Um Brasil diferente è il titolo del nuovo progetto discografico del clarinettista Gabriele Mirabassi e del chitarrista Roberto Taufic, prodotto dall’etichetta salentina Dodicilune e distribuito in Italia e all’estero da IRD. Il disco sarà presentato mercoledì 8 ottobre (data dell’uscita ufficiale) con un concerto nel Teatro Studio dell’Auditorium Parco della Musica di Roma.
martedì 30 settembre 2014
giovedì 11 settembre 2014
Stradivarius in Rio
Bach e Brazil. Johann Sebastian e Caetano Veloso, il barocco
e la bossanova, musica per meditare e musica per ballare… Bisogna saper osare
per accostare mondi così lontani, separati da un oceano geografico e 400 anni
di storia. Viktoria Mullova osa. La celebre violinista russa promette di
lasciare senza fiato chi assisterà al suo concerto cremonese il 27 settembre.
Bach nella prima parte da sola (dalla Partita n.1 in si minore), Veloso, Chico
Buarque, Antonio Carls Jobim e molti altri nella seconda insieme con l’ensemble
che vede suo marito Matthew Barley al violoncello, Paul Clarvis e Luis Guello
alle percussioni, Carioca Freitas alla chitarra. (…) “Per la parte brasileira
userò il mio Stradivari “Jules Falk” del 1723, precisa l’artista ecc. ecc.
Per leggere l’intero articolo ed intervista raccolta da
Giuseppina Manin procuratevi il Corriere di oggi (pag. 47). Per gustarvi un concerto procuratevi i biglietti www.museodelviolino.org/stradivarifestival/
Etichette:
cremona,
stradivarifestival,
viktoria mullova
domenica 27 luglio 2014
Della serie “il vizietto” (ovvero ogni tanto... un tango): “Chau, non va mas” ovvero ciao, è finita.
Grande tango (l'ultimo composto
insieme dai fratelli Exposito), grande testo di Homero Exposito (di cui posto due splendide foto, qui e in fondo), con un inciso
magistralmente “rappato” da Roberto Goyeneche.
Come sempre nel testo, frasi che valgono una canzone: dal “Ciao, è finita, abbiamo consumato gli spari e il fucile” al finale “...senza avere un’altra pelle dove andare”. Del resto, da uno che si chiama Omero...
Come sempre nel testo, frasi che valgono una canzone: dal “Ciao, è finita, abbiamo consumato gli spari e il fucile” al finale “...senza avere un’altra pelle dove andare”. Del resto, da uno che si chiama Omero...
CHAU, NO VA MÁS / CIAO, È
FINITA
Homero Expósito e Virgilio
Expósito (1974)
http://www.sirenalatina.com/tangolao/tanghi-con-traduzione-a-fronte/
Chau, no va más
es la ley de la
vida devenir.
Chau, no va más,
ya gastamos las balas y el fusil.
Te enseñé cómo
tiembla la piel
cuando nace el amor y otra vez lo aprendí,
pero nadie vivió sin
matar,
sin cortar una flor,
perfumarse y seguir.
Ciao, è finita,
è una legge
della vita, divenire.
Ciao, è finita,
abbiamo consumato gli spari e il
fucile.
Ti ho insegnato come trema la pelle
quando nasce l’amore e anch’io l’ho
imparato nuovamente,
ma nessuno è vissuto senza uccidere,
senza tagliare un
fiore,
profumarsi e andare avanti.
Vivir es cambiar,
dale paso al
progreso que es fatal.
Chau, no va más,
simplemente la vida seguirá.
Ay qué
bronca sentir todavía el ayer
y dejarte partir sin llorar.
Si te pude comprar
un bebé,
acuñar otra vida y cantar.
Ay qué bronca saber
que me dejo robar
un
futuro que yo no perdí
pero nada regresa al ayer,
tenés que seguir.
Vivere è cambiare,
devi aprirti
al progresso, è fatale.
Ciao, è finita,
semplicemente la vita continuerà.
Ah
che rabbia sentire ancora l’ieri
e lasciarti partire senza piangere.
Avrei
potuto comperarti un bebè,
coniare un’altra vita e cantare.
Ah che rabbia
sapere
che mi lascio rubare
un futuro che non ho nemmeno perso,
ma niente
ritorna all’ieri,
dovrai continuare.
[Tomálo con calma, esto es
dialéctica pura.
Te volverá a pasar tantas veces en la vida,
yo decía, ¿te
acordás?
“Empezar a pintar todos los días
sobre el paisaje muerto del pasado
y
lograr, cada vez que necesite
nueva música, nueva, en nuevo piano.
Vos podés
elegir el piano,
crear la música de una nueva vida
y vivirla intensamente hasta
equivocarte otra vez,
y luego volver a empezar y volver a equivocarte,
pero
siempre vivir, vivir intensamente
porque, ¿sabés qué es vivir?”]
[Prendilo con calma, questo è
dialettica pura.
Ti succederà tante altre volte nella vita,
io dicevo,
ricordi?
“Cominciare a dipingere tutti i giorni
sul paesaggio morto del
passato,
e ottenere, ogni volta che sia necessario,
una nuova musica, nuova, in
un nuovo piano.
Tu puoi scegliere il piano,
creare la musica di una nuova
vita
e viverla intensamente fino a sbagliare ancora,
eppoi ricominciare e di
nuovo sbagliare,
ma sempre vivendo, vivendo intensamente
perché, sai cos’è
vivere?”]
Vivir es cambiar:
en cualquier
foto vieja lo verás.
Chau, no va más,
dale un tiro al pasado y empezá.
Si lo
nuestro no fue ni ganar ni perder,
fue tan solo la vida, nomás y el intento de
un casi bebé
debe siempre volverse a intentar.
Sé que es duro matar
por la
espalda el amor
sin tener otra piel donde ir,
pero dale, la vida está en
flor,
tenés que surgir.
Vivere è cambiare:
basta
una vecchia foto e lo vedrai.
Ciao, è finita,
dà un colpo di rivoltella
al passato e ricomincia.
La nostra storia non era cosa da vincere o
perdere,
era soltanto la vita, nient’altro e il tentativo di un quasi bebè
deve
essere sempre ritentato.
So che è duro uccidere l’amore
sparandogli alla
schiena
senza avere un’altra pelle dove andare,
ma dài, la vita è in
fiore,
devi risorgere.
Etichette:
Chau no va mas,
Homero Exposito,
Roberto Goyeneche,
tango,
Virgilio Exposito
martedì 17 giugno 2014
Paz, carnaval, futebol.
è passato
qualche giorno dalla cerimonia d’apertura dei mondiali in Brasile, sinceramente
abbastanza noiosa. Nonostante i tentativi dei cronisti Sky (che oramai montano
qualsiasi scoreggia a tornado) nemmeno l’inno We are one m’ha suscitato particolari emozioni. Se qualcuno si
fosse domandato chi fosse la bionda che non era Jennifer Lopez (su chi fosse
Pitbull non c’erano dubbi) la risposta è Claudia Leitte, un po’ plasticosa ma
piacente, perfetta testimone di smalti e allunga ciglia nonchè di una vita spesa
tra Axé Music ed esercizi rassoda glutei. Torniamo indietro di qualche anno
(2009), ma sempre in un pezzo che parla anche di calcio. La filosofia? Paz,
carnaval, futebol,
não mata, não engorda e não faz mal.
Pace, carnevale e
calcio non uccidono, non fanno ingrassare, non fanno male. Pronti a saltare?
sabato 3 maggio 2014
Caetano Veloso, Abraçaço Tour 2014 (Padova 2 maggio 2014)
Una
delle mani con cui mi accingo a scrivere questo post (la destra per la
precisione) meno di 24 ore fa ha stretto la mano, seppur per pochi istanti,
del più grande artista dell’america latina, come sta scritto sulla locandina
di Abraçaço Tour 2014. (Son stato troppo enfatico?).
Davvero
in forma Caetano, nessun appannamento, qui suona un’altra primavera, mica
l’autunno del patriarca. Il finale, prima dei bis ovviamente, è questo. Una
canzone che quaranta e passa anni dopo suona fresca come l’uovo di giornata.
Certo oggi Caetano non può permettersi certe tutine... (ma il suono dei
registratori in compenso è migliorato di un bel po’). Il testo non è certo tra
i più complicati scritti da Caetano, ma questa semplice vicenda quotidiana, la
gabbia dorata e la voglia di avventura, al gusto di cipolla, cocacola e caffè
si fa ancora cantare. Con Caetano che, ad ampi gesti, invita il pubblico ad
andare via con lui.
Você
não entende nada
Tu
non capisci niente
(Caetano
Veloso)
Quando
eu chego em casa nada me consola
Quando arrivo a casa niente mi conforta
Você
está sempre aflita
Tu sei sempre tormentata
Lágrimas
nos olhos, de cortar cebola
Le lacrime agli occhi per aver tagliato le cipolle
Você
é tão bonita
Sei così bella
Você
traz a coca-cola eu tomo
Versi la Coca-cola, io bevo
Você
bota a mesa, eu como, eu como
Porti il dolce, io mangio
Porti il dolce, io mangio
Eu
como, eu como, eu como
Mangio, mangio, mangio, mangio
Você
não está entendendo
Non stai capendo
Quase
nada do que eu digo
quasi niente di quello che dico
Eu
quero ir-me embora
Voglio andarmene via
Eu
quero é dar o fora
Voglio uscire
E
quero que você venha comigo
Voglio che tu venga con me
E
quero que você venha comigo
Voglio che tu venga con me
Eu
me sento, eu fumo, eu como, eu não aguento
Mi siedo, fumo, mangio, non riesco a stare in piedi
Você
está tão curtida
Tu sei così abbronzata
Eu
quero tocar fogo neste apartamento
Voglio dar fuoco a questa casa
Você
não acredita
Tu non ci credi
Traz
meu café com Suita eu tomo
Porti il mio caffè con il Dietor, io bevo
Bota
a sobremesa eu como, eu como
Prepari la tavola, io mangio
Eu
como, eu como, eu como
Mangio, mangio, mangio, mangio
Você
tem que saber que eu quero correr mundo
Tu devi sapere che quello che voglio è girare il
mondo
Correr
perigo
correre pericoli
Eu
quero é ir-me embora
Voglio andarmene via
Eu
quero dar o fora
Voglio uscire
E
quero que você venha comigo
Voglio che tu venga con me,
Etichette:
Abraçaço,
Abraçaço Tour 2014,
Caetano Veloso,
Você não entende nada
giovedì 9 gennaio 2014
Cuore di figli
Tantissimissimo tempo fa Sergio (che non so se, di tanto in
tanto, capiti ancora sul blog) mi aveva suggerito l’ascolto di Quando eu
quero falar com Deus di Gilberto Gil
(autore di grandi pezzi, proprio come questo) nell’interpretazione a cappella di Elis Regina. Faccio
di più: a quella della mamma aggiungo le due interpretazioni dei figli Maria
Rita prima e Pedro Mariano poi (accompagnato al piano da papà Cesar Camargo)
che condividono un dettaglio davvero particolare: entrambi alla fine del pezzo
scoppiano in lacrime, immagino proprio nel ricordo della mamma persa da bambini.
Una coincidenza che non mi lascia indifferente e a cui non avevo ancora fatto
caso.
La traduzione arriva da http://traducitaliait.wordpress.com/tag/gilberto-gil/
(che ringrazio)
Se voglio parlare con Dio
Se voglio parlare con Dio devo stare solo,
devo spegnere la luce, devo tacere la voce,
devo trovare la pace, devo sciogliere i nodi
delle scarpe, della cravatta, dei desideri, delle paure,
devo dimenticare la data, devo perdere i conti,
devo avere le mani vuote, avere l’anima e il corpo, nudi.
Se voglio parlare con Dio devo accettare il dolore,
devo mangiare il pane che il diavolo ha impastato,
devo diventare un cane, devo leccare il pavimento
dei palazzi, dei castelli suntuosi del mio sogno,
devo vedermi triste, devo credermi tenebroso
e nonostante l’immenso male rallegrare il mio cuore.
Se voglio parlare con Dio devo avventurarmi,
devo salire in cielo senza le corde per tenermi,
devo dire addio, voltare le spalle,
camminare deciso per la strada
Che quando finisce, finisce nel nulla
nulla, nulla, nulla, nulla
nulla, nulla, nulla, nulla
di quel che pensavo di trovare.
martedì 7 gennaio 2014
Mais un adeus: un classico che ancora mancava.
Cominciamo con il dire che la parola “adeus” suona
leggermente diversa dal nostro addio, diciamo più un arrivederci (che può anche
includere una separazione dolorosa, come nel caso della nostra canzone) che un
congedo definitivo. Insomma un goodbye portoghese. Non a caso Every time we
say goodbye di Cole Porter diventa Toda
vez que eu digo adeus (ascoltare
Cassia Eller per credere).
Continuo osservando che la lista delle canzoni
brasiliane che contengono la parola addio non è certo corta. C’è un Adeus di
Noel Rosa e un altro di Dorival Caymmi, per arrivare a Guilherme Arantes con la
bellissima Um dia, um adeus cantata
anche da Vanessa da Mata (Multishow ao Vivo 2009).
Ma è certamente Jobim quello che con gli Adeus ci
ha dato più dentro, cantando e sussurrando anche il Pra dizer adues, classico di Edu Lobo e Torquato Neto.
Ma veniamo a Mais um adeus (Toquinho e
Vinicius) che ha avuto una stupenda versione italiana, ancora una volta grazie a
Sergio Bardotti e all'interpretazione di Ornella Vanoni. La “versificazione” italiana è praticamente
perfetta, traducendo non solo le parole ma lo spirito della canzone, anche negli inevitabili cambiamenti (il gin si trasforma in whisky). Non dico
nulla di nuovo (lo dico solo per suggerire l’ascolto a chi non l’avesse ancora
fatto) parlando della capacità di presa di questo racconto della separazione, visto dai due punti di vista, quello di
lui e quello di lei, che danno vita ad un perfetto contrappunto musicale ed emotivo. Dalla musica al
testo, semplice e altissimo come tutte le cose più belle di Vinicius, il
passaggio per me al top è in quello “Spedisci anche i soldi per l’appartamento perchè
un pagamento non è come me aspettare non sa” che racconta come anche il lato
più prosaico di un amore possa diventare poesia.
Nel versione portoghese Toquinho e Maria Medalha sono un superclassico (con una dedica speciale a Giorgia, che ha suggerito questo post) ma anche la versione con tutta la famiglia non è niente male. Un'idea per il prossimo Natale! Adeus, anzì a presto. Magari per
ascoltare un altro brano “idealmente” a due voci come Sinal Fechado di Paulinho da Viola, racconto stracciacuore di un
casuale incontro tra due ex amanti al semaforo rosso, che finisce con un inesorabile quanto frettoloso adeus allo scatto del verde.
Etichette:
Mais um adeus,
Maria Medalha,
Toquinho,
Vinicius De Moraes
domenica 5 gennaio 2014
Elis, a musical.
La vita di Elis è diventata un musical, ma che impresa
trovare chi possa interpretare la nostra Pimentinha. A vedere questo estratto
dai casting c’è da rinunciare al progetto. Eppure nel video, occhi azzurri e
capelli crespi, c’è la nuova Elis (detta così è un po’ grossa e irrispettoso
verso il mito).
Laila Garin (che nel provino intona Maria Maria di Milton
Nascimento e Fernando Brandt) non ha colpe e immagino abbia diversi meriti:
chiunque sarebbe stata comunque ben lontana dal modello originale, ovviamente
irraggiungibile e non solo per qualità vocali. Avranno scelto, immagino, l’attrice con il
temperamento più vicino a quello della nostra Elis, quella più credibile, anche fisicamente, come si può vedere nella foto qui sotto, con il trucco di scena.
Da quello che
leggo lo spettacolo, scritto da Nelson Motta (una garanzia) e da Patricia Andrade e diretto da
Dennis Carvalho, piace ed emoziona. Da quello che vedo (qualche spezzone su
youtube) mi sembra un’ottima produzione con quel particolare sapore trash che
hanno tutti i musical, probabilmente inevitabile per catturare sponsor e
pubblico: se tutto questo serve comunque a far scoprire Elis a chi non l’avesse
conosciuta (se non altro per ragioni anagrafiche) ben venga il musical
attualmente in scena al teatro Casa Grande di Rio. A patto che, applaudita
Laila Garin, una volta a casa si torni ad ascoltare l’unica Elis di sempre.
Offro il mio modesto contributo partendo proprio dalla fine della storia, dalle
ultime apparizioni di Elis nello speciale di fine anno (1981) della
TV Record. E dico, in conclusione, la mia: Elis tu si che mi arrivi (e mi
spiace per i tanti incensati, seppur vivi, fenomeni vocali che al confronto nemmeno son
partiti). Le foto che precedono i due brani (Me deixas louca e O
trem azul) ritraggono Elis nei preparativi dietro le quinte e poi sul palco
della TV Record .
Etichette:
elis a musical,
Elis Regina,
Laila Garin
sabato 4 gennaio 2014
Poema degli Occhi
Metto insieme più cose. Un tributo alla TV in b/n (visto che
ieri tutti i media hanno celebrato l’inizio delle trasmissioni Rai, il 3
gennaio –appunto- 1954). Un tributo a Patty Pravo che torna ancora una volta
sul blog con un classico brasiliano come Poema dos Olhos da Amada di Vinicius: e un tributo a Sergio Endrigo che, con
Bardotti, ha importato questo pezzo in Italia.
Un omaggio agli occhi in cui perdersi, mettendo per una
volta in secondo piano gli inflazionati tette e culi, addominali e bicipiti.
Infine l’anticipazione di un prossimo post dedicato al mio amato Ney Matogrosso
di cui è uscito nel 2013 il nuovo disco (siamo intorno al trentesimo, più o
meno).
Qui sotto la sua
interpretazione di Poema dos Olhos da Amada, inserita nel precedente Beijo
Bandido Ao Vivo, disco che potete ascoltare, traccia per traccia, sul suo sito.
Etichette:
Ney Matogrosso,
Patty Pravo,
Poema dos Olhos da Amada
mercoledì 1 gennaio 2014
Adeus, ano velho! Feliz ano novo! Que tudo se realize no ano que vai nascer!
Adeus, ano velho! Feliz ano novo! Que tudo se realize no ano que vai nascer!
Muito dinheiro no bolso, Saúde pra dar e vender!
Para os solteiros, sorte no amor, nenhuma esperança perdida.
Para os casados, nenhuma briga, paz e sossego na vida.
Buon anno a tutti! Stefano
mercoledì 25 dicembre 2013
Caspita è già Natale
Ascoltando Macaxeira Fields di Alexandre Andrés vien subito da pensare a Clube da Esquina.
Impossibile replicare certe imprese, piacevole riascoltare un certo modo di concepire un disco. Gli arrangiamenti di André Mehmari (che, non a caso, a Clube de Esquina dedicò in passato una bella lettura per piano solo) si fanno riconoscere ed apprezzare. Dietro il disco c'è un bel po' di bella gente, di quella con cui dev'essere davvero bello fare musica. Dal momento che non trovo in 'talian gnuna notizia sull'album (che pure ha già un annetto) tocca riaprire l'account e far fare al blog il suo mestiere. Va decisamente meglio con il giapponese: lì, infatti, una rivista dedicata alla musica latina ha eletto l'album, miglior disco di musica brasiliana dell'anno. E, prima che passi la festa, Felice Natale a tutti.
venerdì 25 ottobre 2013
Italiano, portoghese, spagnolo.
Mi mancava un titolo così. L'occasione me la offre questa Força Estranha, scritta da Caetano per Roberto Carlos nel 1978. La versione italiana (S. Bardotti) è dello stesso anno. La performance di Caetano del 2011. La versione spagnola di Miguel Poveda, cantante flamenco. E devo ammettere che mi piace, mi piace, mi piace.
(ps: certo che detto in portoghese "eu vi a mulher preparando outra pessoa" è da brivido)
(ps: certo che detto in portoghese "eu vi a mulher preparando outra pessoa" è da brivido)
Etichette:
Caetano Veloso,
Força Estranha,
Miguel Poveda,
Roberto Carlos
sabato 19 ottobre 2013
Chissà quando ti somiglierò, ma tutto quel che so è che succederà, Vinicius, velho, saravà.
Questo blog probabilmente non esisterebbe se 100 anni fa esatti non fosse nato questo uomo e se 100 anni fa esatti questo uomo non fosse nato, io sarei sicuramente un'altra persona.
Etichette:
100 anni,
100 anos,
Samba pra Vinicius,
Vinicius De Moraes
domenica 13 ottobre 2013
Gloria a Gloria.
Che Gloria di Sebastian Lelio sia un grande film, non lo devo dire io.
Che quella di Pualina Garcia sia una grandissima interpretazione, l'ha subito capito la giuria del festival di Berlino attribuendole l'Orso d'Argento come migliore attrice. Cosa può aggiungere coscienzasporca? Due curiosità "brasiliane": in una scena si ascolta Águas de Março, in un'interpretazione molto aderente a quella di Elis e Tom (alla chitarra e voce maschile Hugo Moraga, che io non conoscevo) e più avanti, in un momento "fumato", una Lança Perfume di Rita Lee. Gran finale poi con Tozzi, spanish version (e bisogna dire che il pezzo ci sta tutto)
Che quella di Pualina Garcia sia una grandissima interpretazione, l'ha subito capito la giuria del festival di Berlino attribuendole l'Orso d'Argento come migliore attrice. Cosa può aggiungere coscienzasporca? Due curiosità "brasiliane": in una scena si ascolta Águas de Março, in un'interpretazione molto aderente a quella di Elis e Tom (alla chitarra e voce maschile Hugo Moraga, che io non conoscevo) e più avanti, in un momento "fumato", una Lança Perfume di Rita Lee. Gran finale poi con Tozzi, spanish version (e bisogna dire che il pezzo ci sta tutto)
giovedì 10 ottobre 2013
Quando Nanni Loi intingeva il cornetto nel cappuccino altrui.
Nuove idee di marketing. Solita candid camera, usata questo volta per il remake di Carrie. Idea semplice, realizzata bene. Forse l'interprete della candid in questione, meglio di Chloe Moretz (comunque avezza alle parti horror) chiamata all'impossibile confronto con gli occhi di Sissy Spacek.
Stessa tecnica, altro bar, ecco l'omaggio ai Nanni Loi di cui nel titolo. Buona colazione.
Stessa tecnica, altro bar, ecco l'omaggio ai Nanni Loi di cui nel titolo. Buona colazione.
mercoledì 9 ottobre 2013
Se non ho fatto male i conti.
Da quanto non correte 100 metri di fila? Mettevi alla prova, senza esagerare, e cronometratevi. Che tempo avete fatto? Immaginate adesso di correre
questi 100 m per 421 volte di fila, senza pause, giusto il tempo di qualche
bicchier d’acqua. Bene Wilson Kipsan (due post sotto a questo) l’ha fatto
coprendo ognuno di questi 100 metri in 17 secondi e mezzo. Non provatelo,
credeteci e basta (il signore in giallino, che ruba il nastro d’arrivo a
Wilson, c’ha provato solo per gli ultimi 15 metri).
Etichette:
Berlin Marathon,
record del mondo,
Wilson Kipsan
martedì 8 ottobre 2013
domenica 29 settembre 2013
Post con dedica
Sarei voluto tornare dal concerto di Patrizia Laquidara, ieri sera, nell’insolita sede delle Fonderie di Montorso, e mettermi a scrivere con la musica ancora nelle orecchie. Invece le consuete carte e la necessità di scrivere-per-sopravvivere anche di domenica, mi porta lontano da quello che vorrei dire per dedicarmi a quello che dovrei-e-devo fare. Fine dello sfogo.
L’ho scritto in passato e lo ripeto adesso. Conosco pochissimo Patrizia Laquidara (da poco tornata da una tournée brasiliana) ed il suo repertorio
(che brutta espressione). Ho iniziato a colmare la lacuna con il live di ieri e
con l’acquisto dell’album Funambola dopo il concerto (peccato non fosse
disponibile anche Il Canto dell’Anguana ). Che dire. Ho fatto male a non farlo
prima.
Patrizia Laquidara ha una voce per cui si potrebbero sprecare gli aggettivi, per cui ne
scelgo uno solo “consapevole”. Una presenza misurata al servizio della musica
più che del personaggio (che ha, com’è evidente, la sua fascinosità). Una scelta musicale difficilmente classificabile e che
definire eclettica sarebbe limitativo (leggere le cose che ha fatto, fa girare un po' la testa): parlare di una somma tra jazz, etno, folk, bossa o mpb o
quel che volete non mi sembra corretto, perché quello che ho ascoltato ieri
sera non è stata certo un’operazione aritmetica. Ho ascoltato un’autrice
interprete che ci ha regalato anche qualche cover (tra cui il sonno mattutino
con tanto di sbadiglio, di chi passa la notte tra samba e amore, nel primo dei
bis) che non nasconde le sue ispirazioni, ma propone soprattutto una precisa
identità autorale e musicale. Con uno splendido trio dove allo strumento vocale
di Patrizia si sono uniti il basso di Davide Garrattoni e le chitarre di
Giancarlo Bianchetti. Vorrei raccontare di più, ma il tempo è scaduto: torno alle
sudate e tediose carte. Mi consolerò con il cd portato a casa e con la dedica
che Patrizia ha regalato ai lettori del blog.
Rose (dall’album Indirizzo Portoghese)
Etichette:
dissensi2013,
Funambola,
patrizia laquidara
venerdì 20 settembre 2013
“E che c’ho scritto Jo Condor?”
Enrico Letta, oltre al fatto
del Subbuteo che mi coinvolge direttamente, dimostra ancora una volta il suo
orizzonte generazionale (esiste ‘sta definizione?). Per dire che non è mica
fesso ricorre ad uno slogan cult della pubblicità inizio anni settanta, quando
le parole della pubblicità entravano nel dizionario o quanto meno nella lingua
parlata. Sarei curioso di sapere fino a quale età e generazione questa
espressione dice ancora qualcosa. Tant’è che TGCom 24, ma immagino anche altri
media, sentono la necessità di spiegare chi fosse Jo Condor. Fa comunque
piacere che il lavoro di “noi” copy (scribacchini pubblicitari, come dovrei
mettere nel biglietto da visita) possa ancora tornare utile alla comunicazione
anche da parte delle massime cariche dello Stato. Ricorderei ad Enrico un altro
slogan di Jo Condor “non c’ho il paracadute, non c’ho la mutua” (per molti copy
e lavoratori del terziario cosiddetto avanzato, molto attuale) ma questa è
un’altra questione e servirebbe un altro blog.
Etichette:
copywriter,
Enrico Letta,
Jo Condor,
pubblicità
giovedì 19 settembre 2013
Egli mi ha dato un bacio sulla bocca

Questa foto ritrae il bacio tra Caetano e Gil che, insieme ad altri baci, hanno sostenuto una campagna di protesta (Feliciano não me representa) contro le dichiarazioni omofobe del pastore evangelico Marco Feliciano.
Ma questo bacio e prima ancora l’iniziativa dei
grillini mi hanno fatto subito ricordare un altro beijo, quella di un classico della
scrittura di Veloso “Ele Me Deu Um Beijo na Boca”, dialogo immaginario tra Cae
e Gil. Eccola qui con tanto di traduzione, ‘sta volta facile, prechè presa dal
libro di Paolo Scarnecchia Musica Popolare Brasiliana, gammalibri – 1983. Solo il testo
italiano perché il pezzo è di quelli belli lunghi. Baci in bocca a tutti,
ovviamente.
Ele me deu um beijo na boca
Egli
mi ha dato un bacio sulla bocca dicendomi:
La
vita è vuota come la cuffia
Di
un bebè senza testa
E io
ho riso a più non posso
E
lui: come la testa di una volpe ubriaca
E io
ho detto: basta con le tue storie
Di
pozzo senza fondo
E io
so che il mondo
E’ un flusso senza letto
Ed è
soltanto nel cavo del tuo petto
Che
corre un fiume
Ma
egli concordò che la vita è buona
Sebbene
sia appena una corona:
La faccia
è il vuoto
Ed
egli rise e rise e rìse e rideva
E io
dissi: basta di filosofia
A me
bastava che il sindaco desse una sistemata
Alla
città di Bahia
Questo
fatto riguarderebbe tutta la gente della terra
E
noi vedremo nascere una pace bollente
I
figli nella guerra fredda
Sarebbe
un antincidente
Come
una rima
Disinnescando
il disegno di quella profezia
Che
mi raccontò Vicente
Secondo
l’astronomia
In
novembre dell’anno che inizia
Sette
astri si allineeranno sullo scorpione
Come
nel giorno della bomba di Hiroshima
Ed
egli mi guardò
Dall’alto e disse rivolto a me:
Delfim,
Margareth Thatcher, Menahem Begin
La
politica è la fine
E
che la critica non tocchi la poesia
II
giornale Time dice che i Rolling Stones
Già
non appartengono più al mondo del Time
E io
dico (Lui ha detto):
Che
quello che non appartiene più è il Time
Nel
mondo degli Stones, forever rockin’ and
rollin’
Perché
indurre il disprezzo per i vivi
E
fomentare desideri reattivi
Apache,
punks, esistenzialisti, hippies, beatniks
Di
tutti i tempi innovati
E io
dissi si, ma si, ma no, non è questo
Soltanto
alcuni santi, al limite, nelle loro dimore
E
solitari
Ma
egli mi parlò: tu sei triste
Perché
la tua dama ti abbandona
E tu
non resisti, quando lei compare
Arriva
e instaura il suo cosmetico caotico
Tu
cominci a guardare con occhio gotico
Di
cristiano legittimo
Ma
io sono negro, fratello mio
Io
so che questo non annulla, ma per fino attiva
Il
vecchio ritmo mulatto
E il
leone ruggisce
Il
fatto è che c’è un istmo
Tra
il mio dio
E le
tue divinità
Io
sono del clan di Djavan
E tu
sei un fan di Donato
E
non ci interessa il trip cristiano
Di
Dilan Zimmerman
Ed
egli ancora direbbe altro
Ma
la canzone deve finire
Ed
io risposi:
Il
dio che tu senti è il dio dei santi
La
superficie iridescente di una bolla vuota
I
miei dei sono teste di bebè senza cuffia
Era
un momento senza paura e senza desiderio
Egli
mi ha dato un bacio sulla bocca
E io
ho cor risposto quel bacio
Etichette:
Caetano Veloso,
Ele me deu um beijo na boca
domenica 15 settembre 2013
Morto l'uomo più vecchio del mondo.
Dice il servizio alla radio. 112 anni. Ed aggiunge: " Qual'è il segreto per vivere a lungo?".
"Non morire" penso subito. Intanto il giornalista intervista il presidente di "Italia Longeva", l'associazione che ancora mi mancava. Sopravviverà anche il blog? Mangando verdura e vivendo sereni, forse sì.
E, come mi piace, provo la solita combinazione speciale con la musica brasilana. Un classico delle dediche al papà, ovviamente di Roberto Carlos, che il giovane Michel Telo, nuovo astro del tormentone made in brasil, dedica al baffuto, e non ancora tanto vecchio, papà presente in sala.
E intanto, grazie all'ottima tinta e alle ottime creme, il settantaduenne Roberto non conosce il problema dei cabelos brancos né delle rugas marcadas pelo tempo. Testo inevitabilmente "retorico", ma perfetto, che commuoverebbe ogni buon papà.
"Non morire" penso subito. Intanto il giornalista intervista il presidente di "Italia Longeva", l'associazione che ancora mi mancava. Sopravviverà anche il blog? Mangando verdura e vivendo sereni, forse sì.
E, come mi piace, provo la solita combinazione speciale con la musica brasilana. Un classico delle dediche al papà, ovviamente di Roberto Carlos, che il giovane Michel Telo, nuovo astro del tormentone made in brasil, dedica al baffuto, e non ancora tanto vecchio, papà presente in sala.
E intanto, grazie all'ottima tinta e alle ottime creme, il settantaduenne Roberto non conosce il problema dei cabelos brancos né delle rugas marcadas pelo tempo. Testo inevitabilmente "retorico", ma perfetto, che commuoverebbe ogni buon papà.
Etichette:
Meu Querido Meu Velho Meu Amigo,
Michel Telo,
Roberto Carlos
sabato 6 luglio 2013
Enzo & Chico
Mentre riascolto un “vecchio” Cd che Carlos Fernando e
Toninho Horta hanno dedicato alla canzoni di Chico Buarque (Qualquer canção) e
riascolto l’ottima interpretazione di Pedro Pedreiro mi viene in mente che di
canzone esiste una versione italiana di Enzo Jannacci. Pedro che aspettava
l’aumento adesso, forse, aspetta perfino il lavoro. E spera nel biglietto della
lotteria. Cambiato qualche cosa?
Tra tanti tributi a Jannacci, il piccolo ricordo di
coscienzasporca.
Etichette:
Chico Buarque,
Enzo Jannacci,
Pedro Pedreiro
Iscriviti a:
Post (Atom)














