente a essa, come spesso succede a me con Alegria, alegria.
Da tempo volevo dedicare un post a quella che è per me (e non solo per averla scritta Vinicius) una delle più intense canzoni contro la guerra. Oggi scopro che sono passati 62 anni da quel 6 agosto 1945. Il poema di Vinicius è diventato una canzone nel 1973 interpretata dai Secos e Molhados. Credo che il video sia dallo show di Ney Matogrosso del 1999 "Olhos de Farol". Rosa de Hiroshima Testo: Vinicius de Moraes
Pensate ai bambini muti telepatici pensate alle bambine cieche e inesatte pensate alle donne rotte e alterate pensate alle ferite come rose calde
Ma, no, non dimenticatevi della rosa della rosa della rosa di Hiroshima
La rosa ereditaria la rosa radioattiva stupida e invalida la rosa cirrotica l'anti-rosa atomica senza colore né profumo senza rosa senza niente.
C’è un altro Hamilton che merita il podio e non corre nella Formula 1. Le sue dita corrono sulle corde dello strumento tipico dello Choro, il bandolim, di cui moltiplica le possibilità espressive. Hamilton de Holanda (come il “vecchio” Chico Buarque, ma con una elle sola).
"Hamilton è un musicista nato con un dono. Tutto è facile per lui. Questo ragazzo è già uno dei più grandi strumentisti del Brasile e del mondo. Uscito dalla scuola di Jacob do Bandolim, va più in là delle frontiere tradizionali e propone un rinnovamento dello choro." Hermeto Pascoal.
Hamilton è un artista contemporaneo di immensa brasilianità. Per definirlo è necessario fondere il virtuoso dello Choro con il grande improvvisatore Jazz, l'energia di un "rockettaro" nella precisione e nel controllo strumentale di un musicista classico. La musica brasiliana nel raro "tocco" del genio. Leggi tutto http://www.coloriamo.it/hamilton.htm
Come diceva Vinicius in una sua canzone “i destini della patria sono previsti, siamo tutti diventati protagonisti, calciatori o chitarristi, cosa vuoi di più?” Così, dopo un post su Pato, nuova promessa del calcio brasiliano, ecco un post dedicato alla chitarra e a un suo nuovo grande interprete.
Yamandu Costa a 4 anni era già pronto a incidere un disco ed esibirsi in pubblico. Devo dire che, in genere, non ho una particolare attrazione per i virtuosi, per quelli che suonano troppo bene. Il perfezionismo in musica non è sempre cosa buona e giusta. In ogni caso questo “ragazzo” grassottello e sudaticcio, un po’ Belushi, un po’ Jack Black (lo noto spesso ritratto con birra e sigarette davanti all’inseparabile chitarra) merita più di una semplice attenzione. Provenendo dal sud del Brasile, nella sua musica sono evidenti le influenze di un’area confinante, in tutti i sensi, con Argentina e Uruguai. Nelle sue corde ci sono choro, bossa nova, milonga, samba e chamanè: nel suo stile si mescolano stili diversi dando vita a interpretazioni davvero personali e suggestive. In poche parole ecco a voi Yamandu, oggi considerato da molti come il più grande interprete dello strumento che più di ogni altro rappresenta il Brasile.
In questi giorni quasi vacanzieri vorrei occuparmi di ragazzi e ragazze brasilane, ovvero rapazes brasileiros e garotas brasileiras.
Il “moço” del momento è Alexandre Rodrigues da Silva, più noto come Pato, l’ultimo dei calciatori verdeoro arrivati nel campionato tricolore. Quello di Pato è l’acquisto più costoso della storia calcistica per un minorenne: si comincia quindi con un record ancor prima di vederlo sgambettare sui nostri verdi prati. Pato rientra già negli interessi di un grande sponsor come Nike che gli ha dedicato addirittura un orecchino su misura, dalla forma del famoso baffo. Pato, che significa Papero, deriva dal nome della sua città natale, Pato Branco, 70 mila abitanti nello stato del Paranà. Pato Donald è il nome di Paperino in Brasile e “O Pato” è pure il titolo di uno straordinario samba-bossa di Jaime Silva e Neuza Teixeir, portato al successo da João Gilberto. Che amiate il calcio, i cartoon o la musica, c'è un Pato per tutti.
Il palleggio con la spalla di Alexandre Pato
Pato Donald e Zé Carioca ballano “Tico-tico no fubá” in un superclassico Disney.
Divertente e, al solito, perfetto, il duetto tra João Gilberto e Caetano Veloso. Ecco i fenomeni.
La calma acida del nuovo Lanny. Dopo 20 anni di alcol, droghe, schizofrenia e altri problemi psichici, ricoveri e vita di strada, torna il chitarrista che con la sua partecipazione contribuì ai suoni della MPB tra 60 e 70. Una lunga intervista e lo sguardo di chi ne ha viste parecchie in questo articolo del 2005, dov'è presente anche la sua discografia
Lui è Max de Castro, l’album di qualche anno fa (2003) è Orchestra Klaxon, il brano ha un titolo alla Lina Wertmuller (A História da Morena Nua que Abalou as Estruturas do Esplendor do Carnaval), i testi sono di Erasmo Carlos, lei... "ha fatto impazzire la batteria".
Incuriosito dal personaggio Adinolfi, dal suo programma cento, due, zero (cerca il post del 19 luglio) arrivo a leggere il blog di Marco De Amicis che dovrebbe essere il coordinatore della raccolta firme per la sua candidatura. Scopro che De Amicis ha una grande collezione di dischi e usa il “Live at Umbria Jazz” (io c’ero!) di Joao Gilberto per addormentare il figlio di pochi giorni (il che potrebbe far pensare ad una lagna se non concludesse “Anche se non avete più dieci giorni di vita, procuratevelo lo stesso”.)
Espletata questa parentesi brasiliana, nell’ultimo blog al momento postato dal De Amicis (30 luglio, 1.148 Km, viziate i vostri figli) leggo questo inquietante passaggio “Al mio Amico candidato però voglio ricordare l'unico punto sul quale non andiamo d'accordo, infatti per me la Musica "non è un’arte minore”. Punto sulla finestra Google digito “Mario Adinolfi” “arte minore” capito su questo post del 2006 dove trovo conferma del fatto che il Marione considera anzi ribadisce la musica come arte minore. Qualcuno gli replica “la tua arte è quella del cazzaro... e lì sei fortissimo. Ma non è un'arte minore, ci vuole grande abilità...” Peccato perchè sulle pensioni non era partito male …
Se il possibile primo ministro di un certo stato non conosce l’inno della nazione che si appresta a governare, a chi possiamo chiedere di cantarcelo? Alla curva ovviamente.
Grandi elogi per il primo lavoro (“Calado” del 2004), ma anche qualche critica. Romulo Fróes torna nel 2006 con questo “Cão”, Cane, in cui ritroviamo le atmosfere da samba triste, 14 canzoni affidate alla sua voce scura e permeate dalla poesia malinconica di testi sospesi tra lirismo ed urgenze metropolitane. Il sound prende nuove direzioni e le orecchie fini citano ispirazioni anni 70 (il Veloso di Transa ma soprattutto Jard Macalè). Ma le influenze sulla musica di Romulo sono davvero tante e lui stesso cita “Joy division, Cure, Macalé, Noel, Nelson e muito mais...” Buona parte del disco si regge sulla presenza, spesso giocata in contrasto, tra la chitarra “sette corde” di Zé Barbeiro e il grande Lanny Gordin, chitarra acida, “rascante”, a cui si devono i suoni di importanti dischi tra 60 e 70 (quelli di Gal Costa per dirne una). Splendido il loro incontro in “Sol Sem Calor” che vede anche la partecipazione del basso di Fábio Sá che con il batterista Curumim forma l’ “ala jovem” del disco. Il legame con la tradizione è rafforzato da alcuni episodi, ad esempio dalla voce di Dona Inah in “Quem” e dalla presenza della Velha Guarda Musical da Nenê de Vila Matilde. Il progetto è ambizioso, ma non presuntuoso, gli arrangiamenti riusciti, i complimenti meritati, il video suggestivo. (thanks to Guilherme Werneck)
Ricordate il celeberrimo “Duo di Piadena”? Ebbene nella hit parade brasiliana si verifica da tempo un fenomeno irrefrenabile: l’ascesa della lettera &. Solo nella settimana dal 27 giugno a 3 luglio, scorrendo le prime 12 posizioni troviamo ben 6 duo, nell’ordine: Edson & Hudson (complimenti per il giochino) 3 posto Zezé Di Camargo & Luciano 4 posto Victor & Leo 5 posto Cesar Menotti & Fabiano 7 posto Ana Carolina & Seu Jorge 10 posto Rick e Renner 11 posto Gino & Geno 12 posto
Si tratta nella quasi totalità dei casi di musica sertaneja, qualcosa che sta tra il liscio e il country … non mi avventuro oltre nelle definizioni per non dire qualche stupidaggine. In ogni caso, chi pensava che il brasile fosse solo samba, bossa nova, mpb, poprockfunky in salsa verdeoro deve fare i conti con questo dilagante fenomeno dai cappelli a falde larghe. Altro che gonnellini svolazzanti …
Vi propongo -così come ho trovato- Gino&Geno, straordinaria coppia di cowboys brasilani di cui non so niente di più di quello che sto scrivendo. Certo anche il brasile ha avuto i suoi gaúchos o cowboys a cui si deve poi la tradizione di alcuni tipiche cotture della carne. Questi Gino e Geno non ho capito da dove arrivino ne cosa cucinino. Non resta che ascoltare per farsene un’idea …
La maestrina con la bacchetta o l’infermiera con la punturina? Oggi nei vostri sogni proibiti potete aggiungere la guardalinee con la bandierina. Ana Paula Oliveira, la più famosa assistente di gioco del calcio brasiliano (e quindi del mondo) è finalmente arrivata sulla copertina di playboy, edizione brasil. Dopo una fulminante carriera che l’ha fatta salire nella parte alta della classifica degli arbitri, i due goal fatti annullare al Botafogo nella semifinale della Copa do Brasil le sono costati tante polemiche e un’altrettanto rapida retrocessione.
Ma Ana Paula non s’è persa d’animo e, esibendo colorate divise rosa, ha continuato ad arbitrare nella polvere dei campetti delle serie minori. Ora playboy la rilancia nei salotti delle tv brasiliane, dove Ana Paula sfoggia sorrisi d’argento (l’apparecchio per i denti è parte integrante del suo look). I tifosi apprezzano, la federazione arbitri del brasile decisamente meno. Se dovrà abbandonare la bandierina, Ana Paula ha già pronto un futuro da commentatrice tv. Il titolo dell’articolo che playboy le dedica è abbastanza esplicito: “Ana Paula solleva la bandierina” con un doppio senso facile da intuire anche in italiano.
Se in questi giorni non sei passato per Rio e non hai potuto comprare il numero di luglio di playboy, ecco qualche foto.
L'altra notte ho avuto un incubo. Il tizio che mi abita di sotto, era a casa mia (cosa praticamente impossibile non sto a dire perché) … fatto sta che quando, nel sogno, mi rendo conto di questa assurdità mi sveglio con la sensazione di aver preso un cartone sullo stomaco. Di botto, nello stesso momento in cui mi sveglio, mi torna in mente il nuovo spot della Fiat (pensato direttamente da Sergio Marchionne) e mi viene da pensare che sia lo spot del nuovo Partito Democratico e che ci sono gli operai in sciopero e i meridionali e Margherita Hack che è “comunista” e la voce dello speaker mi sembra quella di Veltroni e che Veltroni ha fatto il suo discorso proprio a Torino e che Montezemolo si è messo anche lui a ragionar da politico tanto che qualcuno ne ha ipotizzato una discesa in campo (o in pista nel suo caso) e che si strizza pure l’occhio alla Chiesa e ai militari e che non manca proprio niente, nemmeno il piano di Giovanni Allegri che fino a ieri suonava negli spot BMW, che l’Italia sarà riappacificata e unita e matura e capace di appianare tutte le sue contraddizioni e che torneremo a viaggiare in 500 e a lavorare dignitosamente e a tirare la pensione e che nessuno avrà più motivo di incazzarsi. La Fiat nel 2007 si è portata a casa il 30 e passa per cento del mercato auto italiano. Porterà a casa il PD il 30 e passa per cento degli elettori?
Walter, in diverse occasioni, ha avuto modo di citare Charlie Chaplin, Platone, Hannah Arendt, Helmut Kohl e Mikhail Gorbaciov, Martin Luther King, Vittorio Foa, Benigno Zaccagnini, Enrico Berlinguer, Barack Obama, Alcide De Gasperi, Bettino Craxi, John e Robert Kennedy, i premi Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, Nelson Mandela e Rigoberta Menchù. Sergio, limitandosi agli Italiani, non è da meno. Eccoli tutti nelle tre versioni dello spot Fiat.
Ho pronto questo post da 10 giorni, ma la pigrizia dell'estate ha avuto il sopravvento ... comunque eccomi qua ...
Si chiama “Marcha para Jesus” e, per semplificare al massimo, potremmo pensarla come una sorta di family day brasiliano. Semplificando. È la più importante manifestazione della capacità aggregativa delle chiese evangeliche brasilane, una dimostrazione di forza di un fenomeno religioso che molti, probabilmente a ragione, definiscono anche economico e politico. Tutti gli ultimi post girano intorno a questi temi, ma non è colpa mia se la materia sembra inesauribile. Tanto per capirci, i numeri sono pazzeschi, visto che si parla di milioni di persone, il che potrebbe essere normale per una megalopoli come Sao Paulo (dove si tiene la manifestazione più importante) ma sono comunque numeri impressionanti per una religione ancora considerata alla stregua di una setta. In Italia, per quello che son riuscito a leggere, le uniche ad interessarsi all’evento sono state le organizzazioni gay, per il fatto che le ultime marce per Gesù sembrano aver preso di mira proprio loro. Oltretutto la marcia si è tenuta sulla stessa piazza e solo pochi giorni prima della Parada Gay di Sao Paulo, la più grande al mondo, capace di portare nella centralissima Avenida Paulista qualche milione di persone. Pensando a quanto avviene anche in Italia viene proprio da dire che tutto il mondo è paese. Collegandovi qui troverete il commento di gay.it alla manifestazione del 7 giugno 2007. Qui sotto, invece, una sintesi di cosa sia la “Marcha para Jesus” sempre dallo stesso portale ma ripescata dall’archivio del 2005.
“Durante tutta la sfilata, nessuno ha acceso una sigaretta e tutti hanno bevuto rigorosamente solo bevande non alcoliche, salvo poi formarsi una gran fila quando la marcia e' passata davanti al McDonald's dell'Avenida Paulista. Pur senza alcol o altri eccitanti, tutti rigorosamente banditi, la marcia evangelica si e' trasformata rapidamente in un carnevale, come quasi sempre succede in Brasile. Non mancava un blocco di un centinaio di percussionisti, come quelli del Carnevale di Rio, tutti con le magliette azzurre con la scritta ''Bateria Salmo 15'', e un leone, che simboleggia la fede, che dilania con le grinfie il peccato e i demoniaci gay, e i ''trios eletricos'' come nel Carnevale di Bahia, camion stracarichi di amplificatori con in cima un palco per cantanti e gruppi musicali, dove al posto di Daniela Mercury o Gilberto Gil si alternavano i gruppi gospel, con il pubblico di devoti che scandiva slogan e ritornelli inneggianti a Gesu' a ritmo di samba e axe”.
Nel lungo capitolo religione, morale, buone e cattive abitudini, dopo papi, calciatori, predicatori, scende in campo anche Gisele, 500.000 euro per 3 minuti di sfilata, clausola contrattuale che impedisce a qualsiasi azienda e fotografo di pretenderla a culo totalmente scoperto ...
Sappiamo come la pensi il papa in fatto di preservativi, rapporti prematrimoniali, aborto. Abbiamo sentito Kakà dichiarare di essere arrivato con la moglie vergini al matrimonio ...
Ora Gisele Caroline Nonnenmacher Bündchen, in Brasile per le sfilate di Rio, critica le regole della chiesa scritte secoli fa e sfida Kakà a trovare una sposina ancora vergine. “Oggi nessuna donna è vergine quando si sposa...mostratemi qualcuna che è vergine!". Mi viene in mente un film che in ‘sti giorni passa su sky prodotto niente meno che da Andy Warhol con un titolo davvero emblematico “Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!”
Proseguo questa lunga parentesi dedicata a papi, preti in-cantatori, santi e peccatori tornando a Kakà e alla sua Chiesa “Renascer em Cristo”. Sappiamo che il papa ha fatto visita al Brasile anche per contrastare il successo delle chiese evangeliche. Sembra essere una questione di share: passata la domenica si contano i presenti alle messe cattoliche e a quelle evangeliche, un po’ come si contano gli spettatori di Domenica In e di Buona Domenica. Dalla loro gli evangelici hanno il richiamo della musica, una sorta di gospel brasileiro, che potete ascoltare anche nel post su kaka. Se tutto fa proseliti ecco allora che gli stessi gospel finiscono nelle suonerie dei cellulari come reclamizza il sito di Renascer: “Adesso quando qualcuno vi contatta al cellulare potete ascoltare la vostra musica preferita, com louvor e unção, con lode e devozione. Selecione a sua operadora para verificar os aparelhos disponíveis”. Se c’è un’altra cosa che va di moda dappertutto sono poi i tatuaggi. Ecco allora, sempre dal sito Renascer, un bell’esempio di tatoo da imitare nel caso di una repentina conversione. La Chiesa “Renascer em Cristo” è stata fondata dai coniugi Sônia Haddad Moraes Hernandes e Estevam Hernandes Filho. Per soddisfare la vostra eventuale curiosità, eccone un estratto biografico da un articolo di Francesco Giappichini (blog.musibrasil.net)
Ma chi sono questi due coniugi che hanno catalizzato l’interesse dei media brasiliani? O meglio, chi erano prima di riciclarsi come “apostolo” (lui) e vescovo, o “vescova” (lei)? Estevam era, sino all’86, il direttore del settore marketing della Xerox, e lei, l’ineffabile Sônia, era la sofisticatissima proprietaria d’una altrettanto sofisticatissima boutique paolista. Poi, nell’86 appunto, hanno fondato una chiesa evangelica, riuscendo a dimostrare che questo è uno dei migliori business da intraprendere in Brasile. Hanno cominciato nel salotto di casa, si sono piú tardi trasferiti in una pizzeria (Pizzaria Livorno); ed oggi hanno oltre millecinquecento templi (vari anche all’estero), due milioni di fedeli, una televisione, una radio, una casa discografica, una scuola, una casa editrice, una linea di abbigliamento, una societá di mutua assistenza...