Visto che l'abbiamo citata tra le prime canzoni che hanno fatto emergere il talento di Elis perchè non ascoltarla?
Della serie nuove voci e nuovi arrangiamenti: Mariana (in pantaloni) l'abbiamo ascoltata pochi post fa in Deixa o Verão dei Los Hermanos. Di Roberta Sá (bel vestitino) ho parlato circa un anno fa, miglior rivelazione femminile secondo i critici "paulisti".
Mariana Aydar e Roberta Sá - Menino das Laranjas
lunedì 24 novembre 2008
Gilberto Gil (Rolling Stone Brasil ottobre 2008).

Bei ritratti del brasiliano Daniel Klajmic, fotografo di moda ma non solo.
Sua infatti la copertina di "Todas as coisas e eu", disco di Gal Costa del 2004.
Sempre per RS, non molti mesi fa, aveva fotografato pure Caetano.
domenica 23 novembre 2008
Quale fu il primo grande successo di Elis?
Difficile dirlo parlando di una stella che incise il primo singolo, su 78 giri, a quindici anni e il primo album (“Viva a Brotolândia”) a sedici, anno 1961. Il genere potrebbe essere, mi si passi l’irriverente paragone, un genere alla Hanna Montana anni ’60 (oddio che ho detto!!!): canzonette per giovanissimi, cantate da ragazzine. Del resto il termine broto sta proprio per quello, per “bocciolo”, e con l’espressione brota ci si riveriva al fenomeno delle giovanissime cantanti, in voga allora come oggi (me la passate l’espressione “in voga”?).
Il reportorio non è ancora quella della MPB: vi si ascoltano, invece, cover di pezzi USA di successo , ritmi leggeri, pochi accenni di samba. Certo la personalità e lo stile di Elis evolvono velocemente, al ritmo di un album l’anno, fino al definitivo trasferimento da Porto Alegre a Rio, con un repertorio che si fa più adulto e più “brasiliano”, fino al grande successo del programma “O fino da bossa” da cui derivano tre splendidi album dal vivo, interpretati con Jair Rodriguez, che in questo periodo girano di continuo sul mio “giradischi”. Insomma il bocciolo è sbocciato.
In questi tre album , Elis sfoggia una voce calda, forse lontana da certi canoni bossanovistici del periodo, lontana anche dalla voce che ci rimandano le interpretazioni anni 70. Ma Elis, allora 20enne, esprime già quella forza interpretativa che ne hanno fatto un fenomeno e più tardi un mito.
Ma ecco che al solito, divagando, mi sono perso. Torno alla domanda. Quale fu il primo grande successo di Elis? Ce lo racconta lei stessa in questo video del 1973 (qui tutta l’intervista) dove ricorda come alcuni indicassero in Menino das Laranjas, scritta da Téo de Barros nel 1964, il suo primo successo. Altri lo attribuivano invece all’interpretazione di Arrastão di Edu Lobo e Vinícius de Moraes, brano con cui vinse il primo festival della Música Popular Brasileira della TV Excelsior. In realtà la grande attenzione di pubblico e critica arrivò con Preciso aprender a ser só, dei fratelli Marcos e Paulo Sérgio Valle, brano che Elis interpretava in uno show al “Little Club” di Rio de Janeiro e che incise sia in “Samba, eu canto assim” che in “Dois Na Bossa”, entrambi del 1965.
Il brano è bello, l’interpretazione magnifica, il video b/n affascinante. Le smorfiette di Elis irresistibili. Scommetto entrerà a far parte del vostro juke-box on line.
Siccome poi in queste settimane esce con Repubblica/L’espresso la Mina della TV aggiungo il mio contributo con la versione italiana interpretata dalla Mazzini nel 1968.
Elis Regina - Preciso aprender a ser só
Mina _ So ( Preciso aprender a ser so )
Preciso aprender a ser só
Composição: Marcos Valle/Paulo Sergio Valle
Ah, se eu te pudesse fazer entender
Ah se potessi farti capire
Sem teu amor eu não posso viver
Che senza il tuo amore io non posso vivere
E sem nós dois o que resta sou eu
Che senza noi due, ciò che resta sono io
Eu assim tão só
E sono così sola
E eu preciso aprender a ser só
Che devo imparare ad essere sola
Poder dormir sem sentir teu calor
Poter dormire senza sentire il tuo calore
E ver que foi só um sonho e passou
E capire che è stato solo un sogno ed è passato
Ah, o amor quando é demais ao findar leva a paz
L’amore quando sta per finire toglie la pace
Me entreguei sem pensar
Mi sono trovata coinvolta, senza pensare
Que a saudade existe e se vem
Che la nostalgia esiste e quando arriva
É tão triste, vê
E così triste, guarda
Meus olhos choram a falta dos teus
I miei occhi piangono l’assenza dei tuoi
Esses olhos que foram tão meus
Quegli occhi che erano tutti per me
Por Deus entenda que assim eu não vivo
Capisci che così non è più vivere
Eu morro pensando no nosso amor
Che muoio pensando al nostro amore.
Il reportorio non è ancora quella della MPB: vi si ascoltano, invece, cover di pezzi USA di successo , ritmi leggeri, pochi accenni di samba. Certo la personalità e lo stile di Elis evolvono velocemente, al ritmo di un album l’anno, fino al definitivo trasferimento da Porto Alegre a Rio, con un repertorio che si fa più adulto e più “brasiliano”, fino al grande successo del programma “O fino da bossa” da cui derivano tre splendidi album dal vivo, interpretati con Jair Rodriguez, che in questo periodo girano di continuo sul mio “giradischi”. Insomma il bocciolo è sbocciato.
In questi tre album , Elis sfoggia una voce calda, forse lontana da certi canoni bossanovistici del periodo, lontana anche dalla voce che ci rimandano le interpretazioni anni 70. Ma Elis, allora 20enne, esprime già quella forza interpretativa che ne hanno fatto un fenomeno e più tardi un mito.
Ma ecco che al solito, divagando, mi sono perso. Torno alla domanda. Quale fu il primo grande successo di Elis? Ce lo racconta lei stessa in questo video del 1973 (qui tutta l’intervista) dove ricorda come alcuni indicassero in Menino das Laranjas, scritta da Téo de Barros nel 1964, il suo primo successo. Altri lo attribuivano invece all’interpretazione di Arrastão di Edu Lobo e Vinícius de Moraes, brano con cui vinse il primo festival della Música Popular Brasileira della TV Excelsior. In realtà la grande attenzione di pubblico e critica arrivò con Preciso aprender a ser só, dei fratelli Marcos e Paulo Sérgio Valle, brano che Elis interpretava in uno show al “Little Club” di Rio de Janeiro e che incise sia in “Samba, eu canto assim” che in “Dois Na Bossa”, entrambi del 1965.
Il brano è bello, l’interpretazione magnifica, il video b/n affascinante. Le smorfiette di Elis irresistibili. Scommetto entrerà a far parte del vostro juke-box on line.
Siccome poi in queste settimane esce con Repubblica/L’espresso la Mina della TV aggiungo il mio contributo con la versione italiana interpretata dalla Mazzini nel 1968.
Elis Regina - Preciso aprender a ser só
Mina _ So ( Preciso aprender a ser so )
Preciso aprender a ser só
Composição: Marcos Valle/Paulo Sergio Valle
Ah, se eu te pudesse fazer entender
Ah se potessi farti capire
Sem teu amor eu não posso viver
Che senza il tuo amore io non posso vivere
E sem nós dois o que resta sou eu
Che senza noi due, ciò che resta sono io
Eu assim tão só
E sono così sola
E eu preciso aprender a ser só
Che devo imparare ad essere sola
Poder dormir sem sentir teu calor
Poter dormire senza sentire il tuo calore
E ver que foi só um sonho e passou
E capire che è stato solo un sogno ed è passato
Ah, o amor quando é demais ao findar leva a paz
L’amore quando sta per finire toglie la pace
Me entreguei sem pensar
Mi sono trovata coinvolta, senza pensare
Que a saudade existe e se vem
Che la nostalgia esiste e quando arriva
É tão triste, vê
E così triste, guarda
Meus olhos choram a falta dos teus
I miei occhi piangono l’assenza dei tuoi
Esses olhos que foram tão meus
Quegli occhi che erano tutti per me
Por Deus entenda que assim eu não vivo
Capisci che così non è più vivere
Eu morro pensando no nosso amor
Che muoio pensando al nostro amore.
venerdì 21 novembre 2008
Kassab? È sposato? Ha figli?
Ricordate le elezioni amministrative brasiliane oggetto di un recente post?
A chi fosse rimasta qualche curiosità, consiglio di approfondire l’argomento su questo articolo di Francesco Giappichini che ben analizza risultati e prospettive di questa tornata elettorale. Mi ha in particolare colpito un aspetto della campagna elettorale, riportato nell'articolo, ovvero il tentativo di screditare il candidato conservatore Gilberto Kassab, riconfermato poi sindaco di San Paolo, attraverso uno spot che in qualche modo ne ventilava una possibile omosessualità, come se questo potesse essere un motivo per negargli il voto.
A chi fosse rimasta qualche curiosità, consiglio di approfondire l’argomento su questo articolo di Francesco Giappichini che ben analizza risultati e prospettive di questa tornata elettorale. Mi ha in particolare colpito un aspetto della campagna elettorale, riportato nell'articolo, ovvero il tentativo di screditare il candidato conservatore Gilberto Kassab, riconfermato poi sindaco di San Paolo, attraverso uno spot che in qualche modo ne ventilava una possibile omosessualità, come se questo potesse essere un motivo per negargli il voto.
giovedì 20 novembre 2008
Il vizietto 2 ("La ultima curda").
L’ho già fatto. Lo sto facendo. Lo farò ancora.
Come Tognazzi Ugo nel vizietto, ogni tanto mi concederò una scappatella nel tango.
Qui “L’ultima sbronza”, seduto di fronte a un bicchiere di rum a conversare con il bandoneon.
Memorabile Roberto Goyeneche con Nestor Marconi nel film “Sur” di Fernando Solanas (premiato per la regia al festival di Cannes 1988). Ho scelto però questa versione di Fito Paez, che trovo convincente. La traduzione dal solito libro curato da Paolo Collo e Ernesto Franco.
Testo: Cátulo Castello. Música: Aníbal Troilo.
Lastima, bandoneón, mi corazon
Che dolore, bandoneón, per il mio cuore
tu ronca maldición maleva...
la tua rauca maledizione di malavita…
Tu lágrima de ron me lleva
La tua lacrima di rum mi porta
hasta el hondo bajo fondo
nei profondi bassifondi
donde el barro se subleva.
dove il fango si ribella.
¡Ya sé, no me digás! ¡Tenés razón!
Lo so, no me lo dire. Hai ragione!
La vida es una herida absurda,
La vita è un’assurda ferita,
y es todo, todo tan fugaz
ed è tutto, tutto, così fugace,
que es una curda, ¡nada más! mi confesión.
nient’altro che una sbronza, niente più! la mia confessione…
Contame tu condena, decime tu fracaso,
Raccontami la tua condanna, dimmi del tuo fallimento.
¿no ves la pena que me ha herido?
non vedi il dolore che m’ha ferito?
Y hablame simplemente de aquel amor ausente
E parlami in modo semplice di quell’amore assente
tras un retazo del olvido.
dietro uno scampolo d’oblio,
¡Ya se que te hago daño ¡Ya sé que te lastimo!
Lo so che mi ferisce! So che ti faccio male
llorando mi sermón de vino!
piangendo la mia predica di vino!
Pero es el viejo amor que tiembla, bandoneón,
Ma è il vecchio amore che trema, bandoneon,
y busca en el licor que aturde,
e cerca un liquore che intontisce
la curda que al final termine la función
la sbronza che alla fine concluda lo spettacolo,
corriéndole un telón al corazón.
calando un sipario sul cuore.
Un poco de recuerdo y sinsabor
Un po’ di ricordo e d’amarezza
gotea tu rezongo lerdo.
stilla il tuo pigro rimprovero.
Marea tu licor y arrea la tropilla de la zurda
Ubriaca il tuo liquore e incita la mandria del cuore
al volcar la última curda.
nel versare l’ultima sbronza.
Cerrame el ventanal que quema el sol
Chiudi la vetrata che il sole brucia
su lento caracol de sueño,
la sua lenta spirale di sonno
¿no ves que vengo de un país que está de olvido,
non vedi che vengo da un paese fatto d’oblio,
siempre gris, tras el alcohol?...
sempre grigio, dietro l’alcool.
Come Tognazzi Ugo nel vizietto, ogni tanto mi concederò una scappatella nel tango.
Qui “L’ultima sbronza”, seduto di fronte a un bicchiere di rum a conversare con il bandoneon.
Memorabile Roberto Goyeneche con Nestor Marconi nel film “Sur” di Fernando Solanas (premiato per la regia al festival di Cannes 1988). Ho scelto però questa versione di Fito Paez, che trovo convincente. La traduzione dal solito libro curato da Paolo Collo e Ernesto Franco.
Testo: Cátulo Castello. Música: Aníbal Troilo.
Lastima, bandoneón, mi corazon
Che dolore, bandoneón, per il mio cuore
tu ronca maldición maleva...
la tua rauca maledizione di malavita…
Tu lágrima de ron me lleva
La tua lacrima di rum mi porta
hasta el hondo bajo fondo
nei profondi bassifondi
donde el barro se subleva.
dove il fango si ribella.
¡Ya sé, no me digás! ¡Tenés razón!
Lo so, no me lo dire. Hai ragione!
La vida es una herida absurda,
La vita è un’assurda ferita,
y es todo, todo tan fugaz
ed è tutto, tutto, così fugace,
que es una curda, ¡nada más! mi confesión.
nient’altro che una sbronza, niente più! la mia confessione…
Contame tu condena, decime tu fracaso,
Raccontami la tua condanna, dimmi del tuo fallimento.
¿no ves la pena que me ha herido?
non vedi il dolore che m’ha ferito?
Y hablame simplemente de aquel amor ausente
E parlami in modo semplice di quell’amore assente
tras un retazo del olvido.
dietro uno scampolo d’oblio,
¡Ya se que te hago daño ¡Ya sé que te lastimo!
Lo so che mi ferisce! So che ti faccio male
llorando mi sermón de vino!
piangendo la mia predica di vino!
Pero es el viejo amor que tiembla, bandoneón,
Ma è il vecchio amore che trema, bandoneon,
y busca en el licor que aturde,
e cerca un liquore che intontisce
la curda que al final termine la función
la sbronza che alla fine concluda lo spettacolo,
corriéndole un telón al corazón.
calando un sipario sul cuore.
Un poco de recuerdo y sinsabor
Un po’ di ricordo e d’amarezza
gotea tu rezongo lerdo.
stilla il tuo pigro rimprovero.
Marea tu licor y arrea la tropilla de la zurda
Ubriaca il tuo liquore e incita la mandria del cuore
al volcar la última curda.
nel versare l’ultima sbronza.
Cerrame el ventanal que quema el sol
Chiudi la vetrata che il sole brucia
su lento caracol de sueño,
la sua lenta spirale di sonno
¿no ves que vengo de un país que está de olvido,
non vedi che vengo da un paese fatto d’oblio,
siempre gris, tras el alcohol?...
sempre grigio, dietro l’alcool.
sabato 15 novembre 2008
Clara Nunes: Canto das três raças

Scherzosamente (ma aggiungo giustamente) larobi mi rimprovera di essermi dimenticato di Clara Nunes considerata una delle grandi, se non la più grande cantante del samba insieme a Beth Carvalho e Alcione. "Canto das três raças" (qui nella versione live del suo autore) è poi una vera icona del samba. Come Elis Regina anche Clara Nunes è mancata giovanissima, nemmeno quarantenne (dettaglio assurdo, per una complicazione dopo una operazione di vene varicose).
Nel 1980, tra l'altro, portò al successo Morena de Angola, uno dei tanti successi di Chico Buarque.
La resero famosa anche gli abiti bianchi e i gioielli colorati di origine africana, oltre che per la sua vocazione per il Candomblé.
Di qualche anno fa questo articolo di Ana Paula Torres.
Infine il link per chi fosse interessato al Quilombo di Palmares citato nel testo.
Nota tecnica: spero di risolvere il momentaneo blocco del post. Al momento sto postando "per vie traverse". Ciao e buona domenica a tutti.
Canto das três raças
Composição: Mauro Duarte e Paulo César Pinheiro
Ninguém ouviu
Nessuno ha sentito
Um soluçar de dor
Un singhiozzo di dolore
No canto do Brasil
Nel canto del Brasile
Um lamento triste
Un lamento triste
Sempre ecoou
Ha sempre risuonato
Desde que o índio guerreiro
Da quando il guerriero indio
Foi pro cativeiro
Fu fatto prigioniero
E de lá cantou
E dalla prigionia cantava
Negro entoou
Lo schiavo intonò
Um canto de revolta pelos ares
Nell’aria un canto di rivolta
No Quilombo dos Palmares
Nel Quilombo dos Palmares
Onde se refugiou
Dove trovò rifugio
Fora a luta dos Inconfidentes
Era stata la lotta degli Inconfidentes
Pela quebra das correntes
Per rompere le catene
Nada adiantou
Niente avanzò
E de guerra em paz
E di guerra in pace
De paz em guerra
Di pace in guerra
Todo o povo dessa terra
Tutto il popolo di questa terra
Quando pode cantar
Quando può cantare
Canta de dor
Canta il dolore
ô, ô, ô, ô, ô, ô
ô, ô, ô, ô, ô, ô
E ecoa noite e dia
E risuona giorno e notte
É ensurdecedor
assordante
Ai, mas que agonia
Oh, ma che agonia
O canto do trabalhador
Il canto di chi lavora
Esse canto que devia
Questo canto che doveva
Ser um canto de alegria
Essere un canto di allegria
Soa apenas
Suona invece
Como um soluçar de dor
Con un sospiro di dolore
Questo è un post di servizio ma anche no...

Devo effettuare una prova tecnica per vedere se il blog funziona ancora. Devo trovare una cosa qualsiasi da raccontare giusto per metter giù due righe e provare ad allegare una foto. Bene. Lula è stato in Italia ha incontrato un po' di gente e anche un po' di calciatori brasiliani, guarda caso quelli che giocano nel Milan. Non dico niente di nuovo perchè l'avrete notato tutti. Dico allora un'altra cosa: qual'era il ruolo meno ambito da un calciatore brasiliano. Fin a qualche anno fa certamente il portiere, visto che non se ne trovava nemmeno uno degno della porta della nazionale. Adesso basta dire che non solo il primo (Donieber Alexander Marangon detto Doni), non solo il secondo (Julio Sergio Bertagnoli) ma perfino il terzo portiere (Guilherme De Morais Gusmao Artur) della Roma sono brasiliani ...
domenica 9 novembre 2008
"Non è che adesso ti metti a parlare anche di politica brasiliana?" Niente paura, lo faccio solo perchè c’è di mezzo Chico ...

Chissà che carinerie potrebbe riservare Berlusconi alla giovanissima Manuela D'Ávila (nella foto) candidata del partito comunista alle recenti elezioni per la prefeitura municipal (in pratica la carica di sindaco) della città di Porto Alegre, 1,6 milioni di abitanti.
Porto Alegre ce la ricordiamo per essere stata sede di un importante Forum Sociale, per essere la città di Ronaldinho, ma soprattutto (almeno qui) per essere la città dov’è nata Elis Regina. Un post che parla quindi di cronaca politica? Non proprio: per questo vi rimando comunque all’analisi di questa importate tornata elettorale, vero e proprio test politico a due anni dall’elezione del nuovo presidente, visto che nel 2010 il buon Lula (oggi all’80% dei consensi!) dovrà per forza di cose lasciare l’incarico.
La vera ragione del post è il fatto che Chico Buarque abbia dato sostegno pubblico all’altra candidata sindaco della sinistra, Maria do Rosario, esponente del PT, il partito di Lula per capirci. Maria ha avuto la meglio su Manuela ma al ballottaggio con il sindaco uscente, il centrista José Fogaça, non ce l’ha fatta. Per le donne in politica non è mai facile, anche se giovani, carine e preparate. Curiosità da campagna elettorale: negli spot di Maria do Rosario la stella rossa del PT diventava un grande aquilone per sollevare la voglia di "mudança" ovvero cambiamento (eh sì, sempre quella) nei cieli di Porto Alegre sulle note di un jingle sambista. Insomma un po’ di musica riusciamo a sentirla anche qui.
sabato 8 novembre 2008
Quattro secondi
In un post di qualche tempo fa, mi ero chiesto se Chico Buarque e Carlinhos Brown, tra cui intercorre il rapporto di suocero e genero e una certa distanza musicale, si fossero mai trovati a far qualcosa insieme. Quattro secondi di Chico che "salta" a fare il Carlinhos è al momento la sola risposta che ho trovato (uncia sì, ma sorprendente).
Carlinhos Brown e Chico Buarque
Festival d'Estate (Salvador 2002)
Carlinhos Brown e Chico Buarque
Festival d'Estate (Salvador 2002)
domenica 2 novembre 2008
Deixa o Verão: questo divano è ancora comodo.
Mentre qui sono arrivate le prime piogge d’autunno (beh oggi, in verità, c'è il sole!) nell’altro emisfero è il momento di uscire di casa. Eppure si starebbe ancora bene sul divano e l’estate potrebbe aspettare un altro po’. Recupero il pezzo dei Los Hermanos (dall’album “Ventura” del 2003) mentre pre-ascolto il disco solista di Marcelo Camelo. Si tratta di una cover interpretata da Mariana Aydar, un po’ più fighetta dell’originale, piacevolmente pigra anche se personalmente preferisco la versione (fortemente consigliata) più tirata con Adriana Calcanhotto sul palco.
mariana aydar - deixa o verao
Deixa o Verão
(Rodrigo Amarante)
Deixa eu decidir se é cedo ou tarde
Lasciami decidere se è presto o tardi
Espere eu considerar
aspetta fin che non ho preso una decisione
Ver se eu vou assim chique à vontade
dai un occhio se così sono abbastanza chic
Igual ao tom do lugar
in sintonia con il tono del posto
Enquanto eu penso você sugeriu
Mentre ci penso, tu suggeriscimi
Um bom motivo pra tudo atrasar
un buon motivo per ritardare ogni cosa
E ainda é cedo pra lá
È ancora presto la fuori
Chegando às 6 tá bom demais
aspettare fino alle 6 dovrebbe andar bene
Deixa o verão pra mais tarde...
lascia che l’estate aspetti
Deixa, deixa o verão
Lascia, lascia l’estate
Deixa o verão pra mais tarde
Lascia l’estate per dopo
Não tou muito a fim de novidade
Non sono nello spirito giusto per le novità
Fila ou banco do bar
fila o sedia del bar (?)
Considere toda a hostilidade
Pensa a tutta l’ostilità
Que há da porta pra lá
Che ci aspetta al di là della porta
Enquanto eu fujo você inventou
Mentre io scappo tu prova ad inventarti
Qualquer desculpa pra gente ficar
una serie di scuse per rimanere
E assim a gente não sai
e fare in modo di non uscire
Esse sofá ta bom demais
questo divano sembra ancora comodo
deixa o verão pra mais tarde...
lascia che l’estate aspetti...
Uhh.. Ah, ah, aaaah
E eu digo cá entre nós
Lo dico, e che rimanga tra noi,
Deixa o verão pra mais tarde...
Lascia che l’estate aspetti...
mariana aydar - deixa o verao
Deixa o Verão
(Rodrigo Amarante)
Deixa eu decidir se é cedo ou tarde
Lasciami decidere se è presto o tardi
Espere eu considerar
aspetta fin che non ho preso una decisione
Ver se eu vou assim chique à vontade
dai un occhio se così sono abbastanza chic
Igual ao tom do lugar
in sintonia con il tono del posto
Enquanto eu penso você sugeriu
Mentre ci penso, tu suggeriscimi
Um bom motivo pra tudo atrasar
un buon motivo per ritardare ogni cosa
E ainda é cedo pra lá
È ancora presto la fuori
Chegando às 6 tá bom demais
aspettare fino alle 6 dovrebbe andar bene
Deixa o verão pra mais tarde...
lascia che l’estate aspetti
Deixa, deixa o verão
Lascia, lascia l’estate
Deixa o verão pra mais tarde
Lascia l’estate per dopo
Não tou muito a fim de novidade
Non sono nello spirito giusto per le novità
Fila ou banco do bar
fila o sedia del bar (?)
Considere toda a hostilidade
Pensa a tutta l’ostilità
Que há da porta pra lá
Che ci aspetta al di là della porta
Enquanto eu fujo você inventou
Mentre io scappo tu prova ad inventarti
Qualquer desculpa pra gente ficar
una serie di scuse per rimanere
E assim a gente não sai
e fare in modo di non uscire
Esse sofá ta bom demais
questo divano sembra ancora comodo
deixa o verão pra mais tarde...
lascia che l’estate aspetti...
Uhh.. Ah, ah, aaaah
E eu digo cá entre nós
Lo dico, e che rimanga tra noi,
Deixa o verão pra mais tarde...
Lascia che l’estate aspetti...
sabato 1 novembre 2008
Scarlettina, Concitina.

Avevo visto Scarlett-Concita De Gregorio alle invasioni barbariche dalla nostra cara Daria e l’avevo trovata eroticamente irresistibile quanto politicamente inutile e saputella. Che bisogno c’era di un’altra esponente di quella sinistra letteraria, perfetto fertilizzante dei successi berlusconiani? Dopo le reazioni di Feltri e La Russa mi sono ricreduto. L’idea (consapevole o meno che sia) della fascinosa ragazza di sinistra che non te la dà e ti fa venire il sangue al cervello può avere un suo fondamento. Datemi del sessista, ma io di pancia per non dir altro, la vedo così.
martedì 28 ottobre 2008
Predicare bene...

Scuola privata o scuola pubblica? Non fosse altro che per tirchieria (ma sarebbe meglio dire scarse risorse) direi scuola pubblica. Dico agli amici che invece hanno scelto la privata, di selezionare con attenzione l’istituto in cui iscrivere i propri figli. Questo nella foto, sembrerebbe a prova di protesta. Attenti però che, aspettando di parlare con i professori, potreste trovarvi in fila con Francesco Rutelli, Michele Santoro o Nanni Moretti.
lunedì 27 ottobre 2008
The Art of Gisele

da repubblica.it
"Può esistere la perfezione? Per rendersene conto bisognerà aspettare novembre quando sarà in edicola il servizio della rivista "American Photo" che per festeggiare il 30esimo anniversario ha realizzato un servizio fotografico con la top model brasiliana Gisele Bundchen realizzato da Nino Munoz".
qualche scatto in anteprima
sabato 25 ottobre 2008
La coerenza di Paolo.

Paolo Guzzanti lo conoscete tutti. PG, oggi senatore PdL, sta da sempre dalla parte della maestra unica. Nonostante i suoi “spostamenti” sta dalla parte della M.U. oggi, anno 2008, cosìccome nel 1989 quando, parlando della riforma Galloni scriveva: "La maestra sarà rimpiazzata non da un essere umano in senso stretto, ma da un organismo polimero dell'umano, anche se vagamente antropomorfo. Ci riferiamo a quell'oggetto misterioso che va sotto il nome rispettabile di Equipe. Proprio così, al posto della maestra vagherà per le classi un gruppo di tre insegnanti indistinguibili". Non lo scriveva su Il Giornale, ma sulle pagine di Repubblica. Qualcosa allora non mi torna.
giovedì 23 ottobre 2008
Le ragazze ci provano 2: “O Mestre-Sala Dos Mares”
Anno 1910. Anno in cui i superiori usavano ancora il frustino nei confronti dei marinai "insubordinati". Anno in cui 250 frustate di troppo fanno scoppiare “la rivolta del frustino” che paralizza la città di Rio per diversi giorni. A questo episodio si ispira la canzone “O mestre sala dos mares” di Aldir Blanc e João Bosco, autori che diedero ad Elis Regina un bel po’ di pezzi e che furono ripagati con interpretazione entrate nella storia della MPB. Ci racconta tutto Alessandro Andreini in un articolo di pochi giorni fa su musibrasil.net. Da lì prendo anche il testo che riporto di seguito (nell’articolo proposto con un confronto tra testo originale e testo censurato).
Evidentemente cimentarsi con il repertorio di Elis, accettando ovviamente un confronto impossibile, sembra una tappa obbligata per le interpreti della musica brasiliana di oggi. Con “O mestre sala dos mares” si è cimentata Ivete Sangalo, ultima reginetta dell’axé, spalle nude e vestito nero. Spalle nude, ma vestito bianco per Elis: video fresco fresco (appena di ieri) ripreso da un festival del 1978 di cui trovate qui diversi altri brani.
Elis “O Mestre Sala dos Mare” (1978)
Ivete Sangalo “O Mestre Sala dos Mare” (2004)
“O Mestre-Sala Dos Mares”
(Aldir Blanc e João Bosco)
Ha muito tempo nas águas da Guanabara
Da molto tempo nella baia di Guanabara
O dragão do mar reapareceu
Il drago del mare è riapparso
Na figura de um bravo feiticeiro
Nella figura di un bravo stregone
A quem a história não esqueceu
Che la storia non ha dimenticato
Conhecido como navegante negro
Conosciuto come il navigatore negro
Tinha a dignidade de um mestre-sala
Aveva la dignità di un maestro di cerimonia
E ao acenar pelo mar na alegria das regatas
E al salutare per il mare nell'allegria delle regate
Foi saudado no porto pelas mocinhas francesas
Fu salutato nel porto da ragazzine francesi
Jovens polacas e por batalhões de mulatas
Giovani polacche e da battaglioni di mulatte
Rubras cascatas jorravam das costas
Rosse cascate sgorgavano dalle schiene
dos santos entre cantos e chibatas
dei santi tra canti e frustini
Inundando o coração do pessoal do porão
Inondando il cuore del personale della stiva
Que a exemplo do feiticeiro gritava então
Che a esempio dello stregone come lui gridava
Glória aos piratas, às mulatas, às sereias
Gloria ai pirati, alle mulatte, alle sirene
Glória à farofa, à cachaça, às baleias
Gloria alla farofa, alla cachaça, alle balene
Glória a todas as lutas inglórias
Gloria a tutte le lotte ingloriose
Que através da nossa história
Che attraverso la nostra storia
Não esquecemos jamais
Non dimentichiamo mai
Salve navegante negro
Salve navigatore negro
Que tem por monumento
Che ha per monumento
As pedras pisadas do cais
Le pietre calpestate del molo
Mas salve
Salve o navegante negro
Salve navigatore negro
Que tem por monumento as pedras pisadas do cais
Che ha per monumento le pietre calpestate del molo
Mas faz muito tempo
Ma accadde molto tempo fa
Evidentemente cimentarsi con il repertorio di Elis, accettando ovviamente un confronto impossibile, sembra una tappa obbligata per le interpreti della musica brasiliana di oggi. Con “O mestre sala dos mares” si è cimentata Ivete Sangalo, ultima reginetta dell’axé, spalle nude e vestito nero. Spalle nude, ma vestito bianco per Elis: video fresco fresco (appena di ieri) ripreso da un festival del 1978 di cui trovate qui diversi altri brani.
Elis “O Mestre Sala dos Mare” (1978)
Ivete Sangalo “O Mestre Sala dos Mare” (2004)
“O Mestre-Sala Dos Mares”
(Aldir Blanc e João Bosco)
Ha muito tempo nas águas da Guanabara
Da molto tempo nella baia di Guanabara
O dragão do mar reapareceu
Il drago del mare è riapparso
Na figura de um bravo feiticeiro
Nella figura di un bravo stregone
A quem a história não esqueceu
Che la storia non ha dimenticato
Conhecido como navegante negro
Conosciuto come il navigatore negro
Tinha a dignidade de um mestre-sala
Aveva la dignità di un maestro di cerimonia
E ao acenar pelo mar na alegria das regatas
E al salutare per il mare nell'allegria delle regate
Foi saudado no porto pelas mocinhas francesas
Fu salutato nel porto da ragazzine francesi
Jovens polacas e por batalhões de mulatas
Giovani polacche e da battaglioni di mulatte
Rubras cascatas jorravam das costas
Rosse cascate sgorgavano dalle schiene
dos santos entre cantos e chibatas
dei santi tra canti e frustini
Inundando o coração do pessoal do porão
Inondando il cuore del personale della stiva
Que a exemplo do feiticeiro gritava então
Che a esempio dello stregone come lui gridava
Glória aos piratas, às mulatas, às sereias
Gloria ai pirati, alle mulatte, alle sirene
Glória à farofa, à cachaça, às baleias
Gloria alla farofa, alla cachaça, alle balene
Glória a todas as lutas inglórias
Gloria a tutte le lotte ingloriose
Que através da nossa história
Che attraverso la nostra storia
Não esquecemos jamais
Non dimentichiamo mai
Salve navegante negro
Salve navigatore negro
Que tem por monumento
Che ha per monumento
As pedras pisadas do cais
Le pietre calpestate del molo
Mas salve
Salve o navegante negro
Salve navigatore negro
Que tem por monumento as pedras pisadas do cais
Che ha per monumento le pietre calpestate del molo
Mas faz muito tempo
Ma accadde molto tempo fa
lunedì 20 ottobre 2008
Le ragazze ci provano.
Daniela deve aver ascoltato centinaia di volte Elis e si sente (sembra quasi canti con Elis nelle cuffie). Come sempre ben fisicata e grintosa, le diamo il merito di far conoscere la canzone anche a un pubblico di under21. Capita che si cimenti nel pezzo (chiedendo "desculpa" ad Elis, prima di cantare) anche Wanessa Camargo, innegabilmente carina, faccino da brava ragazza, corpo da copertina patinata. Wanessa, perfetto prodotto del pop verdeoro, come dimostrano i pezzi cantati con Ramazzotti e d’Alessio, non se la cava poi male. Molto meglio direi della pallida Sandy davvero inascoltabile (nonostante Sandy sia perfino arrivata in cima alle classifiche di vendita). Insomma tante interpreti femminile che mettono la curiosità di sapere come la canta il suo interprete maschile, nonchè autore. Belchior, con un baffo alla Roberto da Crema, la canta così: più o meno saltando una strofa ogni due, e visto che la canzone è sua e la canta come gli pare.
Daniela Mercury - Como nossos pais
Daniela Mercury - Como nossos pais
domenica 19 ottobre 2008
Elis Regina: "Como Nossos Pais"
Ho appena consigliato a Larobi i due album Elis 1972 e Elis 1973... e nel frattempo ho trascorso la parte di domenica “passata in casa” a riascoltare "Falso Brilhante" (ma che consigliere sono?) album in studio che raccoglie alcuni dei brani portati in tour nelle quasi 300 rappresentazioni dello show omonimo.
“Como nosso pais” di Antonio Carlos Belchior è il pezzo che apre l’album ed uno dei tanti motivi per cui in questo blog si venera Elis Regina (tanto che ho sentito l'urgenza di farne subito un post). Elis... mettetela su un palco, datele il microfono... pazzesca. Capace di tirar fuori da ogni canzone che tocca, da ogni parola che canta, qualcosa di speciale. Nessuno come lei.
Infine, come diceva Vinicius, abbiate un po’ di pietà anche per il traduttore e per i suoi eventuali errori. Ciao!
Como Nossos Pais
Antonio Carlos Belchior
Não quero lhe falar, meu grande amor
Non voglio raccontarti, mio grande amore
Das coisas que aprendi nos discos...
Delle cose che ho imparato nei dischi
Quero lhe contar como eu vivi
Voglio raccontarti come ho vissuto
E tudo o que aconteceu comigo
E tutto quello che mi è capitato
Viver é melhor que sonhar
Vivere è meglio di sognare
Eu sei que o amor é uma coisa boa
E so che l’amore è una cosa buona
Mas também sei que qualquer canto
Ma so anche che qualsiasi canzone
É menor do que a vida de qualquer pessoa...
Non basta a raccontare la vita di nessuno
Por isso cuidado meu bem
Per questo, fai attenzione, mio bene
Há perigo na esquina
C’è un pericolo dietro l’angolo
Eles venceram e o sinal está fechado prá nós
Loro hanno vinto e il semaforo è rosso per noi
Que somos jovens...
Che siamo giovani
Para abraçar seu irmão
Per abbracciare tuo fratello
E beijar sua menina na rua
E baciare la tua ragazza per strada
É que se fez o seu braço,
Per questo sono state fatte le tue braccia
O seu lábio e a sua voz...
Le tua labbra e la tua voce...
Você me pergunta pela minha paixão
Mi chiedi del mio amore
Digo que estou encantada
Dico che sono stregata
Com uma nova invenção
da una nuova invenzione
Eu vou ficar nesta cidade
Voglio restare in questa città
Não vou voltar pro sertão
Non voglio tornare al sertão
Pois vejo vir vindo no vento
Poichè vedo, venuta nel vento,
Cheiro da nova estação
Fiuto la nuova stagione
Eu sei de tudo na ferida viva do meu coração...
Io sento tutto nella ferita viva del mio cuore
Já faz tempo eu vi você na rua
È passato del tempo da quando ti ho visto per strada
Cabelo ao vento , gente jovem reunida
Capelli al vento, tanti ragazzi insieme
Na parede da memória essa lembrança
Nella parete della memoria questo ricordo
É o quadro que dói mais...
E il quadro che fa più male
Minha dor é perceber
Il mio dolore è sentire
Que apesar de termos
Che nonostante
Feito tudo o que fizemos
tutto quello che abbiamo fatto
Ainda somos os mesmos
Siamo ancora gli stessi
E vivemos
E viviamo
Ainda somos os mesmos
Siamo ancora gli stessi
E vivemos
E viviamo
Como os nossos pais...
Come i nostri genitori...
Nossos ídolos ainda são os mesmos
I nostri idoli sono ancora gli stessi
E as aparências não enganam não
E le apparenze non ingannano, oh no,
Você diz que depois deles
Tu dici che dopo di loro
Não apareceu mais ninguém
Non è venuto più nessuno
Você pode até dizer que eu tô por fora
Puoi anche dire che non so niente
Ou então que eu tô inventando...
O che me lo sto inventando
Mas é você que ama o passado e que não vê
Ma sei tu che ami il passato e che non vedi
É você que ama o passado e que não vê
sei tu che ami il passato e che non vedi
Que o novo sempre vem...
Che il nuovo arriva sempre...
Hoje eu sei que quem me deu
Oggi so che chi mi ha dato
A idéia de uma nova consciência e juventude
L’idea di una nuova coscienza e gioventù
Tá em casa guardado por Deus
Se ne sta a casa protetto dal Signore
Contando vil metal...
A contare monetine senza valore...
Minha dor é perceber
La mia sofferenza è capire
Que apesar de termos
Che nonostante tutto
Feito tudo, tudo,
Fatto tutto, dico tutto
Tudo o que fizemos
Tutto quello che abbiamo fatto
Nós ainda somos os mesmos e vivemos
Noi siamo ancora gli stessi e viviamo
Ainda somos os mesmos e vivemos
Siamo ancora gli stessi e viviamo
Ainda somos Os mesmos e vivemos
Siamo ancora gli stessi e viviamo
como os nossos pais...
come i nostri genitori...
“Como nosso pais” di Antonio Carlos Belchior è il pezzo che apre l’album ed uno dei tanti motivi per cui in questo blog si venera Elis Regina (tanto che ho sentito l'urgenza di farne subito un post). Elis... mettetela su un palco, datele il microfono... pazzesca. Capace di tirar fuori da ogni canzone che tocca, da ogni parola che canta, qualcosa di speciale. Nessuno come lei.
Infine, come diceva Vinicius, abbiate un po’ di pietà anche per il traduttore e per i suoi eventuali errori. Ciao!
Como Nossos Pais
Antonio Carlos Belchior
Não quero lhe falar, meu grande amor
Non voglio raccontarti, mio grande amore
Das coisas que aprendi nos discos...
Delle cose che ho imparato nei dischi
Quero lhe contar como eu vivi
Voglio raccontarti come ho vissuto
E tudo o que aconteceu comigo
E tutto quello che mi è capitato
Viver é melhor que sonhar
Vivere è meglio di sognare
Eu sei que o amor é uma coisa boa
E so che l’amore è una cosa buona
Mas também sei que qualquer canto
Ma so anche che qualsiasi canzone
É menor do que a vida de qualquer pessoa...
Non basta a raccontare la vita di nessuno
Por isso cuidado meu bem
Per questo, fai attenzione, mio bene
Há perigo na esquina
C’è un pericolo dietro l’angolo
Eles venceram e o sinal está fechado prá nós
Loro hanno vinto e il semaforo è rosso per noi
Que somos jovens...
Che siamo giovani
Para abraçar seu irmão
Per abbracciare tuo fratello
E beijar sua menina na rua
E baciare la tua ragazza per strada
É que se fez o seu braço,
Per questo sono state fatte le tue braccia
O seu lábio e a sua voz...
Le tua labbra e la tua voce...
Você me pergunta pela minha paixão
Mi chiedi del mio amore
Digo que estou encantada
Dico che sono stregata
Com uma nova invenção
da una nuova invenzione
Eu vou ficar nesta cidade
Voglio restare in questa città
Não vou voltar pro sertão
Non voglio tornare al sertão
Pois vejo vir vindo no vento
Poichè vedo, venuta nel vento,
Cheiro da nova estação
Fiuto la nuova stagione
Eu sei de tudo na ferida viva do meu coração...
Io sento tutto nella ferita viva del mio cuore
Já faz tempo eu vi você na rua
È passato del tempo da quando ti ho visto per strada
Cabelo ao vento , gente jovem reunida
Capelli al vento, tanti ragazzi insieme
Na parede da memória essa lembrança
Nella parete della memoria questo ricordo
É o quadro que dói mais...
E il quadro che fa più male
Minha dor é perceber
Il mio dolore è sentire
Que apesar de termos
Che nonostante
Feito tudo o que fizemos
tutto quello che abbiamo fatto
Ainda somos os mesmos
Siamo ancora gli stessi
E vivemos
E viviamo
Ainda somos os mesmos
Siamo ancora gli stessi
E vivemos
E viviamo
Como os nossos pais...
Come i nostri genitori...
Nossos ídolos ainda são os mesmos
I nostri idoli sono ancora gli stessi
E as aparências não enganam não
E le apparenze non ingannano, oh no,
Você diz que depois deles
Tu dici che dopo di loro
Não apareceu mais ninguém
Non è venuto più nessuno
Você pode até dizer que eu tô por fora
Puoi anche dire che non so niente
Ou então que eu tô inventando...
O che me lo sto inventando
Mas é você que ama o passado e que não vê
Ma sei tu che ami il passato e che non vedi
É você que ama o passado e que não vê
sei tu che ami il passato e che non vedi
Que o novo sempre vem...
Che il nuovo arriva sempre...
Hoje eu sei que quem me deu
Oggi so che chi mi ha dato
A idéia de uma nova consciência e juventude
L’idea di una nuova coscienza e gioventù
Tá em casa guardado por Deus
Se ne sta a casa protetto dal Signore
Contando vil metal...
A contare monetine senza valore...
Minha dor é perceber
La mia sofferenza è capire
Que apesar de termos
Che nonostante tutto
Feito tudo, tudo,
Fatto tutto, dico tutto
Tudo o que fizemos
Tutto quello che abbiamo fatto
Nós ainda somos os mesmos e vivemos
Noi siamo ancora gli stessi e viviamo
Ainda somos os mesmos e vivemos
Siamo ancora gli stessi e viviamo
Ainda somos Os mesmos e vivemos
Siamo ancora gli stessi e viviamo
como os nossos pais...
come i nostri genitori...
Till Brönner - RIO (2008)
Quello di Till Brönner è solo l’ultimo esempio di un jazzista affascinato dai suoni della musica brasiliana. I precedenti sono celeberrimi da Stan Getz a Toots Thielemans, al recentissimo lavoro (“Carioca” di cui prometto parlerò in futuro) di Stefano Bollani che al Brasile, e specificamente a Jobim, aveva già dedicato un intero album “Falando do Amor”.
Till Brönner ha la particolarità di essere un musicista tedesco (particolarità rispetto al repertorio di RIO), di essere alla mano (anche se sa di essere piacente), di saper suonare la tromba e cantare, di amare le collaborazioni. Già nel disco di esordio “Oceania” (2006) troviamo ad esempio Madame Sarkozy nel brano “In My Secret Life” di Leonard Cohen. Disco prodotto da Larry Klein, marito di Joni Mitchell, che ritroviamo anche alla produzione di questo nuovo Rio.
Il making-of dell’album racconta molte cose, conferma quanto siano disponibili i musicisti brasiliani, ci fa vedere tanti nomi noti da Marcos Susano, a João Donato, a Ed Motta, a Joyce tutti in ottima forma. C’è poco da fare, l’aria del Brasile fa bene. Ah, dimenticavo, nel disco c’è pure un pezzo con Annie Lennox, tanto per dirne un’altra. Un disco troppo easy listening, troppo caramelloso, perfettino negli arrangiamenti, fatto per accontentare un pubblico internazionale? Può essere, ma a volte vanno bene anche quei dolcetti super colorati e caramellati che ci rovinano i denti. Vorrà dire che la prossima volta segnalerò qualcosa di più ruvido, effetto colluttorio.
Making-of RIO
Till Bronner & Carla Bruni - In My Secret Life
Till Brönner ha la particolarità di essere un musicista tedesco (particolarità rispetto al repertorio di RIO), di essere alla mano (anche se sa di essere piacente), di saper suonare la tromba e cantare, di amare le collaborazioni. Già nel disco di esordio “Oceania” (2006) troviamo ad esempio Madame Sarkozy nel brano “In My Secret Life” di Leonard Cohen. Disco prodotto da Larry Klein, marito di Joni Mitchell, che ritroviamo anche alla produzione di questo nuovo Rio.
Il making-of dell’album racconta molte cose, conferma quanto siano disponibili i musicisti brasiliani, ci fa vedere tanti nomi noti da Marcos Susano, a João Donato, a Ed Motta, a Joyce tutti in ottima forma. C’è poco da fare, l’aria del Brasile fa bene. Ah, dimenticavo, nel disco c’è pure un pezzo con Annie Lennox, tanto per dirne un’altra. Un disco troppo easy listening, troppo caramelloso, perfettino negli arrangiamenti, fatto per accontentare un pubblico internazionale? Può essere, ma a volte vanno bene anche quei dolcetti super colorati e caramellati che ci rovinano i denti. Vorrà dire che la prossima volta segnalerò qualcosa di più ruvido, effetto colluttorio.
Making-of RIO
Till Bronner & Carla Bruni - In My Secret Life
sabato 11 ottobre 2008
Elis Regina -Transversal do Tempo (1978)

L’idea di proporre spettacoli dal vivo, concepiti e sviluppati intorno a un’idea base, ad un "tema", è un aspetto centrale della carriera di Elis.
Nel 1977, dopo lo strepitoso successo dello spettacolo Falso Brilhante, Elis decide di dare un’ulteriore svolta alla sua carriera. E così il 17 Novembre debutta a Porto Alegre, sua città natale, la prima del nuovo spettacolo Transversal do Tempo.
Elis racconta che lo spunto per il nuovo show, a comunciare proprio dal titolo, le venne seduta in un taxi, intrappolato in un ingorgo nelle strade di San Paolo. Fuori l’agitazione dei poliziotti a cavallo, l’arrivo di elicotteri, il fuggi fuggi della gente. Elis intrappolata, impotente, impossibilitata a prendere qualsiasi decisione, seduta in un taxi come in una “trasversale del tempo”.
Elis spiegò in questo modo il titolo e l’idea su cui si sviluppò lo spettacolo che ebbe poi nel 1978 la sua versione su disco. Direzione di Maurício Tapajós e Aldir Blanc, scene e costumi di Melo Menezes, direzione musicale di César Camargo Mariano.
Le immagini di questo video sono state registrate a Lisbona nel 1978 e fanno parte di uno speciale trasmesso dalla TV portoghese in occasione della morte di Elis.
Nella scelta dei brani dello show, Deus lhe Pague non può che occupare un ruolo centrale. Scritta nel 1971 e inserita nell’album Construçao è l’ennesima perla di Chico, straordinaria descrizione di una vita che ci è imposta di vivere, socialmente organizzata in ogni dettaglio, descritta con quella straordinaria capacità di raffigurazione, nelle immagine evocate e nelle parole scelte, che appartiene a Chico e a pochi altri.
ELIS REGINA: TRANSVESAL DO TEMPO -- LISBOA 1978
Deus lhe Pague (Chico Buarque - 1971)
Por esse pão pra comer, por esse chão pra dormir
Per questo pane da mangiare, per questo pavimento per dormire
A certidão pra nascer, e a concessão pra sorrir
Il certificato di nascita e il permesso di sorridere
Por me deixar respirar, por me deixar existir
Per lasciarmi respirare, per permettermi di esistere
Deus lhe pague
Possa Dio ricompensarti
Pelo prazer de chorar e pelo "estamos aí"
Per il piacere di piangere e per lo "stiamo qui"
Pela piada no bar e o futebol pra aplaudir
Per gli scherzi al bar e il calcio da applaudire
Um crime pra comentar e um samba pra distrair
Un crimine da commentare e un samba per distrarsi
Deus lhe pague
Possa Dio ricompensarti
Por essa praia, essa saia, pelas mulheres daqui
Per questa spiaggia, questa gonna, per le donne di qua
O amor malfeito depressa, fazer a barba e partir
L'amore malfatto di fretta, farsi la barba e partire
Pelo domingo que é lindo, novela, missa e gibi
Per la domenica piacevole, le novelas, la messa e i fumetti
Deus lhe pague
Possa Dio ricompensarti
Pela cachaça de graça que a gente tem que engolir
Per la cachaça gratis che dobbiamo inghiottire
Pela fumaça, desgraça, que a gente tem que tossir
Per le zaffate di fumo, disgrazia, che ci fanno tossire
elos andaimes, pingentes, que a gente tem que cair
Per i ponteggi, grondanti sudore, da cui dobbiamo scendere
Deus lhe pague
Possa Dio ricompensarti
Por mais um dia, agonia, pra suportar e assistir
Per un altro giorno, agonia, per sopportare e assistere
Pelo rangido dos dentes, pela cidade a zunir
Per il digrignar di denti, per il rumore della città
E pelo grito demente que nos ajuda a fugir
E per il grido demente che ci aiuta a fuggire
Deus lhe pague
Possa Dio ricompensarti
Pela mulher carpideira pra nos louvar e cuspir
Per le donne lamentose che pregano per noi e sputano
E pelas moscas-bicheiras a nos beijar e cobrir
E per i vermi che ci baciano e ci ricoprono
E pela paz derradeira que enfim vai nos redimir
E per la pace estrema che infine ci redime
Deus lhe pague
Possa Dio ricompensarti
traduzione dalla lista di discussione "Tutto Brasile" (http://it.groups.yahoo.com/group/musibrasil/)
Più recentemente si è cimentata nel pezzo, che ha indubbiamente la sua vena rock, una certa Pitty (di cui non so nulla di più)
Pitty - Deus lhe pague - ao vivo no
lunedì 29 settembre 2008
MPBaby Clube da Esquina (2008) André Mehmari, piano.


Non so se la cosa funzioni con molti altri dischi: ma se prendi Clube da Esquina I (del 1972) e Clube da Esquina II (del 1978), dischi cult di cui ho già raccontato qualcosa, e li fai suonare al pianoforte dal solo Andre Mehmari, vien fuori questo disco che mi limito a definire, diminuendone certamente il valore, convincente.
Non c’è l’angelo Milton (la voce con cui canterebbe Dio, come disse Elis Regina), non le chitarre di Toninho Horta, non la coralità, non il collettivo di sonorità, ispirazioni, personalità. Asciugati alla tastiera, affidati ad un solista, rimangono delle composizioni bellissime che quasi mi dispiace chiamare classici per timore di farle insensatamente invecchiare. È pensare che quello di cui sto parlando è un disco per bambini, alla faccia dei nostri riccioluti pianisti.
L’album fa parte, infatti, di un particolare progetto denominato, non a caso, MPBaby, pensato per i bambini e i loro genitori (musica instrumental para pais e filhos come si legge sulla copertina); una collezione di CD, DVD e libri illustrati fatta per ascoltare e parlare insieme di musica ed altre cose della vita. Sinceramente al primo, al secondo e ai successivi ascolti non l’avevo capito. Non l’avevo capito nemmeno dalla copertina che avevo recepito semplicemente come un modo originale per reinterpretare la straordinaria “capa” di Clube de Esquina. Nella stessa collana ci sono pure i Beatles (interpretati dallo stesso Mehmari) insieme a scelte più scontate come le canzoni di Natale ... Al di là degli intenti del progetto, quello su Clube da Esquina è un ottimo disco. Ovviamente l’aspettativa è che questi piccoli ascoltatori comincino ad ascoltare al più presto gli originali Lennon e McCartney così come gli originali Lô Borges, Milton Nascimento, Fernando Brant, Wagner Tiso, Beto Guedes e tutti ragazzi del Clube. Eccoli ancora insieme, almeno in parte, in questo video del 1997 (25 anni dopo...)
Para Lennon e McCartney
(Marcio Borges - Fernando Brant - Lô Borges)
Nell’elenco dei brani suonati da Mehmari oltre ai pezzi derivati dal primo Clube da Esquina (Paisagem da Janela / Um Girassol da Cor de seu Cabelo / Cravo e Canela /San Vicente / Clube da Esquina 2 / Tudo que Você Podia Ser / Trem Azul) e dal successivo Clube da Esquina 2 (Canoa, Canoa / Nascente / E Daí / Olho D’Água / Paixão e Fé) ci sono pure 2 brani dall’album Milton del 1970 (Durango Kid e Clube da Esquina1). Chiudo con le parole dello stesso André Mehmari, dal sito di MPBaby
“Ho scoperto la magia della musica di Club da Esquina che ero ancora un bambino ed è per me un vero privilegio poter rappresentare questo universo ai suoi nuovi ascoltatori. Tutto è “pieno” quando si è bambini ... Ognuna di queste canzoni racchiude e suggerisce una grande diversità di colori e di suoni e, pertanto, di approcci musicali. È sempre una sfida rappresentare le diversità espressive proposte dal Clube: brasilianità, latinità, tradizione ed erudizione, jazz, pop, Africa, avanguardia, Beatles, bossa nova... tutto insieme in un unico respiro: il trionfo dell’immaginazione sul caos! [...]
Ho inciso questi arrangiamenti in un brevissimo spazio di tempo, due notti, come chi sfoglia un album di fotografie particolarmente amato.
Chiedo ai “mineiros” di poter suonare un po’ dei loro sogni: paesaggi visti attraverso la finestra dell’anima”.
Clube da Esquina N°2
(Milton Nascimento - Lô Borges)
sabato 27 settembre 2008
Lenine "Labiata" (2008)

Sei anni dopo l'ultimo, il nuovo album in studio di Lenine, artista di lungo corso, ma a conti fatti di pochi dischi. Per saperne di più, il lungo making of del disco girato da Rodrigo Pinto.
"Labiata" è il nome di una specie di orchidea, fiore di cui Lenine è appassionato.
Nel brano "Continuação" anche i tre figli di Lenine, Bernardo Pimentel, Bruno Giorgi e João Cavalcanti.
Il disco è frutto di un lavoro di collaborazione con diversi compositori da Arnaldo Antunes a Lula Queiroga, che compaiono anche nel video. C'è anche un brano da un testo inedito di Chico Science (scomparso nel '97) musicato adesso da Lenine.
Con il nuovo disco anche il nuovo sito, che merita un passaggio.
giovedì 25 settembre 2008
Càlice (Chico Buarque/Gilberto Gil 1973)
Giravano non molto tempo fa, diversi post e commenti su quali fossero le canzoni più tristi. Certamente Càlice si candida ad essere una di queste, se non altro per la rabbia e il dolore che si porta dentro ogni esperienza di privazione della libertà. E Càlice parla di questo, parla di dittatura e di censura, di parole strozzate in gola. Da qui l’intuizione di aprire il pezzo con un canto a bocca chiusa, e quella di nascondere nel titolo della canzone il suo messaggio. Come mi ricordava Jux, proponendo i suoi brani preferiti di Chico, “calice” si pronuncia infatti allo stesso modo di “cala-se” ovvero “stai zitto!”. La canzone fu scritta per lo show in cui la Phonogram aveva deciso di presentare i maggiori interpreti del suo catalogo e di farli esibire in duetto. La sera di un venerdì santo, Gil si presentò a Chico con l’ipotesi di un ritornello, praticamente le parole pronunciate da Gesù sul monte degli ulivi, con l’idea del doppio significato che offrì il titolo al brano. La melodia fu scritta nei giorni successivi mentre le quattro strofe furono equamente divise tra Gil -la prima e la terza ("De muito gorda a porca já não anda...")- e Chico la seconda ("Como é difícil acordar calado...") e la quarta ("Talvez o mundo não seja pequeno..."). Al momento dell’esibizione la censura arrivò sulla canzone stessa, con Chico e Gil costretti ad interpretare il pezzo senza parole, e con i microfoni spenti al solo accenno del refrain “Pai, afasta de mim esse cálice” (“Padre, allontana da me questo calice”). A ricordarlo non solo la testimonianza dei presenti ma una documentazione filmata che ripropongo qui.
Chico Buarque e Milton Nascimento
(come nella versione discografica incisa nel 1978)
Como beber dessa bebida amarga (1)
Come bere questa bibita amara
Tragar a dor, engolir a labuta
Mandar giù il dolore, inghiottirlo a fatica
Mesmo calada a boca resta o peito
Anche se chiusa la bocca resta l’animo
Silêncio na cidade não se escuta
Il silenzio in città non si sente
De que me serve ser filho da santa
A che mi serve essere figlio di santa
Melhor seria ser filho da outra (2)
Meglio sarebbe essere figlio di altra
Outra realidade menos morta
Un’altra realtà meno morta
Tanta mentira, tanta força bruta
Tanta menzogna, tanta forza bruta
Como é difícil acordar calado
Com’è difficile svegliarsi in silenzio
Se na calada da noite eu me dano
Se nel silenzio della notte io mi dispero
Quero lançar um grito desumano
Voglio lanciare un grido disumano
Que é uma maneira de ser escutado
Che è un modo per essere ascoltato
Esse silêncio todo me atordoa
Tutto questo silenzio mi stordisce
Atordoado eu permaneço atento
sebbene stordito io rimango attento
Na arquibancada pra a qualquer momento
Nella tribuna in un momento qualsiasi
Ver emergir o monstro da lagoa (3)
Vedere emergere il mostro del lago
Pai, afasta de mim esse cálice
Padre, allontana da me questo calice
Pai, afasta de mim esse cálice
Padre, allontana da me questo calice
Pai, afasta de mim esse cálice
Padre, allontana da me questo calice
De vinho tinto de sangue
Di vino rosso di sangue
De muito gorda a porca já não anda
la scrofa è così grassa che non cammina più
De muito usada a faca já não corta
Il coltello talmente usato che non taglia più
Como é difícil, pai, abrir a porta
Come è difficile, padre, aprire la porta
Essa palavra presa na garganta
Questa parola (4) strozzata in gola
Esse pileque homérico no mundo
Questa sbornia omerica per il mondo
De que adianta ter boa vontade
A che mi serve avere buona volontà
Mesmo calado o peito resta a cuca
Anche se ammutolito l’animo resta la ragione
Dos bêbados do centro da cidade
Degli ubriachi nel centro della città (5)
Talvez o mundo não seja pequeno
Forse il mondo non sarebbe piccolo
Nem seja a vida um fato consumado
E la vita non sarebbe un fatto compiuto
Quero inventar o meu próprio pecado
Voglio inventare il mio proprio peccato
Quero morrer do meu próprio veneno
Voglio morire del mio proprio veleno
Quero perder de vez tua cabeça
Voglio perdere per sempre la tua testa (6)
Minha cabeça perder teu juízo
La mia testa perdere il tuo giudizio
Quero cheirar fumaça de óleo diesel
Voglio annusare lo scarico del diesel
Me embriagar até que alguém me esqueça.
Ubriacarmi finchè qualcuno non mi dimentichi.
(traduzione Paolo Scarnecchia dal più volte citato Musica Popolare Brasiliana Gammalibri 1983)
(1) dovrebbe essere un’allusione al fernet che Chico era solito offrire a Gil quando questi gli faceva visita: trattandosi di un prodotto probabilmente conosciuto in Italia ci potremmo leggere il ricordo amaro per la prolungata e forzata lontananza dal Brasile
(2) Melhor seria ser "filho da puta" (che non sarebbe stato pubblicabile) diventa “filho de outra”: il riferimento è a chi ha accettato il regime, i suoi favori, la sua protezione.
(3) “Il mostro” era il modo in cui gli uomini del regime si riferivano alla possibilità di una rivolta popolare, di una reazione non controllabile, in altre parole di una possibile rivoluzione.
(4) la parola impronunciabile è “apertura” ovvera una strategia attraverso la quale i militari cercavano in quel perido una via di uscita dalle loro responsabilità e dalla grave crisi economica del paese attraverso un graduale passaggio di potere ai civili
(5) gli ubriachi coloro che credevano ancora in una possibile libertà, come nell’altrettanto celebre “O bebado e a equilibrista”.
(6) Per passare i tagli della censura la necessità di girare intorno alle parole con delle licenze poetiche, con dei non-sense che parlano invece chiarissimo come quel “voglio perdere la tua testa” e quel desiderio di liberarsi delle regole/morale del regime sintetizzato nel successivo “la mia testa perdere il tuo giudizio”
Come tante canzoni del periodo, un testo pieno di riferimenti che non è sempre facile ricostruire, non avendo vissuto quelle vicende (e aggiungo per fortuna) e desiderando comunque approfondire la conoscenza di quei testi. Spero sempre che capiti sul blog qualcuno che possa integrare i miei interventi o dare riferimenti ad altri testi di riferimento.
Aggiungo un’ultima curiosità, ovvero il fatto che di Calice esiste anche una versione italiana, tradotta e cantata da Franco Simone. Sinceramente non l’ho mai sentita, ma il testo su internet c’è. C’è pure una versione, per così dire rock, del gruppo Dr.Lao.
Chico Buarque e Milton Nascimento
(come nella versione discografica incisa nel 1978)
Como beber dessa bebida amarga (1)
Come bere questa bibita amara
Tragar a dor, engolir a labuta
Mandar giù il dolore, inghiottirlo a fatica
Mesmo calada a boca resta o peito
Anche se chiusa la bocca resta l’animo
Silêncio na cidade não se escuta
Il silenzio in città non si sente
De que me serve ser filho da santa
A che mi serve essere figlio di santa
Melhor seria ser filho da outra (2)
Meglio sarebbe essere figlio di altra
Outra realidade menos morta
Un’altra realtà meno morta
Tanta mentira, tanta força bruta
Tanta menzogna, tanta forza bruta
Como é difícil acordar calado
Com’è difficile svegliarsi in silenzio
Se na calada da noite eu me dano
Se nel silenzio della notte io mi dispero
Quero lançar um grito desumano
Voglio lanciare un grido disumano
Que é uma maneira de ser escutado
Che è un modo per essere ascoltato
Esse silêncio todo me atordoa
Tutto questo silenzio mi stordisce
Atordoado eu permaneço atento
sebbene stordito io rimango attento
Na arquibancada pra a qualquer momento
Nella tribuna in un momento qualsiasi
Ver emergir o monstro da lagoa (3)
Vedere emergere il mostro del lago
Pai, afasta de mim esse cálice
Padre, allontana da me questo calice
Pai, afasta de mim esse cálice
Padre, allontana da me questo calice
Pai, afasta de mim esse cálice
Padre, allontana da me questo calice
De vinho tinto de sangue
Di vino rosso di sangue
De muito gorda a porca já não anda
la scrofa è così grassa che non cammina più
De muito usada a faca já não corta
Il coltello talmente usato che non taglia più
Como é difícil, pai, abrir a porta
Come è difficile, padre, aprire la porta
Essa palavra presa na garganta
Questa parola (4) strozzata in gola
Esse pileque homérico no mundo
Questa sbornia omerica per il mondo
De que adianta ter boa vontade
A che mi serve avere buona volontà
Mesmo calado o peito resta a cuca
Anche se ammutolito l’animo resta la ragione
Dos bêbados do centro da cidade
Degli ubriachi nel centro della città (5)
Talvez o mundo não seja pequeno
Forse il mondo non sarebbe piccolo
Nem seja a vida um fato consumado
E la vita non sarebbe un fatto compiuto
Quero inventar o meu próprio pecado
Voglio inventare il mio proprio peccato
Quero morrer do meu próprio veneno
Voglio morire del mio proprio veleno
Quero perder de vez tua cabeça
Voglio perdere per sempre la tua testa (6)
Minha cabeça perder teu juízo
La mia testa perdere il tuo giudizio
Quero cheirar fumaça de óleo diesel
Voglio annusare lo scarico del diesel
Me embriagar até que alguém me esqueça.
Ubriacarmi finchè qualcuno non mi dimentichi.
(traduzione Paolo Scarnecchia dal più volte citato Musica Popolare Brasiliana Gammalibri 1983)
(1) dovrebbe essere un’allusione al fernet che Chico era solito offrire a Gil quando questi gli faceva visita: trattandosi di un prodotto probabilmente conosciuto in Italia ci potremmo leggere il ricordo amaro per la prolungata e forzata lontananza dal Brasile
(2) Melhor seria ser "filho da puta" (che non sarebbe stato pubblicabile) diventa “filho de outra”: il riferimento è a chi ha accettato il regime, i suoi favori, la sua protezione.
(3) “Il mostro” era il modo in cui gli uomini del regime si riferivano alla possibilità di una rivolta popolare, di una reazione non controllabile, in altre parole di una possibile rivoluzione.
(4) la parola impronunciabile è “apertura” ovvera una strategia attraverso la quale i militari cercavano in quel perido una via di uscita dalle loro responsabilità e dalla grave crisi economica del paese attraverso un graduale passaggio di potere ai civili
(5) gli ubriachi coloro che credevano ancora in una possibile libertà, come nell’altrettanto celebre “O bebado e a equilibrista”.
(6) Per passare i tagli della censura la necessità di girare intorno alle parole con delle licenze poetiche, con dei non-sense che parlano invece chiarissimo come quel “voglio perdere la tua testa” e quel desiderio di liberarsi delle regole/morale del regime sintetizzato nel successivo “la mia testa perdere il tuo giudizio”
Come tante canzoni del periodo, un testo pieno di riferimenti che non è sempre facile ricostruire, non avendo vissuto quelle vicende (e aggiungo per fortuna) e desiderando comunque approfondire la conoscenza di quei testi. Spero sempre che capiti sul blog qualcuno che possa integrare i miei interventi o dare riferimenti ad altri testi di riferimento.
Aggiungo un’ultima curiosità, ovvero il fatto che di Calice esiste anche una versione italiana, tradotta e cantata da Franco Simone. Sinceramente non l’ho mai sentita, ma il testo su internet c’è. C’è pure una versione, per così dire rock, del gruppo Dr.Lao.
mercoledì 17 settembre 2008
sì, ma come chiudere? (onan non farlo)
sinceramente non mi sono mai posto il problema se chiudere i battenti o meno: gestisco il blog alla cazzona, e me ne scuso con tutti, tra entusiasmi e svogliatezze, scarsa propensione per il web 2.0, improvvise cadute della linea adsl, impegni che fatico a gestire e che comprimono il tempo alle minime necessità fisiologiche. Onan mi pone però un problema, ovvero come chiudere: un problema che ho già risolto da tempo avendo individuato in questo video l'ideale commiato. Elegante, in bianco e nero e molto anni '70 come mi piacerebbe essere. Ora che me lo sono giocato mi tocca cercare un'altra soluzione e rimandare, chissà a quando, i titoli di coda.
lunedì 8 settembre 2008
domenica 7 settembre 2008
Attenti al voto
Come sarebbe la tua vita se hai un problema da affrontare e se nei prossimi quattro anni non riuscissi a risolverlo? Lucio, per esempio, quand’è nervoso, non riesce a trattenersi e comincia a ballare.
E’ questa la metafora scelta dai creativi del governo per invitare i brasiliani a votare con attenzione alle prossime amministrative.
Gli altri soggetti su terrabrasilis
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